Un lutto ha scosso il mondo della pallacanestro italiana nelle ultime ore. Si è spento all’età di soli 44 anni Ruben Douglas, giocatore tra i più rappresentativi della storia della Fortitudo Bologna e della Serie A tutta. La morte non è mai attesa ma solamente foriera di dolore, e in questo caso ancora di più. La scomparsa di Douglas sconvolge nel veder crollare un mito, un uomo che per sempre rimarrà negli annali del nostro campionato. Per chi non lo avesse conosciuto, in diretta o recuperando la sua storia successivamente, parliamo di chi era e cosa ha significato Ruben Douglas per la Fortitudo Bologna.
Guardia statunitense nata a Pasadena nel 1979, dopo le giovanili alla Bellarmine-Jefferson High School, Douglas trascorse i suoi anni di college prima all University of Arizona e poi alla University of New Mexico. In questa seconda esperienza, in particolare, si fece notare come miglior realizzatore di tutta la Division I nella stagione 2002-2003, diventando anche quinto di sempre nella storia dell’istituto. Nonostante questo non venne selezionato al Draft NBA 2003, scegliendo di iniziare la propria carriera professionistica in Europa.
La sua prima tappa oltreoceano fu al Panionios, nell’A1 Ethniki. L’americano mostrò immediatamente tuto il suo talento, segnando 20 punti di media e venendo selezionato per l’All Star Game greco. Traguardi che fecero segnare il suo nome sui taccuini di molti scout, e valsero la chiamata della Fortitudo Bologna nel luglio 2004. In stagione regolare Douglas non deluse le aspettative, segnando 13 punti di media in 26 minuti, ma furono i Playoff di quell’anno che lo consegnarono definitivamente alla storia.
L’americano mantenne le sue cifre anche nei Playoff, aiutando la Fortitudo Bologna ad arrivare in finale Scudetto dopo aver superato Roseto e la Virtus Roma. Ad attendere i biancoblu c’era l’Olimpia Milano guidata da Lino Lardo. In una sfida tra leggende da un lato (Basile, Belinelli, Mancinelli) e dall’altro (Singleton, Blair, Djordjevic), Douglas riuscì a prendersi tutti i riflettori nella decisiva gara 4 al Mediolanum Forum.
Con Bologna avanti 2-1 nella serie, era il 16 giugno 2005 e Milano si trovava in vantaggio per 65-64 allo scadere dei regolamentari. Dopo una tripla sbagliata di Calabria, Basile cattura il rimbalzo con 3 secondi rimasti sul cronometro. Qualche palleggio per cercare un pertugio, e poi l’italiano passa la palla a Douglas. L’americano si alza ben oltre la linea del tiro da tre punti, contestato dallo stesso Calabria, e scaglia una tripla allo scadere della sirena che incredibilmente entra. Gli arbitri, tra cui Carmelo Paternicò, vanno all’Instant Replay (introdotto in quella stagione) per verificare. Dopo minuti di attesa interminabile, infine confermano quello che i tifosi bolognesi fino a quel momento avevano sognato: canestro buono, e secondo scudetto vinto dalla Fortitudo nella sua storia.
Un’azione che è entrata di diritto negli annali della storia Fortitudo ma anche del nostro campionato tutto. Douglas ha lasciato così un ricordo indelebile, pur lasciando Bologna al termine di quella stessa stagione. L’americano volerà in Russia, dove con la Dinamo Mosca vincerà una Coppa ULEB venendo premiato come MVP. Successivamente la sua carriera lo porterà in Spagna e, per un breve periodo, nuovamente in Italia con la Virtus Roma.
Ciò che più conta è che Douglas non si staccherà mai dall’immagine di quel tiro, ne dall’affetto dei tifosi bolognesi. In tutti questi anni l’americano aveva seguito le vicende Fortitudo con passione, ricevendo dimostrazioni di calore dagli appassionati ogni volta che ce ne fosse l’occasione. Per questo, la sua morte lascia un vuoto. Ancora più indelebile, tuttavia, rimarrà il suo nome nella storia della pallacanestro italiana. Grazie, Ruben, per averci fatto emozionare e amare questo sport ancora di più.





