HomeLega BasketOlimpia MilanoOlimpia Milano: fuori dall'Euroleague e non è accettabile

Olimpia Milano: fuori dall’Euroleague e non è accettabile

L’Eurolega dell’Olimpia Milano è finita due settimane fa a Kaunas, dove ha perso l’ennesima occasione per rimettersi in corsa per aggrappare un obiettivo play-in, ovvero un brodino caldo (forse freddo) di una stagione che è oltre il fallimentare. No Giannis, il fallimento esiste eccome, fa parte della vita e del basket. Alcune volte si vince, altre si perde, alcune si overperforma, altre si underperforma e altre ancora si fallisce pesantemente. Questa è l’occasione.

Si, lo so che adesso saranno tutti a dare addosso a Messina come unico artefice della disfatta. Comprensibile, sicuramente ha una grande parte di responsabilità per il doppio ruolo e, purtroppo, al secondo fallimento consecutivo nella costruzione della squadra, le domande non sono lecite, sono obbligatorie, così come le risposte.
Partiamo dai numeri che non sono neanche poi così drammatici, perchè con 112 è 13° per Offensive Rating e qui il tallone d’Achille è evidente, ma con 112 anche di Defensive ci si posiziona sesta nella parte alta della classifica. Non entriamo in ulteriori dettagli numerici, perchè non troveremmo chissà quali illuminazioni. È fondamentale guardare dove e quando l’Olimpia ha perso dei playoff che, nonostante tutto, erano abbondantemente alla portata. Per i sostenitori del partito “squadra costruita male”, con cui si può essere sicuramente d’accordo, sentite qua:

Record con Olympiacos, Real Madrid, Monaco e Fenerbahce 1-1, con il Barcellona 2-0. Questo è uno stralcio di record che praticamente qualsiasi squadra che punti ai playoff accetterebbe di firmare. Essere sopra il 50% contro i top team. Vero che il Real è sceso a Milano in ciabatte, ma altre vittorie son state vere: col Barcellona, a Montecarlo, con il Fenerbahce in casa.

Ora veniamo alla vera nefandezza della stagione che va oltre i numeri. Non è ritrovabile in qualsivoglia statistica, da nessuna parte: basta l’eye test. Questa è una squadra senza identità, senza gerarchie e che si è sempre sciolta nei momenti in cui bisognava vincere, quando serviva il passo in più o era necessario sporcarsi le mani, i piedi e le ginocchia per un compagno. Questa squadra è mancata SEMPRE in questi momenti.

 

Alla quarta giornata perde a Berlino che, con buona pace dei tifosi, non aveva nè capo nè coda e non ne ha avuti tutta la stagione. Sette minuti dalla fine era +10, 3.18′ dalla fine +6. Da lì 12-3 e sconfitta. Persa una partita imbarazzante a Lione, persa tragica a Valencia dopo essere stata sopra di 10 a 4.29′ minuti dalla fine del terzo quarto e tutto sommato in controllo, chiude il quarto sotto di 2 e viene spazzata via nell’ultimo periodo. Ora arrivano i test veri nel finale di stagione. La trasferta di Vitoria poteva riaprire molti discorsi, bisognava giocare una partita gagliarda: perso di 15.
Le due vittorie con Monaco e Fenerbahce incredibilmente danno una chance all’Olimpia che si gioca tantissimo a Kaunas (con cui già aveva perso all’andata nella gestione Maxvytis). Altra occasione ed ennesima prova incommentabile con sconfitta di 14 e, sostanzialmente, festa finita. Sono troppe le occasioni in cui l’Olimpia Milano ha dimostrato di non essere squadra, non avere gerarchie precise e, alla luce di tutto, neanche un vero leader. E dirlo di una squadra con Melli, Mirotic, Hines e Shields fa quasi accapponare la pelle. Per questo non si può attribuire la colpa a una sola persona per un fallimento simile, però se dovessimo fare la scala dei valori, di certo il risultato sarebbe palese ed evidente. La scatola nera di questa stagione è in mano (giustamente) solo a giocatori, staff e allenatori. La verità è in quelle mura e chi vuole dare spiegazioni illuminate sta solo facendo supposizioni con basi traballanti.

Però ciò che possiamo fare noi è vedere il risultato del campo e questa squadra non solo ha giocato male, ha perso partite inopinabili e occasioni in serie, ma non ha mai emozionato, non ha mai trasmesso quell’animo Olimpia che avevamo visto in versioni stilisticamente ben più brutte di questa, ma con risultati diametralmente opposti. È una squadra senz’anima nè attributi e questa è la cosa più grave, perchè il talento c’era e tanto, magari da sistemare come coesistenza, ma c’era. Se il problema è la mancanza di Billy Baron e gli infortuni (che hanno avuto tutti) per questa Olimpia, significa nascondersi dietro a un dito. Nonostante i numeri dicano tanto al giorno d’oggi, non servono a molto per valutare questa Olimpia Milano, bastano gli occhi e un pò di comprensione di quello che succede in campo e nelle dinamiche di squadra.
E sinceramente un (del tutto) eventuale scudetto, pur avendo sempre un valore da non dare assolutamente per scontato, non renderà questa stagione positiva, perchè questa squadra non è stata costruita con grandi investimenti per vincere lo scudetto. Ci sarebbe anche la Coppa Italia di cui parlare, ma non è questo il momento.

La domanda vera ora è: quando suonerà l’ultima sirena di questa stagione, cosa faremo? Come evitiamo che la prossima sia una stagione come questa (di gran lunga la peggiore) o quella dell’anno prima? Non di certo con questa strutturazione, si spera, perchè qui bisogna forse togliere per aggiungere, ma qualcosa di certo va tolto con coraggio e onestà.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!