HomeIntervisteSfairopoulos: "Mi manca il basket, Eurolega più combattuta con meno qualità"

Sfairopoulos: “Mi manca il basket, Eurolega più combattuta con meno qualità”

Coach, lei è una delle figure più importanti dell’EHCB. Per la prima volta hanno partecipato all’edizione annuale del congresso anche gli arbitri di EuroLeague per condividere le loro visioni su regolamento e interpretazione dello stesso, anche il gruppo di scienziati di Kinexon hanno mostrato cosa il loro sistema di monitoraggio dell’allenamento può aiutare l’analisi dell’allenamento. Un suo giudizio sull’edizione 2023 dell’EHCB Congress di Antalya? Pensa che finalmente i coach siano più aperti e disponibili a ricevere stimoli e consigli non solo dai propri staff ma anche da punti di vista “esterni” alla pallacanestro giocata?

Questo è indubitabilmente il futuro. Tutte le tecnologie coinvolte in particolare nella pallacanestro sono sempre benvenute per aiutarci ed espandere la nostra conoscenza, darci più informazioni su come possiamo giocare e performare meglio. Da parte di noi allenatori è davvero significativa la presenza e l’incontro con la dirigenza di EL e la nuova direzione degli arbitri. Bodiroga e Hierrezuelo sono arrivati a farci visita, dopo che io avevo già incontrato ELPA (associazione giocatori, ndr) e UEBO (associazione arbitri, ndr) durante le Final 4 a Kaunas. Tutta questa unità d’intenti è rivolta unicamente al bene dello sport! Ad Antalya sono venuti anche coach e assistenti di EuroCup, anche per loro le porte sono aperte. Noi vorremo che tutti si sentissero partecipi dell’associazione, venire e scambiare idee. Le masterclass e i clinic hanno avuto molto più riscontro e successo rispetto agli anni precedenti: speriamo di continuare a espanderci attraverso gli allenatori di tutta Europa, anche al di fuori del mondo di EuroLeague, in modo da rafforzare la voce dei coach, condividere le conoscenze tra di noi e i giovani coach che parteciperanno agli eventi.

Media e giornalisti raccontano la pallacanestro con occhio esterno, mentre allenatori e giocatori la pallacanestro la fanno. Lo stesso oggetto, ma visto da due punti di vista differenti. Come può migliorare il nostro rapporto per creare un prodotto migliore? Come possiamo aiutarci a vicenda? Come possiamo approcciare meglio la vostra figura prima, durante e dopo la partita e dove potete voi migliorare la comprensione della nostra intenzione e necessità di informare e raccontare la pallacanestro?

Per prima cosa occorre avere rispetto reciproco. È troppo importante che ognuno rispetti l’altro. Noi abbiamo bisogno della critica dei media perché quella costruttiva ci permette di migliorare e rendere di più. D’altra parte, i giornalisti dovrebbero ascoltare di più gli allenatori quando spiegano le proprie scelte di campo: i media talvolta non hanno gli strumenti per capire ciò che succede a livello di X’s and O’s ma noi sì, è il nostro mestiere. Quando tutti capiremo che i coach devono fare il proprio lavoro e i giornalisti il loro, la collaborazione sarà sui giusti binari. Credo che negli ultimi anni il rapporto stia gradualmente migliorando: le nuove generazioni di coach, giocatori e giornalisti sono più aperti a discutere di e supportare la pallacanestro. Non possiamo dimenticare che noi lavoriamo grazie a questo sport! Se si scrive qualcosa di negativo per il basket si mette in cattiva luce sia il vostro lavoro che il nostro. Se un allenatore si rivolge in malo modo alla stampa sta andando contro l’interesse di tutto e tutti. La comunità della pallacanestro è molto piccola: lo sport è diffuso globalmente ma la community del basket in Europa è ristretta, tutti ci conosciamo alla fin fine. In fin dei conti dobbiamo avere, tutti, amore per lo sport. Questo amore per il basket si basa su rispetto, preparazione ed etica del lavoro.

Secondo lei, per quel che ha visto dentro e fuori dal campo, quali sono i migliori coach emergenti del panorama europeo? Chi pensa avrà un grande futuro davanti a sé in Europa, in EuroLeague o in giro per il mondo? Non lo prenda come un tentativo di endorsement o di tampering!

Non voglio indicare nessuno in particolare. Penso che tutti gli allenatori della nuova generazione devono avere la stessa possibilità e opportunità di raggiungere la vetta, non solo uno, due o tre di loro. Lo vediamo tutti come alcuni di essi hanno iniziato molto bene la loro carriera in Europa, molti stanno crescendo ed evolvendosi. Non farò nomi ma vedo molti giovani che hanno imboccato la giusta via. In più, credo che in futuro vedremo staff sempre più allargati e competenti.

 

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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