LUCIDA FOLLIA, BLUFF A CARTE SCOPERTE
Ok. Tutto bellissimo. Ma sul parquet, che succede? Il roster dei Nets del 2020-2021, nel bene o nel male, è inserito di diritto tra gli esperimenti più audaci della storia della pallacanestro a stelle e strisce. Chiaramente incompleto ma potenzialmente devastante, poco profondo ma ricchissimo di talento, portato a sottolineare esponenzialmente i pregi e i difetti ai livelli più estremi. Divisivo e altamente disfunzionale ma capace di attrarre opinioni di blog, televisioni e podcast del mondo intero. Se siete arrivati sino a questo punto, non troverete però l’ennesima discussione su come Nash non sia ancora riuscito a proporre una difesa degna di questo nome, o come servano più palloni contemporaneamente per soddisfare l’ego smisurato dei tre tenori del backcourt. I Nets sono al momento nell’élite della Lega per parametri offensivi, nella media per quanto riguarda i rimbalzi e le palle perse, mentre fanno registrare dati fra i peggiori nella propria metà campo. Lasciamo le analisi allo staff dell’esordiente Steve Nash. La freddezza e l’imperturbabilità dei numeri non appartengono a Brooklyn. Mai le sono appartenuti nella storia.
Brooklyn incanta e si fa ammaliare, graffia e si lascia lacerare, ribalta e si concede agli scossoni. Brooklyn contempla i cambi di mano tumultuosi e i fantasiosi appoggi al vetro di Kyrie mentre si perde un uomo a rimbalzo perché Jeff Green si dimentica di un fondamentale chiamato tagliafuori. Brooklyn ammira l’ellenistica eleganza offensiva del tiro di KD7 mentre DeAndre Jordan, data la mobilità non di primo pelo, non può far altro che concedere al playmaker avversario metri liberi per attaccare l’area. Brooklyn prende appunti dal Professore di Pick-and-roll e Step Back, Mr. James Harden, mentre subisce i rimproveri della prof di recupero in tema di Comunicazione Difensiva. E probabilmente, a meno di ulteriori stravolgimenti, andrà avanti per tutto l’anno. Fino a giungere ad un trionfo bellissimo. O ad una disfatta apocalittica.
Chi siamo noi per giudicare l’operato di giocatori, allenatori e dirigenza dopo appena 20 partite di una delle stagioni più imprevedibili di sempre? Come potranno aiutarci i numeri e le analytics per avvicinarci all’essenza del Gioco, espressa in tutta la sua bellezza contraddittoria ogni volta che Brooklyn calcherà il parquet? E no, non sarà l’esito di una singola partita a stravolgere qualsiasi possibile opinione. Il casus belli per parlare di Brooklyn e dei suoi Nets era lo scontro odierno con Leonard, George e i Clippers. Non sapete ancora il risultato? Perfetto. Lo sapete già? Non importa. Niente lavagne tattiche, considerazioni tecniche o pagelle. L’unico consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di recuperarvela. A prescindere dall’essere tifosi o meno, dall’essere appassionati o bandwagoner, dall’amare Durant o dall’odiare Harden. Recuperatevela con occhi e mente ben aperta. Pronti a strozzare l’urlo in gola per non svegliare i vicini dopo un canestro illuminante. Chiamati a non azzardare ipotesi sul senso della vita dopo un aiuto dal lato debole che vostra figlia o vostro fratello al minibasket saprebbero eseguire con un minimo di diligenza. Nella buona o nella cattiva sorte, siamo certi che Brooklyn e la Nets Culture sapranno accogliere il risultato nella maniera più sincera possibile. Alla Basquiat. Alla Notorious B.I.G. Alla Whitman. Come solo la storia può insegnare.





