Le piccole cose di McGruder
La partita con il Barcellona è stata la prima del neo acquisto dell’Olimpia Milano davanti al pubblico del Forum. Il suo impatto è tutto sommato positivo, sia per le cifre, sia per la presenza nella partita. L’unico dato realmente negativo è al tiro, dove ha chiuso con un 3/5 da due e un 1/6 da tre, mentre per quanto riguardo l’apporto difensivo, attività a rimbalzo e scelte nel flusso della partita il saldo è positivo.
In piena impostazione NBA, prova molto il tiro da tre dall’angolo, sia per la scelta del Barcellona di concedere quel tiro, sia per la sua predisposizione nello sfruttare quella zona di campo che dall’altra parte dell’oceano è molto utilizzata.
Mostra anche una buona capacità nel muoversi senza palla e che potrebbe tornare utile a un attacco che non sempre è continuo nell’esecuzione.
Piano partita rispettato
Come spesso accade, la vittoria dell’Olimpia Milano è partita dalla difesa e da un piano partita che ha voluto concentrarsi principalmente sulla spinta degli esterni a livello offensivo del Barcellona.
Un attacco solitamente molto produttivo è stato tenuto a soli 0,824 ppp. Una prova difensiva che ha tolto ritmo ai catalani e che ha impedito agli ospiti di segnare anche i tiri aperti concessi nel secondo tempo.
Il grande dubbio della vigilia era la presenza o meno di Laprovittola, principale creatore dal pick and roll dei catalani. Se il giocatore non ha di certo scintillato e ha dato idea di non essere a posto fisicamente, è altrettanto doveroso parlare del buon lavoro difensivo contro di lui.
Qui torna in gioco il discorso sulle piccole cose di McGruder e nello specifico la sua difesa sul play argentino. L’Olimpia Milano sceglie di passare sopra il blocco e di spingere dentro sui pick and roll l’esterno del Barcellona e l’efficacia di questa difesa passa dall’ottimo lavoro dell’esterno milanese nel passare sopra il blocco e del duo Hines-Melli nel coprire la linea di penetrazione.
Il resto passa dall’ottimo lavoro sempre del lunghi dell’Olimpia Milano nel coprire il ferro sulla scelta di fare drop sui pick and roll e sulla capacità del quintetto di Milano nel riempire l’area contro le incursioni di Satoranski e Jokubaitis. Giocando molto contro le loro difficoltà al tiro e prendendo a pieni mani quella che è la scelta contro esterni molto grossi e tiri altalenante. Una sorta di Giannis Wall in versione rivista e corretta.
