Attacco
Partiamo subito con lo spiegare la, provocatoria, premessa di questo articolo. Karvel Anderson è un tiratore, puro, di quelli che se il basket fosse guerra medievale starebbero sul castello a sparare frecce. Allo stesso tempo è anche un giocatore che ha molto bisogno di iniziare bene per garantire un buon rendimento alla sua squadra. Naturalmente di solito è così e le sue percentuali dalla lunga in carriera lo confermano. Semplicemente quando non centra i primi tiri non è strano vedergli fare 0/8 (gara 4 finali A2 contro Udine) o addirittura 0/11 (gara 4 semifinali contro Pistoia).
Come dicevamo la caratteristica principale di Karvel Anderson è sicuramente il tiro, ma quali tipi di tiri preferisce? Partiamo col dire che nonostante il tiro dalla lunga sia il suo marchio di fabbrica (399 tentativi nel corso della passata stagione) non è un giocatore che disdegna il midrange (134 tentativi) mentre per le penetrazioni faremo un discorso separato. Anderson sembra semplicemente tirare dal punto che gli porta più vantaggio sul suo diretto avversario.
La guardia veronese non è particolarmente propensa a prendersi tiri in isolamento o comunque cercando di battere il proprio marcatore dal palleggio. Ama giocare sui blocchi dei propri lunghi e le soluzioni che preferisce sono il palleggio arresto e tiro in uscita dal blocco sul pick n’ roll e il catch n’ shoot in uscita dai blocchi. Questa sua ultima peculiarità ci porta ad indagare un aspetto molto interessante del gioco di Anderson: i movimenti off the ball.
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Anderson è infatti un ottimo giocatore off the ball, che sfrutta la sua gravity dalla lunga per muovere le difese, che dovranno sempre avere un occhio su di lui. Se infatti mentre la palla è da un’altra parte Anderson riesce a liberarsi grazie ad un blocco o un cambio di direzione e gli arriva palla i tre punti sono pressocché assicurati. Ciò permette, soprattutto a livello di A2 di avere una costante minaccia alla difesa, che nel mentre deve occuparsi anche di controllare il portatore di palla. Non è quindi un caso che nel 17.9% delle occasioni tira in uscita dai blocchi, ricavando 2.7 punti da questa situazione.
Unico neo in questa sua caratteristica è il come è stata sfruttata a Verona lo scorso anno. Spesso infatti la palla rimaneva ferma, un lungo era completamente deputato ad assecondare i movimenti di Anderson e si aspettava una sua uscita sul perimetro per servirlo. Questo tipo di gioco non è naturalmente trasportabile al piano superiore, ma se si riuscisse a sfruttare questa caratteristica di Anderson in un sistema più strutturato e variegato il gioco di Verona avrebbe sicuramente un miglioramento importante.
In ultimo Karvel Anderson è anche un discreto finalizzatore al ferro. Nella scorsa stagione ha concluso 115 volte nell’area pitturata (è quindi la soluzione che ha preso meno) portando a casa un canestro il 49% delle volte. Non è uno slasher o un giocatore particolarmente esplosivo e non riesce a concludere con troppo traffico. Essendo molto veloce tuttavia è molto bravo in transizione, e spesso trova conclusioni al ferro proprio in questa situazione di gioco.





