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Simone Fontecchio: “I giovani in Italia non li fanno giocare”

In vista di Eurobasket 2025, la punta di diamante dell’Italbasket sarà sicuramente Simone Fontecchio. Da qualche anno a questa parte, l’ala ex Baskonia è diventato il talento più rilevante della pallacanestro italiana mettendosi in luce con prestazioni decisive in più competizioni internazionali consecutive. Arrivato all’età di 29 anni, da giovane promessa del nostro basket, Fontecchio è diventato leader assoluto della Nazionale nonché unico rappresentate del nostro Paese in NBA.

Prima di arrivare a questo status, tuttavia, la carriera di Fontecchio si è dipanata attraverso vari percorsi. Partendo dalle giovanili alla Virtus Bologna, passando per le varie esperienze in Italia e successivamente quelle all’estero all’Alba Berlino e al Baskonia. Simone Fontecchio ha attraversato tutti gli step possibili e immaginabili nella propria carriera, prima di arrivare al punto dove è oggi. Proprio per questo motivo, la sua traiettoria viene presa oggi come punto di aspirazione di molti talenti del nostro basket.

Viste le tante esperienze vissute, cosa consiglierebbe di fare lo stesso Simone Fontecchio ai giovani talenti italiani per districarsi in un mondo complicato come quello del professionismo? Intervistato da Il Corriere dello Sport, il leader della Nazionale ha risposto al quesito senza esitazioni.

“Di decidere bene per il loro futuro e guardare bene oltre frontiera visto che in Italia non li fanno giocare. Non è una polemica, per carità, ma una constatazione. I motivi sono tanti ma siamo tra le nazioni che danno meno spazio ai giovani. Ora poi con i soldi che girano nella Ncaa, e che quando io avevo l’età loro nemmeno ci sognavamo, è tutta un’altra storia.”

Una scelta che già molti dei talenti del nostro basket hanno intrapreso. Tra questi basta menzionare Garavaglia, che recentemente ha affrontato questo stesso discorso. Secondo l’ex Milano alla pallacanestro italiana manca coraggio, e Fontecchio sembra concordare con la sua versione. A chi non dovrà mancare coraggio è invece proprio la spedizione Azzurra verso Eurobasket. Il talento puro non è forse dalla parte dell’Italia, ma il gruppo è ben rodato e quest’anno si presenterà con giovani investiti di nuove responsabilità come Saliou Niang. Che presto anche il neo giocatore della Virtus possa decidere di provare l’esperienza all’estero, magari in NBA?

“Io spero per lui di si. Le qualità ci sono ma lo sa anche lui quanto sia complicato prendere la scaletta dell’aereo per andare a giocare di là. Dipende molto dalla voglia di sacrificarsi e dalla sua potenziale crescita.”

Per concludere, Fontecchio conferma il proprio ruolo di responsabilità all’interno della squadra azzurra, soprattutto in attacco. Ma l’Italbasket è piena di leader sotto tanti punti di vista, e questo dovrà essere uno dei punti di forza maggiori del gruppo per arrivare a raggiungere il sogno medaglia agli Europei.

“In attacco si, mi sento leader, ma se in difesa prendo uno sfondamento o faccio un assist per un canestro di un compagno sono felicissimo. Percepisco la volontà della squadra di arrivare a me, ma i leader sono tanti. Prendete Nik Melli. Lui è un esempio in campo e fuori. E fuori c’è Gianmarco. Poi se Pajo (Pajola, ndc) e Marco (Spissu, ndc) mi mettono in ritmo, io i miei tiri li ho sempre presi e sempre li prenderò.”

 

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

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