A UN PASSO DAL CIELO
Deve avergli detto più o meno così, magari utilizzando altri termini, Monty Williams. Il neo-coach dei Suns, assunto appena prima della pandemia, ha saputo evidentemente toccare le corde giuste dei giovani dell’Arizona. Giunti nella bolla di Orlando con pochissime possibilità di raggiungere la postseason, Phoenix chiude con un immacolato record di 8-0, lottando fino all’ultima partita per l’ingresso al Play In Tournament. Il momento più iconico e memorabile della Bubble? Come partita, probabilmente gara 6 tra Heat e Celtics. Come serie, i cinquantelli scambiati tra Murray e Mitchell al primo turno Nuggets-Jazz. Come singola giocata, però, bisogna tornare a un buzzer beater del finale di stagione regolare. I più attenti di voi ricorderanno sicuramente. Per chi se lo fosse perso, l’invito è quello di recuperarvelo al più presto. Esegue Devin Booker.
L’alba 2020-2021 dei Suns è una delle più limpide della storia della franchigia dell’Arizona. Sotto canestro, i muscoli della prima scelta assoluta DeAndre Ayton hanno cominciato a sgrezzarsi nel finale di stagione, dove comunque il bahamense ha mostrato limiti più caratteriali che tecnici. Come trattatori di palla, la stagione 2019-2020 di Ricky Rubio non passerà certo agli annali, ma corre il rischio di essere una delle annate più sottovalutate di sempre. Non per le cifre messe a referto, ma perché ha inserito Booker in un’altra dimensione. Chiamato sino al momento a portare troppo la palla oltre la metà campo e a organizzare i giochi offensivi, non era possibile per Devin dedicarsi a ciò per cui è naturalmente predisposto. Quando Madre Natura ha distribuito il talento offensivo nella pallacanestro, Devin ha presumibilmente ingannato chi si trovava di fronte a lui con un crossover mortifero, fatto saltare un paio di avversar con una finta per arrivare davanti a tutti in fila, pronto a depositare al ferro con un facile appoggio. Solo sotto l’egida di Williams e la sapiente gestione di Rubio, Phoenix è stata capace di massimizzare il talento di Devin. In penetrazione, dal midrange, oltre l’arco. Il ragazzo può segnare in tutti i modi. In tutti, per davvero.

La tavola è apparecchiata. Il servizio è completo. Manca solo lo chef in grado di non sbagliare i tempi di cottura e di far risaltare i sapori di ogni singolo ingrediente. Perché la materia prima, che venga da Kentucky o da Arizona, è di primissima qualità. Rubio è un ottimo capo brigata, intendiamoci. Ma quando scorgi l’opportunità di assumere uno chef pluristellato come Christopher Emmanuel Paul, non c’è paella o jamon che tenga. A fuoco lento, CP3 cucina i vari Bridges, Cameron Johnson, Crowder e Cam Payne, contorni ideali per esaltare il gusto delle due portate principali. Booker e Ayton costituiscono una coppia in costante crescita, che solo una dirigenza quantomeno stravagante potrebbe mettere in discussione per gli anni a venire. Nel giro di un anno, Phoenix torna ai playoff per la prima volta dal 2010. Superati i resti di Lakers, Nuggets e Clippers, i Suns si fermeranno solo al cospetto di Milwaukee e di un semidio greco, evidentemente piccato per le gesta di Devin di fronte a Madre Natura.
La massacrante marcatura di Giannis ha portato Ayton a prestazioni, fisicamente più che tecnicamente, assai sotto gli standard nelle ultime gare delle Finals 2021. Lo stesso Booker, realizzatore sopraffino sino al momento, in grado di crivellarne 47 contro i Lakers nella decisiva gara 6 e di registrare una tripla doppia nella prima gara delle Western Conference Finals, con gli acciacchi fisici di Paul non ha saputo reggere l’intero peso offensivo della squadra sulle proprie spalle. La sconfitta è dolorosa. La delusione cocente. È da luglio che si sentono ripetere le stesse frasi. Sono stati fortunati. Non hanno avuto mezzo infortunio. In un anno normale, c’erano almeno quattro squadre più forti di loro. Con tutti sani, non avrebbero raggiunto le finali. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Booker e i Suns sono arrivati dove meritavano di essere. A coronamento di un percorso di crescita dei propri giovani selezionati al Draft che (siamo pronti a scommettere) non si fermerà certo qui. Devin ha migliorato costantemente tutto il repertorio nella scorsa stagione. Poco visibile agli appassionati di statistiche, certo. Ma la sensazione in campo di controllo e gestione dei momenti della partita, quella nessun tabellino sarà mai in grado di registrarla. Manca forse, al prodotto di UK, ancora un pizzico di cattiveria agonistica? Ebbene. Seconda gara di stagione regolare, i Soli visitano lo Staples Center. Canestro più fallo di Devin. Rock the baby. Alla Russell Westbrook. In faccia a Russ. Nella nuova tana di Brodie.
Quando sei il protetto da uno dei più grandi giocatori della storia, il paragone coi grandi del passato può talvolta distruggere i sogni di gloria. Rovinare anche le carriere meglio avviate. Ma quando dentro hai maturato la coscienza delle tue capacità, come direbbero quelli bravi, sky is the limit. Il cielo, lì, dove poter raggiungere chi veglia su di te. Chi ha riconosciuto sin da subito la tua natura più selvaggia e irrinunciabile. Magari non da giovanissimo come Danilo, ma appena dopo. La scalinata verso il Paradiso degli dèi del basket ha ancora tanti gradini da superare. Ma tu, Devin, hai le migliori raccomandazioni. Be(coming) Legendary.





