DEL BAROCCO E DEL SUO ESSERE VOLGARE
Una volta terminate le superiori vi sfido a trovare un altro contesto all’aggettivo ampolloso che non si ricolleghi all’arte barocca. Espressione di stile gonfio, ridondante, inutilmente prolisso. Affibbiato a persone che amano parlare di qualunque argomento in modo ricercato, illudendosi di raggiungere eleganza e criterio in realtà lontanissimi. Se si volesse inquadrare in una parola il panorama dei media americani, ampolloso calzerebbe a pennello. Tutti pensano di avere la verità in tasca. Tutti mostrano di avere la verità in tasca. Sono e siamo costretti a farlo. Avere la scienza infusa non è di questo mondo. La nostra quotidianità non ci concede neanche il tempo di fare un respiro profondo prima di mutare completamente i propri connotati. Le conseguenze sono potenzialmente devastanti. Ogni opinione, anche la più tranchant e discutibile, finisce rapidamente nel dimenticatoio, sostituita spesso da dichiarazioni contraddittorie e ossimoriche. Il risultato è la produzione imperterrita di sentenze e giudizi, senza che questi portino ad un aumento reale della conoscenza e della consapevolezza sul tema. Tosto da dire e riconoscere: la nostra è un’epoca dove si riconosce uno status privilegiato all’autorità piuttosto che all’autorevolezza, alla sfacciataggine insolente piuttosto che all’equilibrio moderato. Se Sir Charles e Shaq ci facessero conoscere la loro persona tanto quanto il personaggio, le competenze dei telespettatori riguardo il “dietro le quinte” del palcoscenico NBA aumenterebbero eccome. Quanti aneddoti, quanti consigli, quanti episodi di campo e spogliatoio potrebbero arricchire la mente di tutti. Ma, togliendosi la maschera, i due probabilmente perderebbero il posto, non riuscendo più a riguadagnare la parte nello spettacolo circense chiamato NBA.
Opinion leaders. Barkley e O’Neal, volenti o nolenti, sono da considerarsi opinion leaders. Cosa è portato allora a pensare lo spettatore medio di Inside the NBA? “Tutto qui?”; “Potrei esserci io al loro posto”; “Chissà quanto vengono pagati per sparare queste c****e”; “Solo perché sapevano saltare più in alto di tutti e infilare la palla nel canestro non vuol dire che capiscano di pallacanestro”? Purtroppo, non è così. E sì, il rischio è di passare per altezzosi snobistici. Purtroppo figure televisive di spicco, americane e non, si accontentano di far sopravvivere l’interesse dei temi trattati senza approfondire, senza sviscerare, senza dare la reale impressione di metterci la dedizione e l’impegno che potrebbero dedicarci. A noi non è dato sapere se non compiano questo processo per voglia, tempo o capacità. Se state leggendo queste parole, è probabile che abbiate visto o sentito della diatriba tra Shaq e Donovan Mitchell. O la tenzone tra Barkley e Kevin Durant. Quanti di voi si ricordano invece del gesto di solidarietà di Kenny Smith nei confronti dei Milwaukee Bucks? Per rimanere in ambito italiano: quanti associano il nome Flavio Tranquillo al giornalista che innesca la battaglia a colpi di tweet con Marco Belinelli piuttosto che menzionarlo per le lavagne tattiche o l’impegno nella lotta alla mafia? Se la fame è naturale, l’appetito è soggettivo. La fame è un’esigenza. L’appetito è una scelta.

Horror vacui, si diceva. “La natura aborre il vuoto”, asseriva un tale chiamato Aristotele. Il comprensibile sentimento umano dello spazio vuoto percepito come inesistente. Qualcosa da riempire a tutti i costi e con tutti i mezzi. Talvolta, però, il contenitore riempito dei dettagli più insignificanti si trasforma. Da vuoto a vuoto a perdere. Anche noi di BackdoorPodcast dobbiamo considerarci lontani dalla figura del saggio epicureo. Per nessuno è plausibile estraniarsi dalla realtà e vivere un mondo parallelo, pretendendo allo stesso tempo di mantenere la stessa influenza su discepoli dai quali predichiamo di mantenere le distanze. Ma l’invito che sentiamo di estendere è quello di rivalutare il rapporto tra qualità e quantità. Nella vita in generale, nell’informazione in particolare. I progetti realmente validi di informazione e approfondimento si contano sulle dita di una mano, al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico. L’auspicio è quello che la scossa possa scatenarsi da un’opinione pubblica americana spazientita di finire nel tritacarne informativo, unica in grado di far drizzare le antenne agli interessi e ai movimenti del divertissement orchestrato da Silver e soci. Da lì deve originarsi la spinta al cambiamento, alla riscoperta dei valori autentici e fondativi del giornalismo di informazione e non di opinione. Non ce ne vogliano Sir Charles e i suoi colleghi in studio: two is (not always) better than one.





