- Awudu Abass: 0/2 da 3 su triple che doveva prendersi, un paio di rotazioni difensive da manuale. Specialista nel bene e nel male. Avere un giocatore chiaramente meno pericoloso in attacco non è sostenibile in EuroLeague, in casa del Real soprattutto: la dura legge dell’alto livello, che richiede un minutaggio superiore a Belinelli solo perché il tiro di Abi scheggia il ferro e non è accolto dalla retina.
- Da inizio partita la scelta del Real su qualsiasi uscita della Virtus, che sia per ricevere o per tirare, è la stessa: anticipare il movimento dell’esterno, non seguire da dietro ma porsi tra il proprio uomo e il bloccante dando le spalle alla palla. Poca qualità nei passatori della Virtus per fidarsi di trovare i lob a scavalcare la difesa e trovare l’uomo sulla linea di fondo. E nel primo possesso in cui ciò avviene è Belinelli a non aspettarsi il passaggio del #6.
- Inizia la serie di specchietti per le allodole: se nei giochi a 2 Tavares non riesce a ricevere, ecco che il momento in cui porta un pin down per il tiratore e la Virtus deve comunicare su quale strategia seguire è l’ideale per un play illuminato come Campazzo di trovare lo spiraglio di un capoverdiano lontano per un solo istante dal controllo mentale e fisico da parte della Virtus. Fintare l’uscita per trovare un altro vantaggio.
- Mickey riceve sul pop. Come Smailagic negli scorsi Playoff di EuroLeague, l’unica reale chiave difensiva contro il Real è costringere i Blancos o a rinunciare a Tavares per un assetto più mobile sul perimetro o far pagare con una quantità maggiore del solito di conclusioni dal perimetro. Se il lungo riceve e ha spazio, e se il lungo ha una mano educata come quella di Mickey, il tiro deve essere preso, a prescindere se quello prima è entrato o meno. Ma, come già in qualche sparuto caso a Cremona, la Virtus non ha ancora raggiunto lo status di consapevolezza che le permette di non rinunciare ai tiri dall’arco che devono essere tentati a prescindere, anche in serate con percentuali sporcate.
- Come da inizio stagione, l’unica situazione di gioco in cui il Real Madrid pare una squadra “normale” è la difesa sul P&R: se il blocco è portato all’altezza e con gli angoli giusti, l’ombrello-Tavares anestetizza se non si fa chiudere con le finte di tiro del palleggiatore e il roll puntuale del bloccante. Bryant Dunston è professore universitario in materia, e un paio di ricezioni nel finale di 2Q ridanno un minimo di speranza a una Virtus ingolfata.
- Primo assist dal pitturato per un uomo nel pitturato di Shengelia? 53-35, ultimo minuto del 2Q: segnale di quanto la squadra di Banchi abbia fatto fatica a interpretare gli spazi concessi dal Real Madrid in punta e su lato debole.
- La fiamma lucida in ogni brano della gara della Virtus è Daniel Hackett, unico in grado di leggere cosa la squadra avversaria cerca di concedere. Esempio? 7 tiri liberi tentati nei primi 3Q, 1 in più del totale delle prime 6 gare di EuroLeague di questa stagione. Il Real Madrid mette pressione sulle uscite e sulle linee di passaggio ma meno sul portatore? E allora il portatore ha più agio nell’attaccare il canestro.





