L’Olimpia Milano solleva il primo trofeo stagionale dopo una Supercoppa in cui non ha trovato avversario in grado di batterla. Neanche una Virtus coriacea, mai doma ma ancora lontana dal massimo del rendimento, è riuscita non solo a vincere, ma in realtà anche solo rimanere avanti nella partita. Era la finale attesa e i tifosi delle due squadre erano carichi per gli sfottò anche a causa di una rivalità montata ad arte, che sicuramente non è un male per il basket, anzi.
Però non ci si deve fermare lì. La partita ha dato tantissime indicazioni e se vogliamo positive per entrambe le squadre, anche se dirlo alla Virtus ora non è il momento migliore.
I bianconeri sono andati sotto nel loro tallone d’Achille endemico del primo tempo, sono rimasti in vita mantenendo il distacco nella soglia dell’accettabilità per poi aggredire l’Olimpia e giocarsi la partita fino in fondo. Il buono per la squadra di Djordjevic è aver capito che con quel tono fisico in difesa possono giocarsela contro tutti, anche contro una corazzata costruita per obiettivi importanti di Eurolega. Senza il miglior Teodosic e con un Markovic offensivamente nullo, ha trovato pronti sia Abass che Alibegovic. Ha morso le caviglie per tutto il secondo tempo e ha capito però che per fare il passo successivo, ovvero pensare all’Eurolega, serve qualcosa in più che non necessariamente potrebbe essere Teodosic e Markovic al loro meglio. Al contempo, con un tono fisico e atletico così, a oggi solo Milano e Venezia possono stare al tavolo con loro e questo crea consapevolezza. Qualche dubbio ancora sulla gestione delle rotazioni rimane, magari anche per una condizione/integrazione ancora non perfetta di qualche giocatore.
Per Milano invece il fatto di essere stata avanti 80 minuti contro le due maggiori pretendenti al trono è un messaggio piuttosto forte che recita: non siamo forti solo sulla carta. Messina forse ha già gettato la maschera pensando al quintetto con Hines e Datome lunghi per giocare i minuti cruciali delle partite, ma ha avuto una risposta sontuosa da Kevin Punter. L’ex Virtus non ha solo messo punti, ma ha anche giocato una difesa su Teodosic d’incredibile solidità e continuità. Senza Micov dopo tre minuti e con un Delaney malconcio dopo un primo tempo importante, l’Olimpia ha trovato risorse nel suo infinito roster, anche in capitan Cinciarini autore di qualche giocata provvidenziale. Però come sempre sono i campioni a decidere le partite, così la difesa di Kyle Hines su ogni pallone, la tripla di Rodriguez che finalmente può arrivare fresco ai finali e una prova da killer di Gigi Datome hanno chiuso la contesa. Forse quello che mancava all’Olimpia l’anno scorso erano sì le rotazioni a un certo livello, ma anche la leadership di chi sa come si vince e ora tanti di questi vestono la maglia biancorossa. Nota (non tanto a margine) per capire quanto fosse importante per Milano questa competizione, guardate le reazioni di Messina alla sirena…la faccia, il sorriso, i festeggiamenti…a settembre non so se lo abbiamo mai visto così coinvolto. Sono segnali.
Una finale di Supercoppa di questo livello e con questi grandi campioni in campo non la vivevamo da tanto, tantissimo tempo e a prescindere da come sia andata, è il massimo che il campo possa proporre per rilanciare il prodotto…ora tocca a tutto il resto.
