3Q
- Per sferzare una sfida fino al momento contratta, Banchi riparte dopo l’intervallo con Shengelia-Mickey come coppia di lunghi accoppiata a Da Silva-Vesely. Aprire il più possibile il campo (nessun Pick&Pop giocato dalla Virtus nel 1T, 11/29 da 2 alla fine del 3Q per le Vu Nere) e ricercare le ricezioni in post senza che possano arrivare raddoppi o aiuti estremi (staccarsi da Vesely nel pitturato è sanguinare di fronte a uno squalo): ribaltare il paino su cui voler giocare la gara, dal limitare i danni a costringere l’avversario a ripensare il GamePlan (quello che, chiaramente, Grimau ha già fatto nei primi due quarti).
- Mancava nel primo tempo la pressione sul punto di attacco della Virtus? Nel 3Q Bologna inizia ad accettare cambi sistematici ancor prima che arrivino blocchi on e off ball, accettando di accoppiarsi sin dalla metà campo coi palleggiatori per non dare vantaggio lì ma concederlo là, ossia negli isolamenti in post dei lunghi blaugrana contro gli esterni bolognesi. Obiettivo? Rallentare le linee di passaggio in entrata e impaludare la circolazione del Barça.
- Piccola chicca per l’entrata nei giochi di Belinelli: non più stagger pin down ma pin down semplici. Non due uomini a portare il blocco ma solo uno, allargando i metri quadrati dove muoversi e non districarsi in una coppia di braccia in più per liberarsi in uscita. E, in più, avere un’opzione ulteriore dal lato opposto.
- Cosa dice il 3Q di Shengelia da un punto di vista realizzativo? Jumper dalla media con 2 metri di spazio sullo scarico di Cordinier e tripla sul kick della penetrazione centrale di Hackett, ossia i tipi di conclusione meno utilizzati dal georgiano da inizio partita e da inizio stagione. Il bello della pallacanestro.
- Mickey e non Dunston, ancora nell’ottica di aumentare la pressione sulla palla, sblocca difese molto più aggressive sul P&R: prima show, blitz e hedge erano centellinati, ora sono sdoganati ogni singolo possesso. Una difesa “double on the ball” espone rotazioni e tiri aperti: se lasciati agli uomini giusti e le percentuali non assistono, avrà sempre ragione la difesa di Banchi.
- Seconda palla persa di serata da Cordinier su rimessa da fondo in attacco. Ci si prova anche a fare analisi articolate sulla partita a scacchi tra Banchi e Grimau…
- Primo skip pass di Shengelia da Shengelia, in angolo opposto a una mano dal palleggio. Nella metà campo col canestro protetto dal Barcellona, il piano è ribaltato.
- Fatica iniziale in apertura di 3Q, dividendi riscossi col passare dei minuti: la posizione di Mickey sui P&R viene letta costantemente meglio dagli handler catalani, che spezzano il raddoppio che verrà palla in mano o servendo il roll del lungo (Willy, subentrato proprio con questo compito per Vesely). Nella metà campo col canestro protetto dalla Virtus, il piano si è ribaltato per la seconda volta, ancora di 180°.
- Appena rientra Dunston, il Barcellona riprendere ad attaccare il P&R con lo scopo di concludere col palleggiatore: meno spazi creati e sfruttati dal bloccante (Willy), più agio nel gestire l’1vs1 palla in mano contro una difesa a intensità fisica alterna nel corso dei possessi.
- Bruno Mascolo con minuti importanti in una gara di alta EuroLeague: nessuna annotazione tecnica, solo il piacere di gustare insieme all’ex Brindisi e Tortona un privilegio che forse nemmeno lui si aspettava di vivere a questo punto della carriera.
4Q
- Il P&R con Dunston per la creazione di separazione sul palleggio di Lundberg: prima il jumper a punire la né-drop-né-switch di Willy, poi la riapertura per Shengelia tiratore e non creatore dal palleggio, poi ancora il rescreen per fornire un angolo di blocco migliore per stampare Satoransky. Bryant Dunston: un campione nel leggere cosa la partita gli concede.
- IL SORRISO DI BRUNO MASCOLO.
- IL SORRISO DI ACHILLE POLONARA.
- “Il rientro di tutti i lunghi virtussini, per paradosso più portati al generare extrapossessi offensivi, potrebbe controbilanciare il dato”: all’alba di inizio 4Q, non per dire che l’avevamo detto…
- La palla persa di Vesely nel post-up marcato da Dobric è da inserire nell’ottica dei cambi sistematici intrapresi dalla Virtus dal rientro dagli spogliatoi: con qualche possesso di ritardo rispetto all’attacco, anche in difesa il piano è ribaltato.
- Obiettivo del Barcellona del 4Q? Impedire alla Virtus di generare caos nella circolazione. Soluzione? 5-out-offense e penetrazione immediata del primo handler, senza attendere blocchi sulla palla e non provocare cambi. Difesa POA della Virtus costantemente a corrente alternata, via per il pitturato abbastanza sguarnita.
- Come con l’Olympiacos al Pireo, il Barcellona sembra voler conservare nella naftalina lo Spain P&R solo per utilizzarlo nella maniera più efficace nel finale di partita. Il primo giocato in tutta la gara è a 3′ dalla fine del 4Q e porta alla schiacciata del -1 di Vesely, il secondo una tripla aperta di Abrines con rimbalzo offensivo raccolto dallo stesso centro ceco, il terzo una tripla con metri di spazio di Satoransky derivata da un errore di comunicazione tra Hackett, Mickey e Belinelli: ricordi sinistri, per i cuori virtussini, di una trasferta controllata nella prima parte, quasi persa con una rimonta furiosa nel secondo tempo e vinta nuovamente con un finale chirurgico…
- Nel finale anche il Barcellona decide di cambiare su tutti i blocchi: nessuna separazione sulle uscite dei tiratori, nessun vantaggio posizionale nelle ricezioni in post, unicamente differenza di taglia negli 1vs1 spalle a canestro di Mickey e nell’isolamento in punta di Lundberg con Vesely. Scelte che non pagano, visto i canestri della Virtus, ma comunque legittime.
- La bellezza della tripla di Iffe Lundberg per il +4 in faccia a Vesely: hesitation, step back, rilascio ritardato per aspettare che Jan inizi la sezione discendente dell’arco di salto. La tecnica e il talento.
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