HomeLega BasketSerie A2Urania Milano: l’ora della verità dopo il ko con Livorno

Urania Milano: l’ora della verità dopo il ko con Livorno

Lo storico Palalido oggi Allianz Cloud, dove l’Urania Milano cede alla Libertas Livorno per 84-94, dista un niente dall’altrettanto storico Ippodromo di San Siro. Così la metafora viene anche più facile: la squadra di coach Cardani, alla sesta sconfitta nelle ultime 7 partite, sembra uno di quei trottatori che stanno per tutta la gara nelle prime posizioni e rompono poi improvvisamente a una manciata di metri dal traguardo. Per cause non sempre facili da chiarire e affrontare…

Una regola non scritta del basket afferma che se difendi bene, attacchi meglio. Ma nel ko con la Libertas l’applicazione difensiva dell’Urania è talmente pessima da far passare come il minore dei mali quel 30/71 finale dal campo. Sul taccuino finiscono cerchiati di rosso già nel secondo quarto: il backdoor in stile minors preso da Hooker (16-26); le rotazioni quanto meno distratte che fanno finire Amato sotto canestro su Buca, che gli schiaccia in testa dall’alto dei suoi 216 cm (25-32); una serie di ritardi negli scivolamenti che portano Potts a caricarsi del 3° fallo già dopo 17’. Tutte azioni che, insieme ad altre, sono anche nella testa di coach Cardani quando si presenta in sala stampa: «22, 28 e 25 sono i parziali presi dopo il 19 del primo quarto. Se non tieni nessuno in difesa, non puoi rimediare in alcun modo dall’altra parte. E questa sera siamo stati difensivamente drammatici, con Hooker e Banks che sono sempre riusciti a creare un vantaggio».

Se Banks (31 punti, 9 assist) risulta il mattatore assoluto e Hooker gli fa da spalla perfetta (14, 6 assist), ad approfittare delle assenze difensive dell’Urania è l’intera Libertas Livorno: tutti gli amaranto vanno infatti a referto, con doppia cifra per Buca (11 punti, 8 rimbalzi) e Italiano (12). Da noi interrogato sui possibili margini di miglioramento del centro nato in Romania e cresciuto tra Umbria e Toscana, coach Di Carlo (4-3 il record dal suo arrivo sulla panchina livornese) risponde in maniera diretta: «Ci siamo parlati giusto questa settimana e gli ho detto che può avere un grande futuro, ma che tutto dipende da lui. Se si sente stanco in allenamento, si ferma tutto; ma se continua a darci dentro con impegno, un posto in serie A è l’obiettivo minimo raggiungibile». Certo ne ha testato le potenzialità un Udanoh dal tabellino anche positivo (13 punti, 7 rimbalzi), ma messo tante volte in difficoltà sotto i tabelloni, al pari dell’intera Urania: 40-33 per Livorno il conto dei rimbalzi, con coach Cardani che di fatto rinuncia a tentare la carta Ndzie (solo 3’ sul parquet) per contrastare almeno in atletismo e centimetri (213 quelli del centro italo-camerunense) la presenza fisica di Buca.

A una partita dal termine della regular season, l’unica certezza per l’Urania è di avere un posto nei play-in. A fare la differenza sarà però in quale casellina del tabellone, ovvero se con il vantaggio del campo (auspicando una presenza diversa da quella pre-pasquale e senza addentrarci sulle ripetute bizzarrie del calendario di questa A2) o con l’obbligo di vincere in trasferta. Obbligo che per certi versi esiste già per la sfida di Brindisi, contro una squadra a sua volta assai coinvolta nella corsa ai play-in: per venirne a capo, servirà un’altra difesa e anche un altro contributo da parte dei giocatori più esperti.

Perché i tabellini in doppia cifra di Amato (17), Potts (12) e Maspero (11, 6 assist) nascondono l’incapacità di incidere sulla partita come sarebbe stato necessario e come avvenuto altre volte in passato. E perché la prova di Alessandro Gentile (16 punti, 8 rimbalzi, 4 assist) rivela definitivamente un nervosismo già intravisto nelle ultime uscite al Palalido. Imbufalito – probabilmente a ragione – per il calcetto con cui Hooker si assicura un gioco da quattro (70-78) e il suo quarto fallo, Gentile cede all’ira funesta in una sequenza che lo vede sbroccare in panchina durante l’ultimo time out chiamato da coach Cardani (che invano lo invita a calmarsi), urlare in faccia all’arbitro (che lo grazia) prima della ripresa del gioco e infine eliminarsi dal match con un voluto antisportivo su Banks, che forse per ripicca infilerà poi la tripla dell’84-94 a giochi ormai chiusi… facendo imbufalire un nostro caro amico in tribuna stampa.

Tutti episodi da mettere subito alle spalle per indirizzare in altro modo il futuro: per l’Urania è l’ora della verità, quella che alla fine dirà com’è davvero andata questa stagione. E per tornare alla metafora ippica: se il driver non ci fa una bella figura a rimanere con le briglie molli in mano, è il cavallo quello da cui dipende davvero il risultato. (Paolo Corio)

Paolo Corio
Paolo Corio
Giornalista di professione, scrivo di basket per passione dall'ormai lontana stagione 1999-2000. Per BDP seguo principalmente Pallacanestro Cantù in LBA e Urania Milano in A2.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!