Hai giocato con Jalen Reynolds (passato in Italia a Recanati e a Reggio, attualmente all’Unics Kazan) al college: ti aspettavi una carriera così positiva per lui quando eravate insieme a Xavier?
Assolutamente. Ti diro di più: abbiamo giocato anche all’high school insieme (Brewster Academy), ha sempre avuto grandissimo potenziale. Appena ha avuto l’opportunità in Eurolega (Barcellona, Zenit, Maccabi, Bayern) l’ha colta e l’ha sfruttata.
Pensi che la tua carriera abbia rispettato le aspettative che avevi da giovane?
Si ha sempre un motivo per lavorare e continuare a migliorare, ma penso di aver sempre tirato fuori il meglio da me stesso. Non posso rimproverarmi niente.
Dopo l’esperienza con gli OKC Blue sei arrivato a Pesaro: cosa ha rappresentato la VL in quanto prima tappa della tua carriera europea? Hai percepito la tradizione e la passione di una piazza come quella pesarese?
Lì ho avuto l’opportunità di iniziare a imparare il gioco europeo: ho capito come giocare a pallacanestro. Pesaro è stata una delle migliori esperienze della mia vita, mi ha messo in mostra come atleta professionista sulla mappa internazionale del basket. Trevor Lacey, Austin Daye, Shaq McKissic: vedere la parabola delle loro esperienze e pensare di averne condiviso una parte importante è davvero notevole.
Hai mai provato a Pesaro la pizza Rossini…
Non sono sicuro ma penso di sì…
…pizza con uovo e maionese?
Sì sì, l’ho vista e ho pensato: “Ma come si fa?”. No, direi che non mi è piaciuta (ride, ndr)…
Hai partecipato alle NBA Finals 2013 in maglia OKC: quei Thunder avevano KD, Russell Westbrook e Harden. Cosa ha significato a livello individuale essere così vicino, anche sul campo, a campioni così grandi? In particolare, Russ è una stella di cui nessun altro giocatore ha mai parlato male: che tipo di persona e di carattere è?
Russ mi ha preso sotto la sua ala: mi ha insegnato come approcciare le partite, come curare il corpo e l’alimentazione, come competere su ogni singola palla in ogni singola partita. Fuori dal campo era disponibilissimo ad aiutare tutti, sia compagni che membri dello staff. Alcune superstar non sono come lui: oltre a essere un grandissimo giocatore è una bellissima persona, che tratta con la massima serietà ogni aspetto della quotidianità.
Quella squadra era per certi versi sottovalutata: raggiungere le Finals è stato possibile grazie a quali segreti? Come si è creata quella chimica?
KD quell’anno sembrava fosse controllato dalla playstation: non sbagliava mai! Appena riusciva a trovare spazio sul parquet era canestro, non ci potevi fare nulla. La sua fiducia e quella di Russ contagiava anche noi giovani, hanno portato tutta la squadra su un altro livello.
La stagione 2017 è stata storica per Russ: la tripla doppia di media è inspiegabile per noi esseri umani. Tu sei stato a realizzare il canestro decisivo per fargli raggiungere questa cifra: cosa hai provato?
Al momento non ci stavo minimamente pensando, ho semplicemente ricevuto nell’angolo e ho pensato “No, non lo sbaglierò”. Non ci avevo pensato prima!
Ti ha ricompensato con qualche regalo o nulla?
Niente di niente (ride, ndr)!
La squadra sentiva pressione per far raggiungere quel record a Russ oppure la situazione era tranquilla, come se non ci fosse nulla di strano?
Penso fosse tutto naturale: Russ è sempre stato un competitor, sia che avesse quelle cifre o no. Si è sempre buttato su qualsiasi palla vagante: era difficile vedere la differenza tra quel Russ e il Westbrook di sempre. Per noi compagni di squadra non cambiava nulla.
