Nel basket di alto livello, la qualità del parco italiani è spesso il vero discriminante tra una squadra da playoff e una che si accontenta di galleggiare. Come scritto da La Prealpina, Varese ha costruito un roster con sei senior italiani di primo piano, affiancati ad altrettanti stranieri: un equilibrio che, sulla carta, racconta le ambizioni dell’Openjobmetis per la prossima stagione.
Il nome di punta è quello di Amedeo Della Valle, reduce da una stagione che lo ha consacrato come il miglior italiano della Serie A 2025/26. Essere riusciti a portarlo a Varese con un accordo triennale non è un dettaglio contrattuale: è un messaggio chiaro al resto del campionato. Tre anni di certezze, continuità e fiducia reciproca. L’OJM è fuori dai playoff di LBA da otto stagioni consecutive; con Della Valle in biancorosso almeno per i prossimi tre anni, ci si augura che questo possa cambiare.
La spina dorsale italiana: da Alviti a Librizzi
Ancora prima dell’arrivo di Della Valle, però, il segnale di discontinuità era già arrivato. Davide Alviti ha rinnovato fino al 2028, con opzione per il 2029: “Dado” resta il punto fermo attorno a cui costruire, un altro tassello di una progettualità che guarda lontano.
Matteo Librizzi ha invece messo da parte le velleità NCAA e torna a lavorare nel sistema di coach Kastritis. Una scelta di campo, nel senso più letterale del termine.
A completare il reparto italiani ci sono Iris Ikangi, Stefan Nikolic e Maximilian Ladurner: il primo arriva da Udine con il profilo dello stopper, il secondo da Venezia con la duttilità di un’ala capace di adattarsi a più situazioni, il terzo è stato confermato a roster. Nessuno dei tre è chiamato a fare la differenza in termini di minutaggio o responsabilità offensive, ma entrambi portano esperienza e solidità in una rotazione che si preannuncia profonda.
Della Valle, Alviti, Librizzi, Ikangi, Nikolic e Ladurner: un parco italiani da playoff? Sulla carta la risposta è sì, con coach Kastritis che avrà ampia scelta a supporto di un parco stranieri ancora da definire completamente. Il mercato degli italiani di fascia alta è per sua natura limitato rispetto all’offerta pressoché illimitata di giocatori stranieri: averli trovati, e in buona parte blindati, è già di per sé un risultato.
