CONCLUSIONI
Così come le altre guardie del roster di Reggio Emilia, Jamar Smith ha la sinistra e innata abilità di scegliere accuratamente i momenti della partita in cui elevare il proprio livello: l’esperienza ultradecennale in Europa lo porta a capire quando conviene lasciare spazio a un compagno più caldo e quando invece prendersi in prima persona l’onere di togliere le castagne dal fuoco. Lo stesso assunto è valido anche per la metà campo difensiva: se è richiesto cambiare la marcatura per impedire al miglior scorer avversario di mettere punti a tabellone, Smith non si esula certamente dalla contesa. La combinazione è letale, per gli avversari: in Europa esistono pochi giocatori clutch, in grado di fare giocate pesanti in momenti tirati della partita, come Jamar Smith.
Sull’integrità fisica non ci dovrebbero essere troppi dubbi: non sarà replicabile il minutaggio del triennio di Kazan, ma Priftis e Coldebella ritrovano uno Smith in grado di replicare la stessa qualità di pallacanestro, pur se in un numero inferiore di possessi. Ci saranno momenti in cui la gravity di Jamar Smith in attacco costringa qualche difesa di LBA a trasformare la partita in un 4vs4, dedicando un difensore all’esclusione del 37enne e liberando più spazio a beneficio del resto del quintetto.
Reggio Emilia, sulla carta, è una squadra in grado di crescere di rendimento nell’andare della partita, con la giusta dose di knowledge ed esperienza per capire dove e come colpire l’avversaria. Difficile dire se l’ordine di grandezza di Smith sarà paragonabile a quello di Milos Teodosic, Sergio Rodriguez, David Logan o, per rimanere in ambito reggiano, Andrea Cinciarini. Ma che possa essere l’ennesimo veterano in grado di nobilitare la LBA con prestazioni cattedratiche, si dovrebbe aver poco da sindacare.





