L’INFORTUNIO CONTRO GLI HAWKS
Non si citino la “Pachulia rule” o la simpatica scarpetta di Bruce Bowen, solo per alcuni esempi. Harrell ha esagerato nel definire volontaria la giocata di Solomon Hill che nel tentativo di rubare la palla naufraga a terra portando con sè la gamba di LeBron, che si torce in maniera anomala. Non servivano le giustificazioni che il giocatore degli Hawks ha dovuto dare su Twitter. Non importa nemmeno che a far da paciere sia intervenuto Shroeder, ex compagno di Hill. Vedere LeBron uscire dal campo e non rientrare è stata una mazzata, ma quell’infortunio non deve far pensare a qualcosa di poco, in quanto una distorsione normale non impiega settimane, anzi non diciamo che si tende a giocarci sopra ma quasi. Senza voler essere esperti di medicina, il non interessamento dei legamenti e del ginocchio è cosa davvero buona e significativa, il fatto che si citino tibia e perone un po’ meno. Potrebbe essere lo stop più lungo della carriera, la verità è che con LeBron si è così poco avvezzi a parlare di infortuni che – col solo precedente di due anni fa – si fa fatica a quantificare qualsiasi cosa, visto che non è umano nei recuperi.
La verità di questo assunto è proprio nelle differenze fisiche e muscolari che hanno segnato la sua carriera. Da un atleta longilineo e scattante degli inizi, ha iniziato ad irrobustirsi poco prima del suo passaggio a Miami, trasformandosi in un giocatore più ficcante, visto che nell’ultimo primo periodo ai Cavaliers, era dovuto diventare il play di una squadra “troppo poco dotata” per vincere. La sua trasformazione più grande è quella che avviene a Miami, dove la struttura muscolare, che ha l’imprinting dei primi anni di NBA (e anche delle sconfitte di quegli anni) passa da verticale ad orizzontale. LeBron non solo conquista l’atletismo che madre natura gli ha donato, ma acquisisce forza e struttura che gli permettono di essere la voce grossa in vernice e spalle a canestro. Il lavoro ai Lakers col fido Mike Mancias è il completamento e il “ringiovanimento” di un corpo che per un’atleta di quell’età deve rimanere efficiente e ben oliato per quei ritmi.
Esiste qualcuno che ha fatto come lui? Forse no… La fortuna c’entra? Assolutamente, anche se il suo lavoro di sacrificio l’ha aiutata a dovere. Tornerà a breve? La risposta è no e i Lakers, già privi di Anthony Davis, dovranno fare di necessità virtù. Comunque va fatto un pronto augurio di guarigione e..lunga vita al re!





