Pesante sconfitta dell’Olimpia Milano contro un Panathinaikos in grande spolvero e sempre più in risalita verso le posizioni di testa. 79-62 il risultato finale racconta di una partita che ha messo in primo piano la differenza tra una squadra che ha trovato la sua quadratura e un’altra che a fine gennaio è ancora alla ricerca di una identità. Difficile trovare un solo MVP tra i green, così come è altrettanto difficile trovare qualcuno da salvare in casa Olimpia.
Difesa green
Il Panathinaikos è squadra che spesso viene associata al talento individuale e alle grandi giocate dei suoi handler ma la sua forza parte dall’impatto difensivo che ha sulle partite. Terza difesa di Eurolega con 109.3 punti subiti su cento possessi e una capacità di chiudere la saracinesca davanti agli attacchi avversari.
La vittoria contro Milano non fa eccezione e parte proprio dalla capacità degli uomini di Ataman di togliere dalla partita i principali focus offensiva dell’Olimpia. La dimostrazione più chiara è nella prestazione di Napier e Shields.
Il play americano ha l’aggravante di non aver mai attaccato seriamente l’accoppiamento con Nunn, nonostante le condizioni fisiche non ottimali. Il Panathinaikos sceglie di spingere i palleggiatori contro gli aiuti, soprattutto quando a centro area ci sono Mitoglou e Lessort. La serata di Napier è tale per cui non punisce mai con il tiro dalla media, permettendo a Ataman di ottenere una grande vittoria difensiva.
Shields è l’ennesima vittima del trattamento Jerian Grant. Altra prova difensiva di alto livello di uno degli ex di giornata e che tiene il giocatore danese a soli 6 punti. Ancora una volta il suo lavoro nel passare sui blocchi è perfetto, tanto da indirizzare l’avversario verso l’aiuto di Lessort.
Milano gioca il solito zipper pick and roll di Shields e conseguente doppio blocco sulla palla per mandarlo a destra, Ataman risponde con Grant che lavoro sul blocco, l’uomo del primo blocco che toglie lo short roll (solitamente Grigonis) e Lessort che esce forte per mettere a nudo i limiti sul pick and roll di Shields. Missione compiuta, Milano non ha mai avuto il migliore attaccante nella partita.
Breve momento di lucidità
L’unico momento in cui Milano ha dato l’idea di poter essere dentro alla partita è avvenuto nel secondo quarto quando Mirotic ha letto molto bene la difesa molto aggressiva del Panathinaikos e lucrato su quelle scelte.
Rimesso nella sua posizione naturale sfrutta gli accoppiamenti favorevoli con Mitoglou e Hernangomez per attaccare dal palleggio dopo aver ricevuto sul ribaltamento del pick and roll. Milano non lo coinvolge direttamente nel pick and roll ma lo usa come uomo di sponda per il ribaltamento di lato e generare l’1 vs 1 con difensori più lenti.
Scelta che paga per poco tempo a causa delle difficoltà degli esterni di Milano nell’innescare il giocatore montenegrino.
Effetto Lessort
Basterebbe il 20 di valutazione per descrivere al meglio la sua partita ma andando oltre al suo enorme lavoro a rimbalzo e l’ottimo lavoro in aiuto e recupero sui pick and roll c’è un aspetto che ha fortemente contribuito al largo successo della sua squadra: la qualità dei suoi blocchi.
L’attacco dei green sfrutta tantissimo questo aspetto per forzare cambi difensivi e sfruttare il talento dei suoi handler per attaccare il mismatch e la difesa Olimpia ha subito il medesimo trattamento.
Quando la difesa non cambia deve comunque onorare la sua pressione al ferro e i suoi tempi di rollata che spesso costringono gli avversari a dover fare scelte dolorose. Manna dal cielo per un bloccante e rollante con lui giocare circondato da tutto quel talento.
La sua esperienza a Belgrado gli ha permesso di migliorare tantissimo nelle letture offensive e essere pronto per una squadra che a oggi ha tutte le intenzioni di essere la prima reale alternativa al Real Madrid per la conquista dell’Eurolega.
Grigonis
Il segreto peggio custodito di questa stagione del Panathinaikos è Grigonis e la sua duttilità tattica. La partita contro Milano si chiude con una clamorosa produzione offensiva se parametrata sui punti per possesso: 2,143.
Basterebbe questo per descrivere la sua partita in attacco. Capace sempre di punire la difesa di Milano con la scelta giusta, che sia punire un mismatch, che sia generare un vantaggio dal pick and roll. Ancora più determinante in una serata in cui Nunn non è al meglio e Sloukas è ai box per infortunio. Imprescindibile. Insieme a Grant il vero metronomo della squadra di Ataman.
Si transizione, no party
Siamo abbastanza confidenti nell’affermare che nel gameplan di Milano ci fosse l’idea di non far correre il Panathinaikos. La squadra di Ataman è una delle migliori nello sfruttare la transizione offensiva per cogliere le difese impreparate e non giocare necessariamente contro un 5 v 5 a metà campo sempre, soprattutto contro ottimi sistemi difensivi come quello dell’Olimpia.
In questo è stato fondamentale il lavoro degli esterni greci nel trasformare in oro l’ottimo lavoro difensivo. Apertura veloce del contropiede e il trio Grant-Grigonis-Nunn ad attaccare il ferro fin dai primi secondi. Di contro Milano ha faticato a leggere quella difesa ed è finita dentro quel ritmo partita che le ha precluso ogni possibilità di competere.
Portata su un terreno non suo, non ha trovato le armi per poter girare la partita. Il Panathinaikos non ha mai permesso agli uomini di Messina di schierare la difesa con gli accoppiamenti voluti, se non in rari casi, e si è sempre ritrovata a inseguire un attacco contro troppo talento per poter pensare di vincere questo tipo di partita.





