Che Peppe Poeta fosse un predestinato della panchina lo si era capito subito. Poco prima di ritirarsi, a quasi 37 anni e con oltre 400 partite giocate in Serie A, il playmaker ricevette contemporaneamente due offerte irrinunciabili come assistente: una da Ettore Messina per l’Olimpia Milano e una da Gianmarco Pozzecco per la Nazionale italiana. Due assegni in bianco per un uomo di basket amato da tutti, ma ancora interamente da verificare nel ruolo di allenatore, dove il suo carattere aperto, amichevole e incline a sdrammatizzare poteva sembrare un limite.
Dopo l’esperienza da vice, Poeta ha spiccato il volo portando da debuttante la Germani Brescia alla finale scudetto 2025, per poi firmare un ritorno all’Olimpia con un accordo insolito: un anno da assistente con già garantito il passaggio a capo allenatore per il biennio successivo. Una staffetta programmata che è accelerata improvvisamente dopo soli tre mesi, a causa delle dimissioni di Messina.
La svolta tattica di Poeta: leggerezza, ma anche scelte drastiche
Come scrive La Repubblica – Milano, sotto la guida di “Coach P”, l’Olimpia Milano ha cambiato volto, diventando più leggera ed entusiasta, grazie a un rapporto meno traumatico con l’errore. La vera chiave del successo, tuttavia, è stata la gestione del gruppo e alcune decisioni coraggiose:
“Il sigillo di Poeta è stato quello di aver vinto la Coppa Italia con un quintetto senza un regista di ruolo, utilizzando Gidraitis e Bolmaro a portar palla per dare più consistenza e stazza alla difesa.”
Milano ha così scoperto un allenatore tutt’altro che morbido. Poeta non ha esitato a fare scelte drastiche: ha tagliato fuori dalle rotazioni il deludente Lorenzo Brown, ha ridotto la panchina corta a 10 uomini effettivi e, nei playoff, ha rinunciato a elementi di spicco come Stefano Tonut e Diego Flaccadori per dare punti di riferimento certi alla squadra. Persino Nico Mannion era finito indietro nelle gerarchie prima di ritrovare l’intesa con il coach. Dopo un duro KO contro il Baskonia, Poeta aveva messo la squadra spalle al muro con un discorso chiaro:
“Il mio modo di vivere e di allenare è sempre lo stesso, così come la fiducia e il rapporto umano che voglio creare con i giocatori. Ma questo non vuol dire che non mi incazzo.”
Il cammino nei Playoff e la consacrazione europea
Il percorso non è stato privo di ostacoli. Dopo la conquista della Coppa Italia, l’Olimpia ha faticato in Eurolega, sprecando vantaggi importanti e subendo critiche dal proprio pubblico. Nei playoff, tuttavia, la squadra ha saputo sfruttare i momenti favorevoli e gli incroci del tabellone, mostrando una solidità mentale impressionante fino al trionfo in finale contro Venezia.
Nel post-partita, il tecnico ha voluto sottolineare la sua filosofia basata sulla flessibilità e sul collettivo:
“Non credo esista un solo modo per vincere e non ho la ‘mia’ pallacanestro. Quello che vorrei portare in tutti i contesti come mio ‘modo di allenare’ si basa su tre cose: impegno, entusiasmo e tolleranza nell’accettare gli errori dei compagni, dei giocatori e dell’allenatore.”
Il futuro dell’Olimpia: costruire una nuova era
I suoi primi 17 mesi da capo allenatore, definiti da lui stesso “un sogno” dopo la Coppa Italia, sono diventati 21, coronati da uno storico Triplete. Ora per Poeta viene il bello: insieme a Daniele Baiesi, avrà la possibilità di costruire sul mercato una squadra totalmente sua, forte dell’incredibile credibilità guadagnata sul campo. Il sogno di uno dei più promettenti giovani allenatori italiani nel panorama dei grandi club d’Europa continua.
