3Q – 4Q
- Reggio rientra dagli spogliatoi ancora 1-3-1 per raddoppiare più rapidamente il post di Shengelia e contenere il ribaltamento virtussino sullo stesso quarto di campo. Il continuo mescolamento tra zona e uomo porta Reggio a perdersi talvolta la marcatura nei primi secondi dell’azione o in seguito alla ricezione in post, i due momenti topici per osservare alla luce del giorno le scelte difensive: la serata ispirata dalla lunga di Lundberg tiene lì una Virtus che non avrebbe le gambe per farlo, ma la testa sì.
- Tanta la fatica nel produrre in attacco quanta l’applicazione difensiva nell’eseguire possesso dopo possesso una difesa in bilico tra lo show aggressivo e la trap: in una serata in cui le percentuali non assistono, Bologna si converte in una squadra che vorrebbe spuntarla “facendone segnare uno in meno” e non conducendo una gara ad alto ritmo e punteggio. Reggio Emilia non ha taglia per costituire un problema a rimbalzo, quindi la Virtus può forzare i raddoppi sulla palla e giostrare le rotazioni in inferiorità numerica.
- Col Bayern la Virtus ha vinto una partita apparentemente inspiegabile, a Reggio Emilia la Virtus torna avanti di 1 a 3’26” dalla fine del 3Q in maniera altrettanto complicata da giustificare in superficie. Le rotazioni di Reggio Emilia sul lato debole aiutano sì a motivare il recupero dei punti a tabellone, a maggior ragione se l’uomo libero lasciato sul perimetro è Iffe Lundberg, ma è la nuova asticella di dispendio energetico in difesa a fare la differenza. Come con i bavaresi in EL, il 3Q è simbolo di come le scelte possono essere giuste sin dal principio, ma solo sporcandosi nel fango (stunt molto più pronunciato, lavoro a spezzare la linea dei consegnati, deny sul primo ribaltamento delle delay action di Reggio) si può superare il banco di nebbia (tutti gli errori in appoggio non commessi da inizio stagione ad adesso, condensati nei primi 28′ del PalaBigi).
- Al ritmo della Virtus, Reggio prova a trovare una risposta partendo dalla difesa: il tag sul rollante è molto più profondo, anche a costo di costringere eventualmente la guardia di lato debole a ruotare dal gomito fino in angolo per contestare la tripla, per mettere più corpi possibili addosso a Lundberg e Hackett, i più efficaci attaccanti virtussini di serata.
- L’impatto di Awudu Abass a cavallo tra 3Q e 4Q: al di là delle triple in catch&shoot dall’angolo – tiro che ha dimostrato di saper mettere a qualsiasi livello e con qualsiasi minutaggio – è la difesa individuale su Kevin Hervey a risultare un fattore. L’unico 4 di serata in grado di combinare mobilità e lunghezza nel matchup con l’ex di giornata, con Shengelia meno rapido e Polonara meno stazzato (in questo momento della carriera di Achi).
- Altra possibile risposta di Reggio Emilia: full court press, con Weber e Smith a mettere pressione e accenni di raddoppio su Pajola a tutto campo. Controrisposta ulteriormente aggressiva della Virtus: raddoppi sulle uscite per Smith, con Cordinier e il passo verso la linea di passaggio di Zizic a rompere le uova nel paniere dell’ex Bahcesehir. Controcontrorisposta di Reggio Emilia: show ancora più esasperato di Faye sui P&R centrali di Hackett, col senegalese a forzare la penetrazione a Daniel e recuperare i possessi grazie alle braccia sulle linee di passaggio.
- L’eleganza armonica delle triple in transizione di Kevin Juwan Hervey: giusto che il lampo di talento metta il punto a una partita faticosa da vedere e da giocare, regalandoci il retrogusto dolcissimo dell’essenza della pallacanestro.
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