Da quando la NBA ha annunciato la sua intenzione di entrare nel mercato europeo con una propria lega in partnership con FIBA, un po’ tutti abbiamo iniziato a chiederci quale futuro potrà avere il basket europeo. Nelle ultime settimane, poi, il riavvicinamento tra NBA e EuroLeague, con la possibilità di una joint venture tra le due leghe, ha aperto ulteriori nuovi scenari. Una cosa è certa: il basket come lo conoscevamo fino a qualche anno fa è destinato a cambiare. Nonostante tutta l’attenzione, al momento, sia riversata sui piani della NBA in Europa, c’è un altro progetto che, silenziosamente, sembra pronto a sconvolgere ulteriormente il panorama attuale del mondo del basket.
A novembre 2026, infatti, inizierà la stagione inaugurale di Project B, una nuova lega di basket internazionale che prevederà sia un campionato femminile che uno maschile. Questa nuova lega dovrebbe seguire un modello per certi versi simile a quello della Formula 1, ovvero una stagione con diverse tappe in giro per il mondo e che premierà, ogni volta, il vincitore di quella tappa. Rispetto al progetto europeo della NBA, finora, su Project B sono filtrate decisamente meno informazioni, anche se il quadro generale, nelle ultime settimane, sta diventando più chiaro. È arrivato quindi il momento di capirci qualcosina in più su questo nuovo progetto e su come potrà davvero impattare il mondo del basket.
I sostenitori
Project B, secondo le prime indiscrezioni, sta ricevendo sostegno da diversi fondi di investimento come Mangrove Capital e Sequence Equity. Almeno sulla carta non dovrebbero essere presenti capitali dall’Arabia Saudita, anche se Project B ha già previsto partnership con società di eventi sauditi come Sela, connessa al fondo pubblico d’investimento saudita.
Uno dei co-founder della nuova lega è Grady Burnett, ex dirigente di Facebook. Tra i principali supporter di questa nuova lega ci sono anche Maverick Carter, business manager di LeBron James, e Misko Raznatovic, potentissimo agente serbo e presidente di BeoBasket. Il primo round di investimenti dovrebbe aver portato circa 5 miliardi di dollari nelle casse di Project B.
Il piano
Come anticipato in precedenza, la stagione inaugurale di Project B partirà a novembre di quest’anno e si estenderà fino ad aprile del 2027. Dovrebbero esserci in tutto 7 tappe, da due settimane ciascuna, in diverse parti del mondo.
Finora sono state ufficialmente annunciate due tappe: una a Valencia e un’altra a Tokyo. Con ogni probabilità, però, ci sarà almeno una tappa in Cina, anche se quest’ultima non è ancora stata annunciata ufficialmente.
Il modello, quindi, sembra essere simile a quello della Formula 1, una lega itinerante che cerca di esportare il proprio prodotto in tutto il mondo. Sia la lega femminile che quella maschile dovrebbero prevedere 66 atleti, divisi in 6 squadre. Come anticipato da The Athletic, dovrebbe essere anche prevista una sorta di lega di sviluppo che punterà al recruiting di giovani talenti, aspetto sul quale si sta concentrando il lavoro di Misko Raznatovic.
Giocatori ma anche soci
Per convincere giocatori e giocatrici di livello ad unirsi a questo nuovo progetto, i fondatori di Project B stanno offrendo non solo compensi molto importanti, ma anche equity all’interno della società, dando quindi agli atleti la possibilità di beneficiare del successo della lega. Come riportato anche da Front Office Sports, Project B sta offrendo contratti milionari ad alcune giocatrici di WNBA. L’idea è di fare lo stesso anche con gli uomini, anche se ad oggi nessun atleta uomo è stato ancora ufficializzato.
Vista la consulenza di Maverick Carter, sono stati in molti a pensare che LeBron James potesse decidere di unirsi a Project B, ma, ad oggi, non c’è ancora nessuna conferma che ciò avvenga. Tra le giocatrici, Project B ha già reclutato atlete del calibro di Sophie Cunningham, Janelle Salaun, Kamilla Cardoso e Jewell Loyd, giusto per fare qualche nome. Ancora nessun dettaglio, invece, sugli atleti uomini che potrebbero unirsi alla lega, anche se l’idea di Project B è quella di attirare giocatori di alto livello, sia dalla NBA che dal basket internazionale.
Lusso anche fuori dal campo
Project B vuole trattare gli atleti e i partner che si uniranno alla lega nel migliore dei modi e per questo si stanno pianificando partnership con grandi aziende e fornitori del settore del lusso. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, Project B sarebbe già in contatto con prestigiose aziende vinicole come Château Haut-Brion e Vega Sicilia. Per la ristorazione ci sarebbero già dei dialoghi avanzati con il pluripremiato chef svedese Bjorn Frantzen (l’unico chef al mondo a gestire tre diversi ristoranti tutti con tre stelle Michelin).
È in arrivo anche una partnership con Four Hundred, gruppo internazionale che si occupa di fornire servizi di concierge e viaggi di lusso. Insomma, Project B vuole posizionarsi come una piattaforma premium incentrata sull’esperienza che integra sport, ospitalità, ristorazione, moda, cultura e lifestyle, un’esperienza che va ben oltre il campo da gioco.
Le possibili criticità
Se nel reclutare le atlete donne, Project B non sta incontrando grossi problemi, la situazione potrebbe cambiare per gli uomini. Un calendario che va da novembre ad aprile, infatti, non crea conflitti con la stagione di WNBA e le atlete della lega americana non hanno vincoli che le impediscono di firmare per altre leghe. Se l’idea di Project B, però, è quella di reclutare anche atleti NBA, allora le cose si fanno più difficili. La NBA, infatti, inizia la propria stagione già a fine ottobre e la regular season non termina prima di aprile, quindi Project B si andrebbe a mettere proprio in mezzo al calendario NBA.
Inoltre, i giocatori sotto contratto con una franchigia NBA non sono liberi di firmare con altre leghe. Essenzialmente, se un giocatore NBA volesse unirsi a Project B, dovrà essere disposto a non giocare nella lega di Adam Silver, rinunciando per almeno una stagione al miglior palcoscenico possibile. Per alcuni giocatori più marginali, che non guadagnano cifre clamorose, convincerli potrebbe non essere un problema. Ma se parliamo di star conclamate della lega, quanti sarebbero disposti a lasciare la NBA per tuffarsi in un progetto del tutto nuovo? Rischiando, magari, di incappare in un flop?
Questa è sicuramente una delle difficoltà che Project B dovrà affrontare nei prossimi mesi, se vorrà reclutare giocatori di alto livello anche dalla NBA. Rimane, ovviamente, da capire se Project B si trasformerà davvero in una realtà in grado di insidiare anche le consolidate leghe professionistiche, o se, invece, rimarrà solamente un’alternativa destinata a non lasciare davvero un impatto sul mondo del basket internazionale. In un periodo di grande trasformazione per il basket globale, però, non possiamo che tenere gli occhi puntati anche su questo nuovo progetto per capire dove potrà arrivare.





