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NBA: l’upset è servito, sono i Nuggets gli ultimi avversari dei Lakers a ovest

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Un quintetto da far rabbrividire e un roster spolpato da acciacchi vari: così si presentavano i Nuggets nello start della bubble, fino poi a perdere ovviamente qualche posizione nel seeding finale da regular season! Invece oggi si ritrovano ad essere sopravvissuti a due epiche serie sotto 1-3 e ad arrivare al cospetto dei Lakers per giocarsi il clamoroso accesso alle Finals. LeBron forse riderà sotto i baffi per l’upset di Jokic e soci contro il dream team (a questo punto solo sulla carta) Clippers, strafavorito sin dalla vigilia del campionato per il grande ballo; d’altronde i twitter ironici già nella serie coi Mavericks non davano a vedere tanta simpatia del prescelto verso di loro, magari per paura e timore a ritrovarseli viso a viso. Il campione di Akron si sarà già messo in azione adesso per studiare le mosse con le quali affrontare una squadra che invece merita il rispetto assoluto e che non sarà certamente sottovalutata dal totem ex Cavs come fatto dai cugini losangeleni, belli da ammirare, molto abili nel trash talking e provocazioni sul parquet, ma poi sciolti tipo neve al sole nelle fasi salienti dei match.

Come arrivano i Lakers alla finale

Al pari di ogni partecipante della bolla anche i Lakers hanno iniziato a rilento, mancando schemi e fisicità assodate pre pandemia, perdendo perciò qualche incontro di troppo. Avere però James in squadra è un’assicurazione imprescindibile negli step decisivi di gare regolari o post stagione; inoltre tra gli spostamenti da off season che implementarono molti team dell’ovest di un big second da affiancare al profilo MVP presente, Anthony Davis si è come previsto rivelato il più forte e utile, assecondando le direttive del vero allenatore sia in campo che in panchina e confermandosi grande intimidator sotto il ferro e pure pregevole permormer offensivo dalla mano caliente. Sono loro le scontate opzioni principali quando la palla scotta, tuttavia se i gialloviola sono giunti a questo punto lo si deve alla capacità di tutto il roster impiegato di rendersi camaleontico nel mutare pelle a seconda dell’avversario, modificando umilmente persino gli accoppiamenti difensivi in base alle caratteristiche dei rivali. Le debacle nette nelle primarie gare delle due serie contro Blazers e Rockets attestano la nostra disamina, dato che sono state analizzate a dovere e hanno comportato successivamente dei cambi in marcatura, grazie ai quali le percentuali antagoniste si sono ridotte, costringendo le stelle avversarie a forzare i playbook e mettere le partite sul binario dell’equilibrio e forza mentale, cosa impraticabile da fare quando di fronte c’è LeBron James e frutto quindi della fuga conclusiva sembrata addirittura troppo facile!

ESPN on Twitter: "Nothing was stopping the Lakers' three-headed monster Sunday night: Anthony Davis: 50 points LeBron James: 32 points, 13 assists Alex Caruso: 16 points… https://t.co/RGK7fXp55n"

L.A. converte alla grande tuttora nei playoff l’impressionante fisicità con la quale è stato creato il suo roster dall’avvento di James, bypassando gli standard moderni NBA dall’arco e chiudendo la prima fase di Orlando ai vertici di tutte le principali statistiche, in attacco per punti, percentuali e realizzazioni, rimbalzi, stoppate, assist e rubate, e in difesa idem nello score, tentativi e average! Per di più, se c’è da soffrire e sgobbare, ecco che il ritorno a pieno regime di Rondo ne fa il terzo leader sul parquet, lui sempre formidabile elemento asfissiante in retroguardia e genialoide smistatore d’azione, mentre Caruso si può ormai definire un grandissimo giocatore secondario all around, pressatore soffocante nel perimetro ma per di più sempre pronto nel lato offensivo in assistenze, penetrazioni e long range shoter. A parte la coppia d’assi sono costoro il segreto del quasi cappotto su Harden e compagni, quando il rimpicciolimento del lineup ha dato il via a degli accorgimenti tattici che potrebbero essere benissimo sfruttati pure sui tanti esterni di coach Malone.

Come arrivano i Nuggets alla finale

Denver non ha niente da perdere, constatazione però già fatta contro lo scatenato Donovan Mitchell e i più accreditati Clippers, quando vicina al baratro è riuscita nell’incredibile impresa di ribaltare due serie prossime all’archiviazione. La combo Murray e Jokic è oggi finalmente tornata quella degli ultimi lustri qui in Colorado, dato che ad inizio bubble è stato il piccolo a fare il bello e cattivo tempo, mentre il sornione serbo pareva più distratto dagli accadimenti mediatici che lo avevano coinvolto a fine lock down (il contagio assieme a Djokovic). La guardia ha medie da MVP, con player efficiency rating a 25.27, 27 punti, 5 rimbalzi e ben più di 6 assist a gara, mentre il centro è stato il segreto principale del 3-0 definitivo su Leonard e soci. I Nuggets hanno rimontato deficit in doppia cifra e poi portato a casa la partita in ognuno degli ultimi tre match disputati, mantenendo sangue freddo una volta avanti e performando un clutchness difensivo di gruppo, grazie al ritrovato Harris, all’esperienza di Millsap e alla rapida e storica fisicità a marchio Malone nelle ibride marcature a uomo sull’esterno e a zona nel pitturato dei vari Craig, Grant, Morris e Plumlee, tutti utili a dare il loro contributo a protezione del canestro persino se accoppiati a mismatch. In attacco chiunque contribuisce, lasciando però al pick and roll della top combo la mansione principale di creare action, cedendo le redini da terzo violino al redento Michael Porter, finalmente sano di fisico e testa, freddo e cinico nelle realizzazioni buzzer e tra i nuovi eroi scaturiti dalla bolla al pari di TJ Warren e Devin Booker.

NBA Media Day on Sep. 30: Superstars meet press ahead of new season - CGTN

Tutto ciò non sarà forse possibile contro LeBron, la cui tigna e cattiveria agonistica si porta dietro un intero plotone, ferocie a intimidire sotto canestro ma come detto pure abile a contrastare outwide; perciò rimanere attaccati nel punteggio sarà tattica primordiale di un allenatore rivelatosi tra i migliori e anni luce avanti ai vari Vogel e Rivers, loro comodi in panchina a seguire le decisioni del proprio e legittimo condottiero l’uno e lasciare superficialmente a briglia sciolte i singoli l’altro! A Orlando la vita di gruppo, l’assenza del fattore casalingo e di trasferte e la continuità atletica ha aiutato probabilmente i Nuggets più di altre a dare costanza a Jokic, ora incontenibile e la cui sfida a Davis fa già venire i brividi, a mantenere freschi i molteplici runner di taglia minima e ad esaltare un gioco coeso, vista la mancanza di una vera superstar. Nonostante ciò le va fatto un plauso enorme, per aver sopperito a una forma inizialmente precaria che metteva a rischio il prosieguo della shortened season e che la vedeva tra le squadre maggiormente penalizzate e impreparate a ripartire, con Harris e Barton fra tutti distanti da un decente atletismo e carenze pesanti, col secondo mai rientrato!

Sarà un’altra bellissima sfida di questa postseason, sorprendentemente affascinante rispetto ai timori post Covid, ma certo i Lakers avranno tutti i favori dei pronostici, soprattutto per la mentalità inarrivabile del proprio leader maximo, al fianco del quale sarà complicato vedere tracolli psicofisici simili a quelli che hanno permesso ai Nuggets di giungere così avanti!

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Lucio Di Loreto
Pazzo di NBA sin dalle sfide epiche Lakers/Celtics anni 80! DJ, Byron Scott, Isiah, Kevin Johnson, Vinnie Microonda, John Stockton, Sir Charles, Grant Hill e il Run TMC i miei idoli. Dopo turbolente esperienze scolastiche ho maturato la passione per la scrittura, forse per rivalsa verso le "odiate" professoresse del passato..collaboro infatti da 20 anni su fanzine, blog, pagine FB e siti internet per quel che concerne jazzfusionprog, cinema e sport USA!

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