Nella giornata di ieri è arrivato il tanto atteso comunicato ufficiale da parte di EuroLeague che annuncia l’assegnazione delle Final Four di quest’anno ad Abu Dhabi. Era una notizia nell’aria ormai da mesi ma EuroLeague si è davvero presa il suo tempo prima di arrivare all’ufficialità. Considerando che la Final Four sarà a fine maggio e ci troviamo già, sostanzialmente, a febbraio, questa decisione rappresenta un vero e proprio unicum nel modus operandi di EuroLeague, che mai aveva tardato tanto ad annunciare la città sede della Final Four. Questo slittamento rappresenta un ulteriore segnale di quanto questa decisione sia stata meno semplice di quanto ci possa aspettare. IMG, il principale partner finanziario di EuroLeague, ha spinto molto perchè si scegliesse Abu Dhabi. L’emirato, infatti, aveva messo sul tavolo una proposta economica che nessun’altra città europea avrebbe potuto pareggiare.
Inoltre, vi era la volontà di aprirsi verso un mercato che anche la NBA ha già testato grazie alla presenza degli Abu Dhabi Games, una serie di partite di pre-season che la lega americana organizza nell’emirato già da qualche anno. Non tutti i club erano d’accordo nell’approvazione di Abu Dhabi come sede della Final Four. Specialmente Real Madrid, Olympiacos e Maccabi Tel Aviv avevano espresso i propri dubbi nel portare la Final Four così lontano, in un paese storicamente tutt’altro che cestistico. Ma all’interno di una lega privata ci si muove prima di tutto verso le migliori opportunità economiche e Abu Dhabi rappresenta esattamente questo: un’opportunità economica senza precedenti.
Per IMG la Final Four ad Abu Dhabi era un must per raggiungere i paletti economici che erano stati prefissati e che hanno attivato automaticamente l’opzione di estensione della partnership con EuroLeague, la quale era comunque già ben disposta a proseguire il rapporto con il gruppo americano. Per respingere le mire espansionistiche della NBA, EuroLeague punta soprattutto sulla propria conoscenza del mercato europeo ma deve necessariamente spingere sull’acceleratore in termini di incassi. Solo garantendo cifre migliori ai club partner, EuroLeague sarà davvero in grado di respingere l’assalto di NBA e FIBA. Per far si che questo avvenga, però, bisogna iniziare ad avere anche un’organizzazione più capillare. EuroLeague, almeno dall’esterno, continua a dare la sensazione di essere un’entità che continua a vivere di stagione in stagione, non programmando a sufficienza.
Già a novembre scorso fonti interne a EuroLeague avevano espresso a Backdoor Podcast frustrazione riguardo ai tempi estremamente lunghi che si stavano paventando per la scelta della sede della Final Four.
Gli organizzatori di Belgrado, l’altra grande candidata ad ospitare la Final Four di quest’anno, hanno lamentato la poca trasparenza del processo di selezione da parte di EuroLeague, considerando che Abu Dhabi è stata inserita d’ufficio, senza seguire la procedura tradizionale di candidatura.
Insomma, tra tempi biblici e poca trasparenza, EuroLeague ha fatto un lavoro tutt’altro che soddisfacente nell’assegnazione di questa Final Four. Da quella che è la massima competizione europea è lecito aspettarsi di meglio a livello organizzativo.
Ovviamente, poi, c’è da considerare l’insoddisfazione di molti tifosi. Sono tantissimi i fan critici verso la decisione di portare la Final Four ad Abu Dhabi. Per i tifosi si tratta di un viaggio molto più lungo e costoso rispetto ad altre destinazioni europee. Inoltre, sono tanti a temere che EuroLeague vada sempre di più verso una deriva “business” che metterà totalmente in ombra la tradizione del basket europeo.
I club, nel frattempo, hanno deciso di proseguire con il format attuale anche nel prossimo futuro, pur lasciandosi delle clausole d’uscita nel caso in cui EuroLeague e IMG non mantengano i paletti economici promessi. L’accordo con Abu Dhabi, ad oggi, è solo per la Final Four di quest’anno, mentre per la Final Four del 2026, ad oggi, l’unica reale candidata è Belgrado, che aveva presentato una proposta triennale a EuroLeague.
Se la Final Four di Abu Dhabi sarà un successo o meno, ce lo dirà solamente il tempo. EuroLeague, però, deve iniziare a mostrare molta meno approssimazione quando si tratta di organizzare eventi di questa portata.
All’interno dell’organizzazione si sottolinea spesso come negli anni i risultati economici siano migliorati molto, nonostante il rallentamento generato dal Covid, ma a livello di gestione si continuano a notare situazioni non al livello di una competizione di questo genere.
Se si vuole davvero fare un passo in avanti, non si possono semplicemente ignorare questioni del genere. Se EuroLeague rappresenta davvero l’apice del basket europeo, si comporti come tale.
