L’inizio della stagione doveva rappresentare l’ennesimo passo in avanti nel progetto di consolidamento e crescita della Bertram Tortona ai vertici della pallacanestro italiana ed europea. Le ambizioni estive, corroborate da un mercato apparentemente intelligente e mirato ad allungare le rotazioni, avevano infuso fiducia nell’ambiente piemontese. Si parlava di un roster profondo, fisico, capace di reggere il doppio impegno settimanale tra LBA ed EuroCup con disinvoltura e autorità. Eppure, a poco più di un mese dall’inizio delle danze, quell’entusiasmo si è sgretolato, lasciando il posto a una preoccupazione palpabile. Con una sola vittoria all’attivo e ben cinque sconfitte consecutive in campionato, il penultimo posto in classifica è la fotografia esatta di una squadra che ha smarrito la propria identità, disunendosi di fronte alle primissime difficoltà stagionali. Il processo di costruzione della chimica si è improvvisamente interrotto, trasformando il parquet in un labirinto dal quale i giocatori faticano a uscire.
Esordio positivo ma con troppi patemi
Tutto sembrava procedere per il verso giusto nella serata del debutto in campionato contro la Scaligera Verona. La vittoria casalinga per 101-93 aveva illuso un po’ tutti, mascherando dietro a percentuali balistiche eccezionali le prime crepe di un sistema difensivo tutt’altro che impenetrabile. In quella prima uscita, l’attacco aveva girato a ritmi vertiginosi, alimentato dalle folate in transizione e dal talento puro degli esterni, con Dante Maddox e Giordano Bortolani in grande spolvero, capaci di trovare il fondo della retina con una facilità disarmante. I novantatré punti concessi agli avversari, tuttavia, erano già un indizio preoccupante, un campanello d’allarme che lo staff tecnico e l’ambiente hanno forse sottovalutato. Si pensava che la fluidità offensiva potesse compensare qualche amnesia nella propria metà campo, un peccato di presunzione che la LBA, campionato cinico e tattico per eccellenza, non perdona mai a nessuno.
Il crollo contro il BC Roma e il mancato riscatto
Il vero trauma, lo spartiacque negativo di questo inizio di stagione, si è materializzato nel turno successivo contro il BC Roma. Una trasferta che si è trasformata in un’autentica umiliazione, culminata con un passivo terrificante di trentotto punti. In quella partita, la Bertram è letteralmente implosa sotto i colpi di un avversario più aggressivo, più coeso e tatticamente preparato. La difesa piemontese è stata bucata con una facilità sconcertante in ogni situazione di pick and roll, esponendo una lentezza negli scivolamenti laterali e una totale assenza di comunicazione sulle rotazioni. L’attacco, privato delle sue certezze e costretto a giocare a metà campo contro una difesa schierata, si è inceppato miseramente. Le troppe sterili iniziative personali che hanno solo peggiorato la situazione, innescando i contropiedi fulminei della formazione capitolina, che ha addirittura chiuso con l’83% da 2 punti. È stato il primo, violento strappo nel tessuto connettivo della squadra. Mario Fioretti aveva già avvisato i suoi di questo preoccupante crollo.
Le sfide successive avrebbero dovuto rappresentare il momento del riscatto, l’occasione per dimostrare che il crollo romano era stato soltanto un incidente di percorso. Invece, le partite contro Reggio Emilia e Maxima Roma hanno certificato la profonda crisi di identità del gruppo. Contro la formazione reggiana, Tortona ha palesato un’enorme fatica nel costruire tiri puliti, finendo per infrangersi contro il muro fisico eretto dagli emiliani. Il ritmo della gara è stato costantemente dettato dagli avversari, con i bianconeri incapaci di reagire alle spallate e troppo passivi a rimbalzo. Il successivo incrocio contro l’altra sponda cestistica della capitale, la Maxima Roma, ha riproposto il medesimo copione frustrante. La squadra ha mostrato un atteggiamento rinunciatario nei momenti decisivi, crollando mentalmente al primo parziale negativo e non riuscendo più a ricucire lo strappo. La fluidità offensiva ammirata contro Verona è sembrata un miraggio, sostituita da un gioco statico, prevedibile e basato quasi esclusivamente sugli isolamenti.
La discesa ha vissuto altre due tappe dolorosissime contro Napoli e, soprattutto, contro l’APU Udine. Sul caldo parquet partenopeo, la Bertram è stata sovrastata fisicamente. I lunghi azzurri, Caruso in primis, hanno dominato il pitturato, banchettando a rimbalzo offensivo e convertendo innumerevoli seconde opportunità, evidenziando una preoccupante mancanza di cattiveria agonistica da parte dei lunghi piemontesi. Ma è stata la sconfitta contro Udine a scatenare la vera tempesta. Contro una squadra ostica, con ottimi tiratori ma certamente alla portata per un roster costruito per i playoff, Tortona ha toccato il fondo. Una prestazione apatica, caratterizzata da palle perse banali e percentuali al tiro disastrose. Nessuna reazione d’orgoglio, nessuno scossone: la Bertram si è arresa quasi senza combattere, scatenando i primi, inevitabili malumori di una tifoseria che non è abituata a vedere la propria squadra deporre le armi in questo modo.
Il percorso è migliore in EuroCup
Il paradosso di questa Bertram Tortona risiede nel doppio volto mostrato finora in campo internazionale. In EuroCup, la situazione appare numericamente meno disperata, con un bilancio in perfetto equilibrio frutto di tre vittorie e tre sconfitte. Tuttavia, analizzando attentamente le prestazioni europee, le ombre superano le luci. Il passo falso di ieri sera sul campo del Cedevita Olimpija, che prima di ieri era ancora fermo a 0 punti, maturato all’overtime con il punteggio di 73-71, ha messo in mostra i medesimi difetti strutturali visti in Italia. Ancora una volta, la squadra non è riuscita a gestire i finali di partita punto a punto. Negli ultimi, decisivi possessi, invece di affidarsi a costruzioni corali e giochi collaudati, l’attacco si è fermato, affidando le speranze al palleggio prolungato e a tiri forzati allo scadere del cronometro. Questa incapacità di essere lucidi nei momenti di massima pressione denota una leadership tecnica e carismatica ancora assente sul parquet. Se si considera poi che gli avversari hanno vinto tirando col 16% dall’arco, il campanello d’allarme deve accendersi.
Le ragioni del crollo e il rendimento non sperato di tanti giocatori
Ciò che risalta maggiormente il periodo di crisi dei piemontesi è la cronica incapacità di essere lucidi nei momenti di massima pressione, di unire le forze e compattarsi quando gli avversari piazzano un parziale, denota una leadership tecnica ed emotiva ancora tragicamente assente sul rettangolo di gioco. Per comprendere le radici di questo disastroso avvio di campionato, è necessario analizzare il rendimento tecnico dei giocatori più importanti del roster di quest’anno.
Partendo dal reparto esterni, l’uomo designato in sede di mercato per raccogliere l’eredità offensiva è Dante Maddox Jr. La talentuosa guardia, proveniente dal campionato belga-olandese, si sta indubbiamente confermando un terminale offensivo di primissimo livello, viaggiando a oltre 16 punti di media a partita con un impressionante 65% per cento al tiro dal campo. Maddox è al momento l’unica vera ancora di salvezza dell’attacco piemontese, capace di inventare canestri dal nulla con un’esplosività fuori dal comune. Tuttavia, il suo innegabile talento rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang per il sistema di squadra. Spesso costretto dalle circostanze a forzare conclusioni difficilissime pur di cavare i compagni dalle sabbie mobili, il suo modo di giocare si trasforma in un assolo che esclude inevitabilmente il resto del quintetto, bloccando del tutto la circolazione della palla. Adesso con il ritorno di Christian Vital si spera che Maddox possa essere affiancato da un tiratore di livello e di ottima esperienza e che possa farlo rifiatare.
Al suo fianco, l’accoppiata in cabina di regia formata da Prentiss Hubb e Aljami Durham non sta minimamente riuscendo nell’arduo compito di dettare e gestire i ritmi della squadra. Hubb, che viaggia sfiorando i 10 punti di media, è un giocatore che si accende solo a intermittenza, e di questo ce ne eravamo accorti sin dalla Supercoppa. Il problema è che palesa però gravi limiti nella lettura delle difese avversarie schierate, forzando i tempi di gioco nei momenti di massima pressione. Durham, dal canto suo, nonostante un solido impatto iniziale e poco più di 8 punti di media messi a referto, sta clamorosamente mancando proprio nell’obiettivo richiesto a un playmaker di alto livello: coinvolgere emotivamente e tecnicamente tutti e cinque gli uomini presenti sul parquet, finendo per risultare troppo prevedibile, statico e dannosamente innamorato del palleggio.
Spostando l’attenzione tra le ali fisiche, la situazione tecnica assume contorni se possibile ancora più allarmanti. Justin Gorham è con ogni probabilità l’unico elemento a salvarsi in questo grigiore generale. Con quasi 13 punti e 6 rimbalzi catturati a partita, restando in campo per l’incredibile media di 30 minuti a gara, il ventottenne sta dando letteralmente l’anima. Il suo massimo è stato toccato in coppa contro Le Mans, quando ha realizzato 22 punti, 8 rimbalzi e mostrato un grande dominio nel pitturato. Gorham tuttavia è costretto a sobbarcarsi una mole di lavoro sporco impressionante per sopperire alle mancanze dei compagni, un sacrificio che inevitabilmente gli toglie lucidità e ossigeno nei quarti finali, quando la palla pesa. Da Karim Jallow, prelevato in estate dalla Virtus Bologna con l’intento di garantire grande atletismo e una solida presenza difensiva, ci si attendeva un impatto decisamente più alto sulle partite. Infatti è soprattutto nella propria metà campo che l’ala tedesca sta clamorosamente tradendo le attese della vigilia, subendo con costanza il primo passo esplosivo degli esterni avversari diretti e non riuscendo più a sporcare le linee di passaggio o a produrre quegli anticipi prepotenti a cui ci aveva abituato.
Sotto le plance, in quello che sulla carta doveva orgogliosamente rappresentare il fiore all’occhiello della campagna acquisti di Tortona, si cela in realtà il vero tallone d’Achille di tutto il sistema. Dominik Olejniczak non sta rendendo come previsto. Ma il reale problema per la squadra non è certo il suo fatturato offensivo. La sua evidente e preoccupante scarsa mobilità laterale di piedi lo trasforma in pochissimo tempo nel bersaglio preferito dei portatori di palla avversari in ogni singola situazione di pick and roll centrale, obbligando il resto della squadra a rotazioni difensive esasperate e disperate che finiscono inesorabilmente per lasciare chilometri di spazio ai tiratori appostati mortiferamente oltre l’arco dei tre punti. Amar Alibegovic, tornato a calcare i parquet italiani forte della sua grande esperienza e del suo talento, viaggia a meno di 7 punti a partita e fatica enormemente a trovare un ritmo gara accettabile. Il suo potenziale offensivo in post basso è ben noto a tutti gli addetti ai lavori, ma fino a questo momento ha mostrato una preoccupante indisciplina tattica. Il bosniaco abbocca troppo spesso alle finte degli attaccanti saltando a vuoto, perde con ingenuità la posizione a rimbalzo difensivo e si carica di troppi falli nei primissimi minuti di gioco.
Ancora più intricata ed enigmatica è l’involuzione tecnica di Paul Eboua. Il talentuoso lungo, che aveva il compito di garantire verticalità estrema e rimbalzi sfruttando la sua eccezionale apertura alare, sta racimolando 7 punti di media, ma il suo effettivo inserimento negli schemi di coach Fioretti appare un vero e proprio miraggio. Eboua gioca prevalentemente d’istinto, affidandosi in toto alle proprie enormi doti fisiche, un approccio troppo individualista che finisce regolarmente per infrangersi contro difese a zona preparate, trasformando la sua potenziale energia esplosiva in una caotica confusione su entrambi i lati del campo.
Per concludere una chiosa anche su Giordano Bortolani, che dopo una grande stagione a Cantù, era atteso da un ulteriore salto di qualità. Per ora sta tirando con percentuali estremamente altalenanti e, cosa ancora più grave, sfoggiando un atteggiamento rinunciatario e quasi passivo nei momenti in cui la palla scotta maggiormente. Il suo tiro da fuori, concepito per essere una delle armi letali a disposizione per punire gli aiuti difensivi, si è clamorosamente inceppato, lasciando l’attacco stagnante e privo di sbocchi sul perimetro.
Come uscire dalla crisi
Coach Fioretti ha ribadito più volte della necessità di una scossa collettiva, anche per non lasciare al palo l’obbiettivo delle Final 8 di Coppa Italia, che la società si era posta come obbiettivo ad inizio stagione. La via d’uscita tecnica passa obbligatoriamente per una difesa più coesa e per un attacco corale meno dipendente dagli isolamenti di Maddox, cercando di limitare le pericolose palle perse e i cali di concentrazione nei finali punto a punto. Il mese di novembre propone subito banchi di prova cruciali e difficili: si inizia con l’imminente doppio turno casalingo prima in LBA contro una Nutribullet Treviso che sta volando l’8 novembre e poi l’Hapoel Gerusalemme di Sasa Obradovic in EuroCup l’11. Successivamente, l’insidiosa trasferta a Desio contro una Cantù in grande crisi precederà altri due impegni infuocati a Tortona: il match europeo contro il Rīgas Zeļļi e il proibitivo scontro in campionato contro l’Olimpia Milano del 22 novembre. Sarà un filotto di partite determinante: affrontare queste sfide ravvicinate con una rinnovata intensità agonistica e un autentico spirito di sacrificio corale sarà l’unica vera ricetta per scacciare i fantasmi della crisi e rimettere in carreggiata il progetto tecnico.





