Nell’ultima puntata di Backdoor Call si è parlato del caso Trapani e, più in generale, del tema controlli e giustizia sportiva nella pallacanestro italiana. Di seguito le parole riportate in puntata:
“Adesso che il campionato finisce così, la domanda che ci facciamo sempre in questi casi è: come facciamo a fare sì che non succeda? E poi tanto risuccede. Esatto, tanto risuccede. Quindi è inutile chiederselo, o meglio: bisogna sempre chiederselo.
C’è tutta una questione dietro, perché qui sembra che la colpa sia solo di Trapani. Ovviamente la prima cosa è che non è colpa dei giocatori, non è colpa dei tifosi: siamo totalmente d’accordo. Anzi, massima solidarietà sia a chi ha giocato in queste condizioni, con un comportamento super professionale, sia a chi ha seguito la squadra, sia a chi si trova in balia delle cose.
Però c’è sempre un concorso di colpa. Il ladro ha la colpa principale, ma chi gli permette di rubare, facendo un esempio estremo, ha una certa colpa: cioè ci vuole anche il controllo. La domanda che mi faccio è: chi dovrà controllare? Perché qui sembrano tutti parte lesa, ma non ci sono tutti parte lesa.
Questo ultimo punto è molto interessante, perché sembrano sempre tutti colpiti, offesi, dispiaciuti, costernati, e non si capisce mai chi deve essere quello che per primo alza la mano e dice: no, qua c’è qualcosa che non va. Ma prima, prima, prima.
E se facessi questa domanda adesso nella pallacanestro non ci sarebbe una risposta chiara. Perché chi è deputato a controllare, come abbiamo detto in queste settimane, è troppo lento, o perché non ha gli strumenti, o perché ci sono permessi dei tempi troppo lunghi. Però così è.
Faccio un esempio molto personale che riguarda comunque il mondo della pallacanestro: un precedente episodio, una precedente storia triste in modo uguale, quella dell’Auxilium Torino, della quale ho fatto parte per quattro anni, ha avuto un epilogo proprio in questi giorni, come per uno scherzo del destino, con le sentenze del processo arrivate dopo nove anni. Quindi si parla del post.
Ci sono veramente tempi biblici. Anche quando vengono promesse riforme o modifiche radicali del sistema di giustizia sportiva: ma anche se forse passano altri nove anni, quanti altri casi ci saranno nel frattempo? È molto triste.”





