HomeNBANBA: la stagione del riscatto di Thompson e Westbrook, ma Leonard?

NBA: la stagione del riscatto di Thompson e Westbrook, ma Leonard?

L’attesa finalmente è finita. Da oggi le notti tornano ad accorciarsi e le mattine ad allungarsi, così come le pause caffè con quel collega appassionato e le pause in bagno a guardare gli highlights delle partite della notte. Sarà forse l’eccitazione delle prime ore, della nuova stagione ancora alle porte, ma l’NBA è ufficialmente tornata e non potremmo essere più carichi. Tanto più dopo l’approdo sui social del primo account ufficiale NBA targato Italia avvenuto ieri.

 

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Le prime settimane, quando c’è speranza

Le prime settimane della stagione regolare sono quel periodo in cui le speranze sono ancora intatte e in cui iniziano a formarsi le prime speculazioni su quello che succederà, su quali squadre potranno puntare ad andare fino in fondo e quali invece saranno costrette a “tankare” senza nemmeno nascondersi troppo.
Sono quel periodo in cui le voci su Ben Simmons corrono veloce e in cui sembra che potrebbero anche essere veritiere (glielo e ce lo auguriamo), in cui i tifosi di Philadelphia pregano qualsiasi santo esistente in cielo affinché Joel Embiid rimanga intero e i tifosi di Golden State affinché Green abbia imparato a gestire le proprie emozioni in campo. Sono quel momento in cui gli hater di LeBron cercano di convincere tutti, in primis sé stessi, del fatto che ormai è troppo vecchio per giocare ad alto livello nella lega migliore al mondo. E di solito sono anche quel momento in cui poi LeBron dimostra che si sbagliano.
Onestamente parlando, le prime settimane (o forse meno) della stagione sono anche quel breve periodo in cui è ancora interessante guardare la regular season, per vedere se e come i nuovi acquisti dell’estate riescono ad adattarsi ai nuovi compagni. Gli occhi saranno puntati su Paul George forse più di tutti, per vedere se -compatibilmente con la preannunciata salute di Embiid- l’ex Clippers potrebbe finalmente trovare la strada per il suo primo anello. A tal proposito, Embiid non ha proprio fatto ben sperare con alcune dichiarazioni sul suo futuro nel pre stagione:

 

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Parole a cui ha risposto nientepopodimeno che Kevin Garnett, che con i suoi soliti modi “pacati” ha essenzialmente ricordato al centrone camerunese -con cittadinanza francese e naturalizzato statunitense, motivo per cui questa estate ha comunque vinto un oro olimpico- che il suo lavoro è di giocare 82 partite, pure se i tifosi Sixers si augurano che siano anche di più, tanto più vista l’aggiunta di PG e il definitivo salto di qualità dei Maxey dello scorso anno.

L’importante è la salute, no?

Aggiunta che è andata per forza di cose a creare spazio nel roster dei Los Angeles Clippers, ormai ex squadra di George che ha così abbandonato quel progetto iniziato con Kawhi Leonard che in questi anni non ha portato nemmeno vicino all’obiettivo di vincere un titolo, complice la scarsa salute (tema più che centrale come potete vedere, poiché da questo dipenderanno tutti vostri pronostici della stagione) del campione NBA in maglia Toronto, che continua a non avere prospettive per il proprio ritorno in campo, non dando tanta ai tifosi per la stagione a venire, per i quali la novità più grande della stagione pare rimarrà il nuovo assurdo palazzetto che Steve Ballmer, il proprietario della squadra, ha fatto costruire.

 

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Leonard, è anche intervenuto sulla questione del trasferimento dell’ex compagno al media day, dicendo che in realtà non è stato stupito della sua partenza, mentre il coach dei Clippers Tyronn Lue si è detto “deluso dal fatto che non si sia trovato un accordo”.

In NBA è il momento dei riscatti

Spetta quindi a Leonard e compagni provare che George ha sbagliato ad andarsene per cercare di arrivare al titolo, proprio come Russel Westbrook, anche lui approdato fuori Los Angeles, precisamente alla corte di Jokic e compagni, dove Westbrook cercherà il proprio personale riscatto dopo alcuni anni complicati. Così come i Nuggets che l’anno scorso sono usciti da campioni in carica ancor prima delle finali di conference, per mano di Edwards e dei suoi Timberwolves, caduti a loro volta sotto i colpi di Doncic e Irving.

Spostandoci verso Dallas, il tema rimane sempre quello del riscatto, però cambia l’interprete: qui toccherà a Klay Thompson dimostrare di non essere un giocatore finito. Vederlo vestire una canotte diversa da quella degli Warriors sarà tanto strano quanto sarà interessante vedere se e come proprio lui che è stato parte di uno dei migliori backcourt della storia (assieme chiaramente all’altro splash brother), riuscirà ad inserirsi in quello che per tanti è tuttora il migliore backcourt della storia, ovvero quello formato appunto da Irving e Doncic.

Gli interpreti di questo spettacolo però non finiscono qui. Un nome su tutti? Giannis Antetokounmpo. Il greco, campione NBA ormai più di 3 anni fa, non si è più visto alle fasi inoltrate dei playoff da ormai troppo tempo, e lo sa bene anche lui:

 

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La lista potrebbe andare avanti ancora per molto, ma non vogliamo crearci troppe aspettative, anche percentuali lo spettacolo è appena cominciato e noi siamo più che pronti a godercelo dal primo all’ultimo minuto.

Si alzi la palla a due… bentornata NBA!

 

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Tommaso Busato
Tommaso Busato
Laureato in Comunicazione all'Università di Padova. Grande appassionato di sport e dei valori che trasmette, specialmente di NBA, rugby e tutto ciò che ambisce alla grandezza. Afflitto da inguaribile curiosità, in particolare per le statistiche e i dettagli.

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