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Home NBA

NBA: MVP o All-NBA? Cosa deve fare un giocatore per arrivarci

Tommaso Busato by Tommaso Busato
1 Mar 2024
in NBA
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Negli ultimi anni in NBA stiamo assistendo a prove sempre più incredibili dal punto di vista realizzativo, basti pensare al fatto che 4 dei 10 giocatori che hanno segnato almeno 70 punti in una partita, ci sono riusciti nelle ultime due stagioni.
L’NBA sta quindi valutando delle strade per cercare di limitare gli attacchi, che quest’anno vedono le medie realizzative dei giocatori al massimo dalla stagione 1969/70. Teoricamente a guidare la classifica grazie ai suoi 35.3 punti di media sarebbe Joel Embiid, che è invece scomparso dalla classifica ufficiale dell’NBA, dove il leader risulta essere Luka Doncic, autore di 34.4 punti a partita. Come mai si chiederà – giustamente – qualcuno. É un discorso lungo, ma ora ci arriviamo.

classifica marcatori nba

Il nuovo contratto collettivo

Con il nuovo CBA (Collective Bargain Agreement, ovvero il contratto fra NBA e NBPA) l’NBA ha introdotto una nuova “Player Participation Policy“, ovvero una nuova politica di partecipazione dei giocatori che, fra le altre cose, pone un limite minimo di 65 gare disputate per essere eleggibili per uno dei premi individuali e per gli All-NBA Team. Questo per evitare che i giocatori venissero messi a riposo per risparmiare energie, mettendo in atto il cosiddetto “load management”.
Questo provvedimento non ha riscontrato molto successo fra i giocatori. Secondo alcuni, la soglia minima è troppo alta e la regola troppo rigida: Jaylen Brown, vicepresidente della NBPA, ha consigliato un abbassamento del limite a 58 gare, mentre Stephen Curry ha affermato che secondo lui la regola non dovrebbe essere così ferrea, ma anzi dovrebbe tenere conto di eventuali eccezioni, come infortuni o altri casi particolari.
Nonostante questo, la scorsa estate l’NBPA ha comunque accettato l’accordo, affermando che questo sia stato una sorta di compromesso per guadagnare di più in altri aspetti e anche in ottica futura, grazie al contratto coi media che l’NBA siglerà l’anno prossimo.

From @TheAthletic: Not even a full year into its application, the NBA’s 65-game rule has been met with criticism from players.

Some want the rule changed. But the league’s next media deal won’t let that happen.https://t.co/KAk15gpXlm

— The New York Times (@nytimes) February 28, 2024

Il contratto coi media

In questa questione lo snodo fondamentale è il contratto coi media in scadenza l’anno prossimo, in ottica del quale la lega sta cercando di massimizzare il valore dell’NBA in quanto prodotto. Per fare ciò, l’NBA vuole assicurarsi che le proprie star siano in campo il più possibile, garantendo lo spettacolo per cui gli emittenti pagano. Joe Dumars, responsabile delle “operazioni di basket” per l’NBA, ha confermato che il venturo contratto coi media sia un fattore fondamentale per la lega, ma ha voluto precisare anche che per l’organizzazione è molto importante che anche i tifosi allo stadio abbiano la possibilità di vedere i loro giocatori preferiti, sottolineando quindi che non è solo una questione di diritti tv, ma anche di “dovere morale” nei confronti di chi spende soldi per comprare i biglietti.
A onor del vero, un contratto coi media più oneroso è nell’interesse anche dei giocatori, dal momento che essi guadagnano circa metà di tutti gli introiti legati al basket grazie al nuovo CBA.

Un cambio di rotta

Come dicevamo prima, però, la maggior parte dei giocatori non sta gradendo questa misura e sta facendo sentire il proprio dissenso. Il volto di questa “polemica” sono Tyrese Haliburton e Joel Embiid, i cui casi ci rimandano al motivo che ci ha portato ad affrontare questa tematica: che colpa hanno i giocatori di eventuali infortuni? Perché devono rimetterci loro, sia a livello economico che salutare, di questo nuovo provvedimento? Esaminiamo rapidamente i due casi per spiegarci meglio.

Tyrese Haliburton è stato costretto a saltare dieci gare a causa di un infortunio al bicipite femorale ed ha affermato di aver velocizzato il rientro in campo proprio per non rischiare di scendere sotto le 65 gare giocate. Nelle prime quattro partite dopo l’infortunio è quindi sceso in campo per 20 minuti (il minimo per conteggiare una partita come disputata) prima di tornare a sedersi in panchina. Il tutto, per essere sicuro di essere eleggibile per i quintetti All-NBA, una selezione che gli permetterebbe di guadagnare 41 milioni di dollari.

C’è poi il caso più eclatante, quello di Joel Embiid, il probabile MVP scomparso dalle classifiche dei marcatori NBA: lo scorso mese, il centro di Philadelphia aveva saltato due gare per un fastidio al ginocchio sinistro. Dopo le due gare di sosta Embiid aveva fatto ritorno in campo in una gara contro i Golden State Warriors, durante la quale ha avuto uno scontro con Jonathan Kuminga. Il giocatore degli Warriors è involontariamente caduto sopra il ginocchio già acciaccato di Embiid, per il quale è stata necessaria un’operazione al menisco. É difficile dire quanto il primo infortunio abbia influito sul secondo, ma è opinione largamente diffusa fra i giocatori che Embiid abbia forzato il rientro in campo. Quello che è certo è che Embiid non è ancora tornato all’opera e che non riuscirà a giocare le 65 gare richieste, venendo automaticamente escluso dalla corsa all’MVP, nella quale era probabilmente il favorito.
Intervistato sul perché di tanta fretta nel tornare in campo, Embiid ha un po’ sedato le polemiche, parlando più di amore del gioco che necessità di vincere i premi.

Joel Embiid on returning this season: “That’s the plan.”

Why push to come back?

“The same reason why I was pushing last couple games. I just love playing basketball. I only have about 20 years to do this. Any chance I get I want to be on the floor.” pic.twitter.com/FQKvYXSuLO

— SPORTSRADIO 94WIP (@SportsRadioWIP) February 29, 2024

Le argomentazioni della lega

Per tutta risposta, durante questa stagione, l’NBA ha pubblicato i risultati di uno studio secondo il quale il load management non abbassa il rischio di infortuni. Anche Adam Silver, commissioner NBA fresco di rinnovo, ha affermato che seppur quest’anno le superstar stiano giocando più del solito, non stiamo assistendo ad un aumento del numero di infortuni, come sostiene anche Joe Dumars.

La questione resta quindi decisamente spinosa, vista la necessità di garantire un prodotto di qualità agli emittenti televisivi (anche nell’interesse dei giocatori) in virtù del contratto della prossima estate e la contemporanea necessità di salvaguardare i propri atleti, per non rischiare di arrivare a quello che sarebbe il quinto sciopero dei giocatori nella storia della NBA.

Tags: Joel Embiidload managementNBANBA 2023/24Tyrese Haliburton
Tommaso Busato

Tommaso Busato

Laureato in Comunicazione all'Università di Padova. Grande appassionato di sport e dei valori che trasmette, specialmente di NBA, rugby e tutto ciò che ambisce alla grandezza. Afflitto da inguaribile curiosità, in particolare per le statistiche e i dettagli.

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