Chiedigli un po’ Nicolò… Se conosce la storia… Del padre suo e della zia…
E la storia incominciò…
C’era una volta…
Un ragazzone inglese lungo come la fame, alto due metri e undici centimetri, magro e dinoccolato, che quando lo incontravano metteva paura ai bambini, e un giorno decise di farsi marinaio, si arruolò nella Royal Navy, e ben presto arrivato in Nuova Zelanda, decise di stanziarsi nella terra dei Maori, dei vulcani e dei kiwi, questi ultimi non il frutto, bensì l’uccello che vive soltanto in Nuova Zelanda ed é il simbolo della nazione.
Si chiamava Sid, Sid Adams il padre di Steven Adams, del marinaio aveva conservato lo spirito libero e d’avventura, e dei marinai seguiva il proverbiale detto: una donna per ogni porto. Solo che lui, dispensando amore, ne aveva dato la sua interpretazione, concentrandole tutte in un unico porto. In Nuova Zelanda, Sid mise al mondo 18 figli, da cinque donne diverse. Trasferendo in ognuno di loro, maschi o femmine, il Dna della statura e della potenza fisica. Una delle sorelle maggiori di Steven Adams, infatti, si chiama Valerie Adams Vili, il nome della zia, come tra breve vedremo, e il cognome del marito Bertrand Vili discobolo francese, mantenuto anche dopo la separazione, ed è stata pluricampionessa olimpica di lancio del peso (oro a Pechino 2008 e Londra 2012) e 4 volte campionessa mondale, oltre che una delle pochissime atlete ad aver vinto il titolo mondiale in tutte le categorie (allievi, juniores, assoluti), al pari di Usain Bolt, tanto per dire…
Di quella folta schiera Steven era il più piccolino, aveva soltanto 13 anni, quando un cancro allo stomaco si portò via, nel 2006, suo padre Sid. Alla identica statura del padre, Steven andava aggiungendo un fisico possente, ma d’età era ancora piccolino e, come lui stesso ebbe a ricordare, quella perdita lo fece soffrire enormemente. Si sentiva perso, a scuola non ci voleva più andare, preferiva compagnie non del tutto edificanti. Ma aveva quei fratelloni, anche loro sopra i due metri, due dei quali già affermati giocatori della NBL (National Basketball League), il campionato neozelandese, che, con le buone o con le cattive, lo presero e lo riportarono immediatamente sulla retta via. Una buona strada. Che lo portò prima alla Notre Dame Preparatory School, poi al college di Pittsburgh e da lì agli Oklahoma City Thunder dove si incamminò lungo il sentiero della gloria Nba.

La prossima volta che incontri Steven in sala pesi – chiedemmo a Nik Melli – fagli un nome a bruciapelo: Riccardo Morandotti.
Vediamo come reagisce?
Il volto di Steven si illuminò – ci riferì Nik – Ma ben poco aveva saputo dire…
In Italia non c’era mai venuto e quel suo cugino di persona non l’aveva mai conosciuto. A differenza di sua sorella Valerie che durante una partecipazione al Palio della Quercia, il più antico e prestigioso Meeting di atletica su pista che si tiene a Rovereto, ebbe a chiedere ai giornalisti presenti notizie sui “suoi parenti di Milano”.
Infatti.
Quando Sid Adams, papà di Steven, si imbarcò per non più fare ritorno, in Inghilterra aveva lasciato una sorella: Valerie Adams. Anche lei alta, slanciata, due gambe che non finivano mai, bellissima ragazza, ben presto selezionata nel corpo di ballo delle Bluebell, sicuramente la formazione danzante più famosa al mondo durante tutti gli anni cinquanta e sessanta. Citiamo…
Gli spettacoli delle Bluebell si differenziavano molto da quelli dei gruppi che le avevano precedute: il corpo di ballo era una vera e propria “fabbrica” di ballerine eccezionalmente alte e di grande avvenenza, rese imponenti sul palcoscenico da costumi sgargianti e ridotti. A rendere speciali i loro numeri era soprattutto l’armonia che univa i movimenti coreografici, i colori, le musiche e le luci adoperate per sottolinearne i diversi passaggi come in un caleidiscopio scandito da un vertiginoso ritmo musicale.
Se da un lato le Bluebell mantenevano la tradizione di corpo di ballo britannico, una vera e propria istituzione nazionale inglese, nel frattempo, però, si erano trasferite a Parigi, sugli Champs-Elysèes, facendo del Lido la loro casa stabile, dove erano l’attrazione principale, in un tempio dello spettacolo, dove insieme a loro, o prima di loro, si esibivano, o si erano esibiti, i maggiori artisti mondiali, come Edith Piaf, Maurice Chevalier, Josèphine Baker, le gemelle Kessler, Dalidà, Shirley MacLaine, un giovane Elton John e moltissimi altri…
Da Parigi, naturalmente, le Bluebell si spostavano frequentemente in tournèe, portando in giro per il mondo il loro spettacolo. Durante una tappa a Milano, Valerie conobbe e rimase affascinata da un giovane e intraprendente fotografo di moda, che di nome faceva Ugo Morandotti, assiduo frequentatore del mondo dello spettacolo. Valerie si innamorò, non ballo più, e come suo fratello Sid si era fermato in Nuova Zelanda, lei si fermò per sempre nella metropoli padana.
Valerie Adams in Morandotti, ebbe tre figli, due maschi e una femmina, il più piccolino (anche lui) lo battezzarono Riccardo. E per tutti sarebbe diventato semplicemente Ricky, o se volete “Ricky Sax”… Crescendo, Riccardo Morandotti, sviluppò appieno le tracce ereditarie del Dna anglo-neozelandese dello zio, per quanto riguarda la statura, fondendolo con l’inclinazione artistica della madre, per quanto attiene le interpretazioni.
201 centimetri e 110 chili, guardia/ala piccola di incredibile atletismo, elevazione spaventosa e strapotenza fisica, e l’animo sempre ribelle. Uno che per schiacciare staccava regolarmente, e facilmente, dalla lunetta, e i rimbalzi li prendeva in testa ai lunghi… Che bella persona, per chi lo avesse conosciuto veramente.
Sentite questa.




