HomeEuroLeagueEurolega: Olympiacos "Weird as F**k", Real Madrid chirurgico

Eurolega: Olympiacos “Weird as F**k”, Real Madrid chirurgico

Non è una novità vedere Olympiacos e Real Madrid in finale di Eurolega, ma bisogna dire che ci arrivano convincendo appieno nelle rispettive semifinali. Entrambe giocano una partita cinque stelle: arrembante e dominante per i greci, sobria e chirurgica per i blancos. Le due semifinaliste non erano comparse, ma sono sempre sembrate a ruota e incapaci davvero di girare la partita. Il talento, la profondità e la motivazione di Oaka per l’Olympiacos, gli infortuni, la voglia di fare un miracolo e l’esperienza per il Real Madrid che, dovesse portare a casa questa Eurolega, ridefinirebbe il concetto di impresa.

Olympiacos-Fenerbache 79-61

La partita ha due facce: una rossa dove tutto riesce facile, c’è il Dorsey moment, il Peters moment, il Ward moment e solo dopo il Vezenkov e il Fournier moment. Tutti danno un contributo, tutti impattano al meglio, alcuni anche oltre quello che ci si potrebbe aspettare e la tensione attanagliante che strozzava il respiro l’anno scorso è diventata sicurezza, confidenza e capacità di essere clamorosamente efficienti. Poi c’è una faccia gialla dove non riesce praticamente nulla, i primi due tiri dei due giocatori più importanti offensivamente (anche se per motivi diversi) vanno a un metro dal ferro. Mano fredda, bicipiti duri e la totale incapacità di trovare un tiro pulito. Non si segna mai, le risposte arrivano solo da Biberovic davanti, dove anche un maestro come De Colo fatica, mentre Baldwin fa quello che può. La partita sta tutta qui. Due squadre con una serata diametralmente opposta e chi si aspettava ancora un Olympiacos con la scimmia sulla spalla è tornato a casa triste. Non è da escludere che questa prestazione sia riassumibile nell’espressione di Fournier:

“Is weird as F**k”

riferito a quello che di solito è il gate 13 del Panathinaikos, tinto di rosso. Se doveva esserci una extra motivazione per vincere, questa forse è la migliore: Oaka, a casa del Panathinaikos, senza il Panathinaikos. Se Ward e Peters impattano così e i top fanno i top, questo Olympiacos è duro da limitare anche per la metà delle squadre NBA di oggi. E il Fenerbahce non è mai veramente morto fino alla fine e si è riportato anche a -7 nell’ultimo quarto senza un motivo apparente. Il 90% delle squadre probabilmente sarebbe stata a -30 a metà partita. Perchè pur nel disastro della partita in sè, l’identità del Fenerbahce si è vista tutta anche stasera e merita un vero plauso.

Real Madrid-Valencia 102-90

Si è giocato a un punteggio e a un ritmo congeniale alle caratteristiche di Valencia, eppure il pallino del ritmo e del basket è praticamente sempre stato in mano al Real Madrid. Il Valencia è riuscito pochissimo a distendersi in campo aperto, è stato punito in maniera chirurgica in difesa, subendo subito i mismatch ed eliminando Badio dalla contesa (due falli subito su Hezonja). Il Real ha trovato sempre il tiro giusto, ha dominato a rimbalzo d’attacco e poi quando hai un Hezonja che vede il canestro come una vasca da bagno senza essere detrimental per la squadra, diventa tutto più facile anche se non hai nessuno dei tuoi big men. Per inciso, il timore sia qualcosa di davvero grave anche per Garuba uscito dal campo, purtroppo, c’è in un Haliburton-style injury. Ci si augura di no, ma…

Vero che Valencia è il miglior accoppiamento possibile per non avere lunghi di ruolo, ma Scariolo ha preparato la partita in modo illuminante “speculando” ovviamente sul fisiologico rookie wall che, nonostante tutto, il Valencia ha trovato.
Ma la squadra di Martinez non si è mai rinnegata: sempre con le sue idee, il suo ritmo, le sue caratteristiche e, come per il Fenerbahce, è un aspetto positivo.
Il Real ha preso 19 rimbalzi offensivi dominando sotto le plance e non andando mai in affanno nel ritmo e nella gestione delle cose. Ora c’è l’Olympiacos che in una finale ha ricordi dolcissimi e con quattro L nel cognome, ma questa volta saranno shortanded e underdog…e neanche di poco.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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