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GamePlan Trieste-Virtus: Trieste ha marcato il Terrytorio

La capolista Virtus fa visita all’Allianz Dome di Trieste. I biancorossi di Legovich hanno avuto tutta la settimana per preparare il match contro Scariolo e soci, reduci da un doppio e decisivo stop nella maratona Eurolega. Che partita è stata Trieste-Virtus? Eccone alcuni spunti grazie a GamePlan. Spoiler: alto contenuto di Terry.

Lo short roll di Terry

Partito in quintetto al fianco di Lever, Emanuel Terry inizia determinando le scelte offensive di Trieste. Dai pick and roll centrali generati da Bartley e Davis, il centro ex Stella Rossa è libero di ricevere a centro area. Come mai? La difesa indicata da Scariolo è show aggressivo, alzando Mickey al livello del blocco e abbandonando la marcatura sul 33. Una volta ricevuto a centro area, Terry è chiamato a gestire un 4 vs 3, anticipando il tag dal lato debole e riaprendo sul perimetro.

Primo comandamento correre

Nonostante sia la quarta gara in 7 giorni, la Virtus Bologna non abiura il proprio credo LBA. Con 1.01 punti per possesso (solo la Dinamo Sassari fa meglio con 1.02) la Segafredo è uno degli attacchi più prolifici della Serie A anche grazie al sapiente uso della transizione: l’infortunio di Jaiteh consente a Scariolo di adottare liberamente una conformazione più leggera con Shengelia, Weems, Mickey e Bako ad alternarsi come lunghi. Si può non approfittarne per spingere la transizione, aumentando la pressione sulla palla e sfruttare l’atletismo in campo aperto? Assolutamente no. Se a questo si aggiungono i drag (blocchi sulla palla in transizione) per liberare il pitturato alle penetrazioni di Lundberg e Mannion, anche il 5/8 iniziale da 3 non permette a Trieste di mettere la testa avanti.

Banchettare sopra il ferro

Terry e Spencer potranno soffrire nell’aprire il campo, nello spaziare il lato debole quando è l’altro dei due a portare un blocco sulla palla concedendo alla difesa virtussina di collassare senza preoccuparsi troppo di scarichi del palleggiatore, ma di certo non soffrono di vertigini. I lunghi americani sfruttano l’accoppiamento di inizio secondo quarto con Ojeleye e Camara per mettere a ferro e fuoco i tabelloni delle Vu Nere a suon di rimbalzi offensivi e schiacciate al volo. Come già visto a Tel Aviv, il roster di Scariolo mostra di soffrire particolarmente giocatori interni atletici. In particolare l’americano arrivato dalla Corea del Sud trasforma l’Allianz Dome in un catino ribollente: l’energia in difesa e in attacco è contagiosa, elevando il livello di tutti i compagni. Gioca interamente i primi due quarti, ma sembra il più fresco e riposato nel pitturato. I 6 rimbalzi offensivi di Trieste nel primo tempo portano la sua, reale o indiretta, firma.

Shengelia come Trieste non se l’aspetta

Senza Hackett e Pajola, ci si aspetta che la Virtus amplifichi la ricerca dell’amato post con Weems e Shengelia. Il georgiano, invece, sfrutta la propensione al rimbalzo offensivo di Spencer e Terry per spiegare le vele in transizione: i rimorchi di Toko sono ossigeno puro per una Virtus che rischia di essere soffocata dalla pressione dell’Allianz Dome.

Il postino Terry consegna e imbuca

In quintetti con due lunghi non tiratori, la coesistenza è garantita solo dal sacrificio di almeno di uno dei due nel, ricevendo lo scarico sul perimetro, palleggiare in avvicinamento per un hand off con l’esterno più vicino. Terry lo fa divinamente, ricostruendo situazioni di empty side pick and roll e possibili triple catch and shoot. Nell’altra metà campo, la presenza di Terry costringe da un lato la Virtus a individuare palesemente Spencer come bersaglio dei propri blocchi e dall’altro rende il suo attacco più prevedibile, preda degli aiuti di Terry dalla seconda linea. Aggiungiamo una tripla al tutto e avremo una doppia doppia da 17 e 10 col terzo quarto ancora da concludere: serata da Eurolega per un giocatore, nel contesto adatto, da Eurolega.

Il “lato vuoto”

La resa di empty side senza ricorrere al forestierismo è quantomeno simpatica, ma non deve aver strappato troppi sorrisi sul pino virtussino nella domenica giuliana. Non essendo né Terry né Spencer minacce palla in mano, Legovich vuole massimizzare le loro qualità atletiche e minimizzare le lacune: gli aiuti dall’uomo dell’eventuale uomo in angolo costringerebbe a un finishing più elaborato. Se invece si ribalta il lato togliendo il tiratore da quel quarto di campo e si porta il blocco in ala, ecco che la direttrice verso il ferro non conosce ostacoli. Ironia della sorte, anche il possesso finale gestito dalla Virtus ha recitato lo stesso copione: Mannion porta palla, blocco verticale per l’uscita di Shengelia in punta, consegnato sul lato sinistro del campo per Lundberg, empty side pick and roll tra il danese e il georgiano. Il jumper di Iffe si stampa sul secondo ferro: 7/25 da 3, con gli errori finali di Belinelli, sono solo la punta del’iceberg di una Virtus ancora messa sotto fisicamente dal rivale di turno.

 

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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