Come accade ogni Gennaio, assieme all’inizio di un nuovo anno arrivano anche i classici buoni propositi da raggiungere nell’anno a venire, così come le valutazioni su quello che si è fatto nell’anno passato. Con lo stesso principio, anche noi abbiamo voluto mettere gli occhi per l’ultima volta sul 2024 e valutare col senno di poi – visto che la stagione NBA è ormai al proprio giro di boa – quali squadre si sono mosse meglio sul mercato durante la scorsa offseason e sono riuscite a creare le basi migliori per la strada che punta direttamente al Larry O’Brien Trophy.
Eccoci quindi al primo di due appuntamenti, nei quali andremo a stilare una nostra versione di NBA Trade Grades, ispirata dalla famosa omonima rubrica di Espn, su quali sono state le migliori e le peggiori trade dello scorso anno.
OKC e il mercato (potenzialmente) da sogno
Oklahoma sta vivendo un periodo di grazia assoluta, sia dentro che fuori dal campo. Con ben 32 pick fra primo e secondo giro, è la squadra che possiede più scelte aò draft fino al 2031, garantendosi così un futuro fra i più rosei di tutta l’NBA, considerato anche che vanta il secondo roster più giovane della Lega. E tanto più se si considera che nonostante la presenza di così tanti asset strategici, i Thunder sono già più che competitivi. A OKC, infatti, l’unica cosa migliore del futuro che li aspetta, è il presente: primo posto a Ovest, miglior guardia della Lega e – forse – attuale favorito alla vittoria dell’MVP in SGA, coach dell’anno in panchina con Mike Daigneault. Il tutto pur avendo il proprio secondo violino, Chet Holmgren, ai box ormai da due mesi.
Chet però, purtroppo per OKC, non è stato l’unico a soffrire di alcuni problemi fisici ed è qui che arriviamo al mercato estivo di Presti, GM dei Thunder (il migliore della Lega per distacco). Anche Alex Caruso, infatti, ha perso diverse partite in questa prima parte di stagione a causa di un problema all’anca. Nonostante questo, i Thunder hanno dato prova del grande apporto che l’ex compagno di LeBron James può dare, anche assieme all’altro acquisto della scorsa estate, Isaiah Hartenstein. Seppur i due abbiano giocato pochi minuti assieme, il defensive rating di Oklahoma con loro in campo è il quarto più basso mai registrato fra tutti i duo della storia con almeno 75 minuti giocati assieme.
Le aspettative sullo scambio che ha portato Hartenstein e Caruso a Oklahoma erano alte, ma sono comunque state soddisfatte (o sembra quanto meno lo saranno) per quanto possibile, considerato lo sfavore degli infortuni che hanno tenuto i due lontani dal campo.
Sponda New York
Andiamo a New York, dove è arrivata un’altra coppia di acquisti importanti come a OKC. A vestire la maglia dei Knicks da questa stagione ci sono Karl Anthony Towns e Mikal Bridges, pronto a completare il quartetto ex Villanova con Brunson, Hart e DiVincenzo, finito invece a Minnesota per permettere appunto l’arrivo di Towns.
Il nome più atteso dei due era proprio quello di Kat. Il centrone nato e cresciuto (cestisticamente) a Minnesota arriva nella grande mela con l’obiettivo di rendere ancora più concrete le ambizioni al titolo di Brunson e co. Fino ad ora Towns si è pressoché dimostrato all’altezza di quello che i Knicks cercavano, ovvero un altro terminale offensivo all’altezza di impensierire le difese avversarie creando spaziature per i compagni.
Towns non sta solo creando spazi per i compagni grazie alla sua presenza in area, ma sta anche occupando il perimetro con risultati eccelsi. Quest’anno, infatti, Towns è al proprio career high in percentuale da tre punti col 44%.
La combinazione in pick-and-roll fra Brunson e Towns è fra le migliori della Lega e ha contribuito a portare i Knicks dall’essere il settimo miglior attacco della Lega l’anno scorso, al secondo in questa stagione.
Questo anche grazie ai 21.5 punti di media che Bridges ha segnato a dicembre col suo 43% da tre, dopo un inizio di stagione non entusiasmante.
L’incognita è nella metà campo difensiva, dove i nuovi acquisti non hanno trovato i risultati sperati. Seppur Towns abbia migliorato l’efficacia nella difesa del ferro, lui e Bridges sono bersaglio dei pick-and-roll avversari e in questa situazione concedono 1.1 punti per possesso, più di qualsiasi altro duo in questa stagione.
In questa seconda parte di stagione servirà qualcosa in più in questa metà campo, specialmente per Bridges, per giustificare quanto ceduto dai Knicks per il suo arrivo.
Denver, mercato da interpretare
Fra tutte le mosse dello scorso mercato, quella di Denver sembrava forse la più avventata e rischiosa. Ed è oggi forse la più difficile da giudicare, vista la stagione altalenante che Westbrook, nuovo innesto di Denver, sta avendo.
Al momento i Nuggets si trova al quarto posto a Ovest con 22 vittorie e 15 sconfitte e sta vivendo una stagione sicuramente complicata, che se non fosse per quel fenomeno di Nikola Jokic sarebbe probabilmente da dimenticare.
Tuttavia, imputare queste difficoltà al mercato estivo, sarebbe sbagliato. Westbrook non ha certo vissuto dei primi momenti indimenticabili con la sua nuova squadra, ma sembra che ultimamente stia riuscendo pian piano a trovare la quadra. A fronte del 39% dal campo mantenuto fra Ottobre e Novembre, nel mese di Dicembre ha tirato con un più accettabile 52%. Nonostante ciò, con Westbrook in campo i Denver Nuggets subiscono due punti in più di quanti ne segnano ogni 100 possessi. Va anche detto, però, che la maggior parte dei minuti che l’ex OKC si trova a giocare sono in assenza di Jokic, onde per cui è difficile capire quale sia la vera causa di quel risultato (quando giocano insieme, le triple doppie non mancano).
Difficile dire se la soluzione per i Nuggets possa essere lo spostamento proprio di Westbrook in quintetto, anche se con lui titolare i Nuggets hanno trovato 8 vittorie e solo 2 sconfitte e il playmaker ha mantenuto una media di 14.8 punti seganti col 54.7% dal campo, dando un importante contributo ai 132.9 punti di ogni 100 possessi che Denver segna quando c’è lui in campo con Braun, Porta Jr., Gordon e Jokic.





