C’è un nodo burocratico-legale che potrebbe incidere in modo significativo sul futuro della Pallacanestro Trieste. Al centro della questione una clausola inserita nell’ultima cessione di quote societarie: i soci di minoranza avrebbero vincolato i nuovi acquirenti a non cedere i diritti del club per almeno un anno.
Un dettaglio tutt’altro che secondario, che potrebbe trasformarsi in una partita giuridica delicata e ancora tutta da definire.
La clausola anti-cessione: cosa prevede
Secondo quanto emerso, l’accordo tra le parti prevederebbe un impegno formale a mantenere i diritti sportivi del club senza trasferimenti per un periodo minimo di dodici mesi.
Un aspetto che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato forse sottovalutato in fase di trattativa, ma che oggi rappresenta un elemento centrale nella discussione sul futuro societario.
Busetti: “Giuridicamente non è così semplice”
A sollevare pubblicamente il tema è stato Alessandro Busetti, presidente dell’associazione “Trieste Entra in Gioco”, già in passato impegnato nella salvaguardia della realtà cestistica cittadina:
«Un potenziale abbandono giuridicamente non è così semplice».
Busetti ha però aggiunto una considerazione di natura economica:
«La città non sarebbe in grado di affiancare gli investimenti sostenuti da Matiasic, non avendo un tessuto imprenditoriale e degli interessi forti per sostenere questo budget».
Un passaggio che riporta al tema centrale: la sostenibilità economica del progetto.
Cergol: “Impegno firmato davanti a un notaio”
A intervenire sulla questione è stato anche Gianfranco Cergol, patron di Italspurghi e figura vicina alla Pallacanestro Trieste e a Futurosa, con un passato anche nel calcio alla guida della Triestina nel 2013:
«Posso dire solo una cosa: quando eravamo fra i soci e abbiamo venduto al primo gruppo di americani, l’impegno era che il marchio rimanesse fino al 2029 a Trieste. Per cui su queste cose resto sereno, poi può succedere tutto e il contrario di tutto, ma l’impegno è stato sottoscritto e firmato davanti a un notaio.»
Una dichiarazione che rafforza l’idea dell’esistenza di un vincolo formale a tutela del marchio e della permanenza del club sul territorio.
Il ruolo delle istituzioni e gli scenari possibili
Anche le istituzioni locali stanno cercando di fare chiarezza su un punto che potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro del basket triestino.
Resta però un interrogativo sostanziale: anche qualora si trovasse un nuovo soggetto disposto a subentrare, gestire un club di vertice in Serie A richiede risorse importanti, competenze e una struttura solida.
Il nodo legale potrebbe rappresentare una garanzia per la città, ma la vera sfida resta quella economica e progettuale.
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