Le lacrime di Amedeo Tessitori durante la standing ovation del Taliercio resteranno probabilmente l’immagine più nitida di questa finale scudetto per i tifosi della Reyer. Gara 4 ha consegnato il tricolore all’Olimpia Milano con il punteggio di 86-72, chiudendo la serie sul 3-1, e il capitano veneziano non è riuscito a trattenere l’emozione all’ultimo cambio, mentre il palasport lo salutava in piedi.
Per Venezia c’è tanta amarezza, ma anche la consapevolezza di chi sa di aver disputato qualcosa di importante. Dopo le eliminazioni in Coppa Italia e in EuroCup, i playoff hanno cambiato tutto grazie ai successi contro Tortona e Virtus Bologna: “Noi ci credevamo davvero, abbiamo lottato su ogni pallone perché eravamo convinti e in gara 3 si è visto. Quando arrivi vicinissimo a un obiettivo così importante e lo vedi svanire davanti a te, non è facile da digerire”, ha detto Tessitori a Il Gazzettino di Venezia.
Gli errori della finale e il limite delle rotazioni corte
Gara 3, vinta al Taliercio 109-97, era stata una delle prestazioni più esaltanti dell’intera stagione, e ha reso ancora più bruciante il ricordo dei primi due atti della serie, giocati al Forum e dominati dall’Olimpia. Tessitori non si nasconde quando si parla dei limiti che hanno pesato sulla finale: “Non possiamo dire di aver disputato un percorso perfetto, abbiamo commesso degli errori e avremmo potuto dare qualcosa in più. Però abbiamo dimostrato di saper giocare un basket di altissimo livello. Quella che ci è mancata è stata un po’ di profondità di squadra in più.“
Un tema, quello delle rotazioni corte, che ha accompagnato Venezia per tutta la stagione. Gli innesti di Denzel Valentine e Chris Horton non hanno dato i frutti sperati, e in una finale scudetto, dove la stanchezza fisica si accumula rapidamente, la mancanza di alternative di qualità si è fatta sentire pesantemente.
Tessitori e il bilancio personale e il futuro in Laguna
Amedeo Tessitori chiude comunque l’anno con la consapevolezza di aver raggiunto un livello personale mai toccato prima: “A inizio anno ricoprivo un ruolo un po’ più esterno e dovevo affrontare la partita in maniera diversa, poi il coach mi ha dato più fiducia e ho cambiato metodo di approccio. Sono stato bravo perché non ho avuto periodi lunghi di adattamento, mi sono calato velocemente sulle esigenze della squadra perché un po’ di esperienza e maturità ce le ho.“
Dopo quattro anni in laguna, il futuro di Tessitori è ancora da definire ufficialmente, ma l’intenzione è chiara: restare e riprovare a vincere lo scudetto con la Reyer. Nel frattempo, prima di raggiungere la nazionale, si concederà qualche giorno di vacanza in Toscana: “Sono in un limbo, non riesco ancora a metabolizzare pienamente dal punto di vista mentale e fisico. Si è concluso un percorso stagionale intenso, abbiamo dato davvero tanto.“
