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NBA: il clamoroso crollo dei Clippers

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Clippers

Una settimana dopo la clamorosa debacle al cospetto dei Nuggets, non si sono appassite le critiche verso i Clippers, mai come ora cugini poveri dello Showtime a tinte giallo viola. E si che quest’anno le premesse non erano solamente ottime, ma chiunque – noi in primis – si era sbilanciato nell’osservare all’interno dell’intero panorama NBA il team di Doc Rivers unico in profondità, qualità e soprattutto mentalità vincente, grazie all’innesto del silenzioso uomo della provvidenza e natio proprio della La La Land, capace di ereditarla dai dogma texani e tramandarla poi nel lontano e gelido Ontario! Vedere Leonard in stato confusionale durante l’ammutinamento di gara 7, chiusa in un patetico e sconvolgente garbage time, ha dato invece a vedere come in questo gruppo nessuno, nemmeno lui e almeno in questi playoff, avrebbe potuto far nulla per portare a casa l’anello e la tanto agognata finale di conference! Tale tonfo eleva al top la rosa di supporto a Toronto, meritevole di aver vinto un titolo frutto di garra e ardore, avendo affiancato l’ex sperone sia a livello tecnico che psichico durante il closeness stagionale, evitandogli inoltre compiti da univoco playmaker nell’ultimo quarto, salvaguardandone così le grandiose skills da shot-maker: il contrario di quello fatto da Zubac e soci.

Kawhi Leonard - NBA News & Updates | FOX Sports

Il fallimento coinvolge tutto il club

I perché di tutto ciò non ci sono oppure non riusciamo a trovarli, visto che i Clippers hanno qualità per giocare big o small ball, veloci o lenti e presenziare il campo con shooting o rebounding lineup; dunque il problema è esclusivamente mentale e i colpevoli sono facili da riscontrare: ci riferiamo al roster completo, coach e persino dirigenza, che col senno di poi ha puntato male le sue (non poche) fiches sul tavolo!

I cocenti anni passati a crescere nell’ombra dei Lakers e di quasi tutto l’ovest, fallendo il primo tentativo di svettare con la Lob City dei vari Paul, Griffin, Jordan, Redick e Crawford, apparivano dimenticati quando nell’ultima offseason si è andati all-in sfruttando i sacrifici dei tempi andati e le dolorose cessioni per accumulare pick, acquistando dapprima Leonard e George, e rimpinguando il roster poi in deadline di altri pregevoli offensive performer coi quali sbaragliare definitivamente la concorrenza. Partendo purtroppo dall’ex Thunder, dobbiamo al contrario riscontrare l’ennesima prova del nove caratteriale fallita, allorquando il suo apporto non solo non si è rivelato d’aiuto per i compagni, ma i tentativi eccessivi di mettersi in palla hanno comportato un boomerang per l’intero game plan offensivo, fra l’altro povero, asfittico e prevalentemente caotico nel cedere alle individualità dei singoli ogni azione unitaria!

Doc Rivers continues to push back on voter suppression - Los Angeles Times

Dire che per lui è stata una situazione nuova e imprevista quella di dover portare a casa un risultato a tutti i costi non solo è una gaffe che non giustifica George, ma anzi ratifica le difficoltà ad emergere a livello di personalità rinfacciategli da critici e analisti. Il mega baratto per arrivarne ad acquisire i servigi, Gilgeous-Alexander, Gallinari, cinque scelte al primo giro fra il 2021 e il 2026 (due di Miami) e le pick swap 2023/2025, appare adesso un fallimento epico di Steve Ballmer per mano di Lawrence Frank! PG13 non solo non è riuscito a incamerare la presunta forza interiore dagli altri – pensiamo a Beverly, Shamet e Harrell – ma è stata invece la sua fragilità ad invadere il resto del gruppo, sgradevole nel continuo e inutile trash talking e apparso immotivatamente spaesato durante le costanti rimonte di Denver. Rivers pure non ha mai dato l’idea di avere tatticamente la situazione in pugno, adagiandosi nell’abilità dei suoi uomini ad accoppiarsi nel lato difensivo, senza tuttavia trovare rimedi quando l’attacco sembrava ristagnare, in particolare nelle strisce praticate dai Nuggets in tre delle quattro partite vinte, dove il vantaggio in doppia cifra per L.A. era prassi, derivante da partenze a razzo senza l’ansia da prestazione e il fiato sul collo avversario. Poi queste si sono ridotte sensibilmente quando le marcature altrui si stringevano, per un playbook misero in coesione e giochi corali, fino a tramutarsi in sconfitta e uscita psicofisica dal parquet!

Se Morris e Jackson si sono confermati buoni ricambi da regular season ma improponibili nel win or go home, col primo dignitoso a parte qualche atto di bullismo, a far discutere sono la gestione dei match durante le feroci remuntade nemiche e l’impiego del secondo – logicamente scarno nelle fasi cruciali della serie – per un solo e inutile minuto negli arruffoni step finali di gara 6, con Beverley in panchina al solito colmo di falli e Shamet dimenticato dalle rotazioni. C’è anche stato l’inedito quintetto basso per avere più skillset, senza però più catturare palloni sotto canestro, divenuto minuscolo nel clutchness per chi, smarcato dai raddoppi su Leonard, ha manifestato insicurezza e terrore quando la palla scottava. Ciò certifica, oltre un’inaspettata forma mentis impressionabile dei secondary scorer (George e Williams su tutti), vasti caos tattici che Malone, Spoelstra o  Stevens non avrebbero mai generato!

E adesso?

La domanda da porsi in questo momento è: “e adesso?”!! Troppo dura da accettare infatti una simile disdetta per ripartire come nulla fosse accaduto, e nonostante le parole concilianti di Williams qualche crepa all’interno delle menti dirigenziali e dei leader in campo certamente c’è! La stessa situazione salariale, chiara prima della bubble e pronta ad essere confermata per creare un’egemonia nel presente, oggi subisce un brusco stop e pone dubbi sulla reale efficienza al parametro più alto dei profili presenti e con i quali portarla avanti!

Stephen A. demands that Max apologizes for saying Kawhi is the best player in the world | First Take - glbnews.com

Per nulla scontata appare ora l’estensione a George, che assieme a Leonard potrebbe divenire free agent con player option già nel 2021, stessa data per Lou, uno dei migliori sesti uomini anche in questa tornata assieme ad Harrell, costui forse l’unico al quale non dover affossare la benchè minima responsabilità. La rifirma, oltre che di Montrezl, chiamerebbe magari in causa anche Morris e Green in caso di opt out, ponendo perplessità nella psiche di Steve Ballmer – restio e allergico alla parola luxury tax– sull’imbastire o meno una nuova operazione di mercato, sacrificando la stella giunta da Oklahoma City per cambiare il corso degli eventi, ma rivelatasi invece un epico bust da postseason, fra l’altro al max di 33 milioni annuali.

La seguente disamina dimostra quanto le cose non siano rosee in questo lato di Los Angeles, soprattutto alla luce dell’estate 2019, nella quale le parole rebuilding, trade, contratti e scelte da accumulare si pensava fossero superate e si puntasse a vincere con un gruppo solido per almeno 4 anni!

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Lucio Di Loreto
Pazzo di NBA sin dalle sfide epiche Lakers/Celtics anni 80! DJ, Byron Scott, Isiah, Kevin Johnson, Vinnie Microonda, John Stockton, Sir Charles, Grant Hill e il Run TMC i miei idoli. Dopo turbolente esperienze scolastiche ho maturato la passione per la scrittura, forse per rivalsa verso le "odiate" professoresse del passato..collaboro infatti da 20 anni su fanzine, blog, pagine FB e siti internet per quel che concerne jazzfusionprog, cinema e sport USA!

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