Nell’immaginario collettivo dei media e dei tifosi di pallacanestro, Dimitris Giannakopoulos è il burattinaio supremo: l’uomo che decide i destini del Panathinaikos alzando il telefono per ingaggiare o cacciare le stelle più luminose d’Europa. Ma la realtà è radicalmente diversa. Seduto nel salotto della sua villa per l’esclusivo format di Euro Insiders, il presidente del club più vincente di Grecia ha smentito categoricamente la narrazione che lo dipinge come un proprietario accentratore e invadente. Con una sincerità disarmante, Giannakopoulos ha confessato non solo di non interferire nelle scelte tecniche, ma di avere una conoscenza del gioco incredibilmente limitata.
Il patron biancoverde ha voluto chiarire una volta per tutte la sua reale posizione all’interno del club e le modalità di gestione del budget:
“Guarda, io non scelgo i giocatori. Non scelgo i giocatori. Penso di avervi detto questo anche l’ultima volta: dal 2012, quando ho preso in mano la gestione, l’unico giocatore che ho mai imposto è stato Jason Kapono, nel lontano 2013. Non sono mai, mai, mai stato coinvolto nell’ingaggio di alcun giocatore. Naturalmente, ogni anno c’è un budget stabilito ed è assolutamente a discrezione dell’allenatore come usarlo… Non sono mai stato coinvolto. Io non capisco di basket. Non conosco le regole. Pick and roll… non so nulla di tutto questo. Quello che conosco sono i tiri da tre punti. È quello che mi piace.”
La vera filosofia di Giannakopoulos
Questa ammissione ridefinisce completamente il concetto di leadership sportiva nell’élite europea. Mentre i media continuano a ricamare storie su chiamate notturne e diktat presidenziali, la verità è che Giannakopoulos applica al Panathinaikos la stessa regola d’oro delle sue aziende: delegare a persone di fiducia, pretendere che gli venga detta sempre la verità assoluta perché “la verità fa risparmiare tempo” ed eliminare chiunque usi anche solo una piccola bugia bianca.
Non troverete mai Dimitris Giannakopoulos a disegnare schemi sulla lavagna tattica. A lui, da presidente-tifoso, basta assicurarsi che l’allenatore di turno abbia le risorse necessarie per far esplodere OAKA con un tiro pesante da tre punti, l’unica vera cosa che lo fa ancora divertire.
