È difficile da accettare una prestazione come quella contro il Barcellona, ma in realtà è difficile da accettare l’ultima serie di tre partite giocate in Eurolega dall’Olimpia Milano. Dopo un inizio tragico che sembrava aver già compromesso la stagione dopo la sconfitta di Berlino, questa squadra aveva dimostrato di avere qualcosa dentro, di avere una reazione dopo aver toccato il fondo e l’Olimpia ha avuto dei tratti di stagione, proprio in quello che gli yankee chiamerebbero bounce back, dove ha dato l’impressione di essere diversa, di provare ad avere un’identità e qualcosa dentro che la potesse portare oltre gli infortuni, i limiti e le difficoltà. Ci siamo illusi, perché la verità è arrivata a galla in queste ultime tre partite di Eurolega e, come diceva la canzone, la verità fa male lo so.
Bisogna fare dei distinguo sulle ultime tre partite. Il match di Parigi era forse il più difficile con la squadra guidata da TJ Shorts che ha ritrovato un po’ di lucidità e brillantezza dopo le difficoltà e, per logica e costruzione, è la squadra più difficile da affrontare per l’Olimpia. Fisico, atletismo in tutti i ruoli, ritmi alti e anche quel pizzico di anticonformismo che mal si abbina con la squadra di Messina. Infatti arriva una vittoria di Parigi molto più netta di quello che dica il risultato. L’approccio iniziale è tragico, Parigi vola, poi per sua indole fa e disfa parziali e a un certo punto era quasi balenata l’idea che si potesse ribaltare. Niente da fare.
Si va a Madrid e la solfa è la stessa. Però contro una squadra che, se non ha mostrato gli stessi problemi di continuità e solidità dell’Olimpia poco ci manca, ma che arrivava da una vittoria di cruciale importanza in ACB contro Malaga. Inizio impresentabile con Tavares che, alla vigilia, era il problema numero uno che andasse a colpire le mancanze vicino a canestro dell’Olimpia, ma la facilità con cui ha scherzato ogni avversario che gli si è parato davanti, è data dall’arrendevolezza e un altro approccio onestamente difficile da giustificare nella settimana decisiva della stagione. Si è arrivati a questa settimana in cui avevi ancora in mano il tuo destino, potevi ancora scrivere tu la fine della tua storia. Parziale subito, montagna incredibile da scalare eppure i limiti di chi avevi di fronte emergono fino al -4 in transizione di Mirotic. Un’altra volta ti arriva in bocca quel gusto di rimonta possibile, cosa che poi non arriva, perché in trasferta in Eurolega non ti è concesso di andare sempre sotto in doppia cifra abbondante e pensare di rimontare. Anche il Panathinaikos di recente ha giocato spesso col fuoco salvandosi in corner con Maccabi e Alba Berlino (non Olympiacos e Monaco). E l’Olimpia non è lontanamente il Panathinaikos.
E poi arriva la terza partita, quella alla tua portata, quella dove giochi in casa, l’avversario si presenta dopo aver perso l’ennesimo pezzo del roster per la stagione, oltre a una partita casalinga punto a punto. È la partita che DEVI vincere e l’Olimpia Milano in questi anni ha dimostrato che quando deve vincere non è in grado di farlo, gli manca apparentemente tutto quello che serva per essere concreta, cinica e vincente. Arriva la peggior prestazione possibile, una mancanza sconcertante di voglia e sacrificio, una difesa impresentabile a livello Eurolega con il Barcellona domina fino al +20, mettendo un piede e mezzo dei biancorossi fuori dai play-in.
Abbiamo abbassato le braccia? Brutto da dire ma è così.
Questa è la frase di Ettore Messina nel post partita che rispecchia il rendimento della squadra in questa partita, in una prestazione di una povertà morale e di sacrificio sconcertante. Questa squadra doveva fare 3-0 nelle ultime per poter ambire seriamente a un posto al sole. Tre partite ben più che fattibili, perché non raccontiamoci che il Barcellona sia ingiocabile o partisse favorito al Forum. E invece le due partite alla portata tra Virtus e Baskonia potrebbero non bastare. Ma essendo da vincere assolutamente c’è anche da capire se verranno poi effettivamente vinte e, viste le premesse, non è così scontato. Se poi si resterà fuori dalla post season, almeno speriamo di non sentire la tiritera della differenza canestri, le dieci squadre appaiate con lo stesso record o le quindici nel fazzoletto di due punti. Perché al terzo anno consecutivo senza la post season di Eurolega, diventa una scusa che non sta in piedi. Non deve stare in piedi. Non starà in piedi.
E questa squadra è nuova, senza i giocatori che avevano segnato (in entrambi i sensi) il ciclo precedente, con componenti scelti precisamente e senza dubbi di leadership o gerarchie. Eppure il famoso finale della storia che si poteva scrivere di proprio pugno non cambierà e se cambierà, sarà per qualcosa di fortunoso che esce da particolari congiunzioni astrali di altri…ma ora è il momento di andare a guadagnarsela quella fortuna e non aspettare che arrivi sempre dagli altri per poi lamentarsene se non arriva. E per andarsela a prendere serve avere coraggio, anche a costo di andare verso l’ignoto.
