Ogni estate in NBA si ripete lo stesso e identico copione: franchigie che partono con le migliori intenzioni finiscono per compiere operazioni destinate a pesare come macigni nei mesi e negli anni successivi. Con le nuove regole sulla lotteria del draft che disincentivano il tanking e spingono tutti a cercare competitività immediata, il rischio di scelte avventate è più alto che mai.
Ecco le cinque mosse NBA di questa offseason che, secondo l’analisi di Bleacher Report, potrebbero rivelarsi dei clamorosi autogol.
1. Washington paga Trae Young come una superstar (ma nessuno lo voleva a quel prezzo)
A gennaio i Wizards avevano portato a casa Trae Young senza dover cedere scelte al draft né giovani di valore: erano bastati il contratto in scadenza di CJ McCollum e quello quadriennale da 54 milioni di Corey Kispert. Un’operazione che, di fatto, aveva già ampiamente ridimensionato il reale valore di mercato del playmaker. Eppure, pochi mesi dopo, Washington gli ha garantito un massimo salariale quadriennale da 212 milioni di dollari.
La giustificazione della franchigia? La convinzione che altre squadre fossero pronte a offrirgli un contratto analogo. Una tesi totalmente smontata da Zach Lowe di ESPN:
«Da quello che so, non era Brooklyn… Chicago ha Giddey. I Lakers hanno un’infinità di guardie. I Pistons hanno Cade Cunningham e ora non ci sono più squadre con spazio salariale. Non so di cosa avessero paura o contro chi stessero facendo un’offerta.»
Young resta uno dei peggiori difensori della lega, non offre alcun contributo lontano dalla palla e si porta dietro una reputazione complicata all’interno dello spogliatoio. Come ha scritto John Hollinger di The Athletic, «persino i compagni che ricevevano i suoi passaggi non apprezzavano giocare con lui». Può forse alzare il livello medio di una squadra, ma non è il tipo di giocatore per cui si spende il massimo salariale, soprattutto quando il mercato non ti obbliga a farlo.
2. Phoenix sacrifica tiratori e scelte per Miles Bridges
I Suns la scorsa stagione avevano costruito un attacco dignitoso nonostante l’assenza di un vero regista di ruolo, sfruttando al massimo la spaziatura garantita sul perimetro da ottimi tiratori come Royce O’Neale e Grayson Allen. Cederli entrambi a Charlotte per arrivare a Miles Bridges appare una mossa del tutto controintuitiva: Bridges tira con un modesto 33,8% da tre punti in carriera e rischia di togliere ossigeno a un attacco che vive di spazio.
A rendere l’operazione ancora più discutibile c’è l’inclusione della scelta al primo giro 2033 non protetta, ovvero la risorsa di draft più preziosa a disposizione di Phoenix, per un’ala che probabilmente costerà ancora di più al momento del rinnovo senza migliorare sensibilmente il roster. Le percentuali al tiro di Bridges — 46% da due e 33,3% da tre nella scorsa stagione, pur giocando accanto a un facilitatore come LaMelo Ball — non giustificano in alcun modo l’investimento. Giocatore estremamente dipendente dal suo atletismo, a quasi 28 anni mostra già chiari segnali di declino: la quota dei suoi tentativi vicino al ferro è calata per cinque stagioni consecutive.
3. Cleveland: il super rinnovo di Donovan Mitchell e l’ombra di Jaylen Brown
Il rinnovo quadriennale da 273 milioni di dollari firmato da Donovan Mitchell con Cleveland merita attenzione per un motivo diverso. Mitchell è un giocatore eccellente — stabilmente top-7 nella corsa all’MVP e autore di tre selezioni All-NBA nelle ultime quattro stagioni — ma appartiene a quella fascia di talento posizionata appena sotto le superstar assolute.
Si tratta esattamente della stessa categoria di Jaylen Brown, che Boston ha appena ceduto a Philadelphia accettando un ritorno modesto proprio perché quel tipo di contratto (al supermassimo) era diventato finanziariamente insostenibile per i campioni in carica. Il rischio concreto per i Cavs è ora quello di ritrovarsi nella medesima situazione: un giocatore pagato al massimo assoluto che si avvicina ai 30 anni senza aver dimostrato di poter essere il miglior elemento in assoluto di una squadra da titolo. Le prime stagioni del nuovo accordo potrebbero anche funzionare, ma la flessibilità salariale per compensare un eventuale calo futuro della squadra sarà praticamente azzerata.
4. Il contratto sospetto di Gary Trent Jr. a Milwaukee
I Bucks hanno firmato Gary Trent Jr. per quattro anni e 64 milioni di dollari, un investimento pesante che stride fortemente con i numeri registrati dal giocatore nella scorsa stagione: appena 8,1 punti di media e il 38,7% dal campo.
Trent aveva disputato le ultime due annate al minimo salariale e, secondo diversi dirigenti rivali citati da The Athletic, questo accordo era atteso da mesi. Il sospetto è che Milwaukee lo abbia segretamente ricompensato per aver accettato un contratto al ribasso la scorsa estate. Un meccanismo che ricorda da vicino il famoso caso Joe Smith dei Minnesota Timberwolves, che costò alla franchigia ben tre scelte al primo giro per elusione del salary cap. Sam Vecenie di The Athletic non ha usato mezzi termini:
«La NBA dovrebbe senz’altro esaminare questo contratto in relazione all’elusione del salary cap.»
Se l’ufficio della lega dovesse effettivamente aprire un’indagine formale, le conseguenze per il futuro di Milwaukee potrebbero essere devastanti.
5. Miami svuota il roster per Giannis, ma basterà?
Gli Heat hanno messo sul piatto tutto ciò che avevano in cassaforte per portare Giannis Antetokounmpo a South Beach. Il massiccio pacchetto inviato a Milwaukee comprende Tyler Herro, Kel’el Ware, Jaime Jaquez Jr., Kasparas Jakucionis, tre prime scelte al draft, uno scambio di prime scelte e una seconda scelta. In cambio, in Florida sono arrivati l’MVP greco e Bobby Portis.
Il risultato immediato è una squadra totalmente svuotata dei propri giovani talenti, priva di scelte future e con un margine di manovra salariale inesistente. Il roster attuale presenta lacune evidenti nella rotazione profonda, e gli unici strumenti rimasti per attrarre nuovi giocatori sono il clima della Florida e la storica reputazione dell’organizzazione — risorse che, da sole, non bastano a costruire un reale contender.
Giannis, due volte MVP NBA, resta un giocatore straordinario ma sta invecchiando e ha mostrato preoccupanti problemi di tenuta fisica nelle ultime post-season. Inoltre, la sua integrazione tecnica con ciò che resta del roster di Miami non è affatto scontata. In una Eastern Conference affollata di rivali agguerrite (Knicks, Celtics, 76ers, Pacers, Raptors, Pistons, Cavs), gli Heat rischiano di aver pagato un prezzo da titolo per ritrovarsi semplicemente nel folto gruppo di squadre in lotta per un posto nei playoff NBA. La tentazione di mettere le mani su un talento generazionale è comprensibile, ma il risultato più probabile è una squadra che non giustifica l’enorme sacrificio fatto per arrivarci.





