UNO ZALGIRIS CON MAGGIORI CERTEZZE
Complessivamente la partita ha restituito la fotografia di due squadre a punti molto diversi del proprio percorso. Nella Virtus sembra esserci ancora poca chiarezza nella gestione dei giocatori. Se i primi cinque sono più o meno scolpiti nella pietra, dietro di loro la fiducia soprattutto in alcuni dei nuovi arrivati, Morgan e Tucker su tutti, sembra molto limitata. Da un lato è vero che il tentativo di Banchi di dare minuti a Grazulis sul finire di primo tempo per allungare le rotazioni sotto canestro è andato decisamente male (parziale di -10 in 4′, con tantissime sofferenze difensive su Smailagic). Dall’altro, però, gli oltre otto minuti filati dati allo starting five del terzo quarto sono sembrati la testimonianza di una scarsa sicurezza nella solidità della squadra, quasi che un cambio nel mezzo della rimonta, comunque lenta e farraginosa, potesse mettere di nuovo sotto l’acqua la testa alla squadra.
Di contro, lo Zalgiris, pur con tutti i suoi limiti, emersi enormemente nel secondo tempo, è sembrata già più quadrata attorno alle proprie certezze. Che sono Francisco come talento offensivo, Ulanovas come sicurezza a cui chiedere punti pesanti, Dunston come guida per tutto il gruppo, Mitchell per le missioni difensive, fino a Giedraitis e Syrvidis, chiaramente i due giocatori a cui Trinchieri punta a far compiere un salto di qualità che potrebbe significare tanto per i lituani.

Anche in termini di gioco Kaunas ha mostrato cose pregevoli, specialmente nel primo tempo. La facilità di corsa, la precisione con cui i giocatori si sono fatti trovare, la capacità di tenere palla in movimento e trovare un buon tiro a metà campo, ma anche il saper cercare con buona continuità di portare i difensori avversari più morbidi sul punto di attacco. Poi, come detto, i limiti della squadra sono lì da vedere. Ma lo Zalgiris oggi sembra una squadra conscia di quali siano gli aspetti su cui spingere per massimizzare il proprio rendimento.
NON SEGNARE DA TRE PUNTI SIGNIFCA VEDERE UN’AREA SEMPRE PIENA
E’ uno dei problemi ricorrenti di questo inizio di stagione virtussino. Con le percentuali di tiro che ballano pericolosamente sulle soglie del 30%, gli avversari tendono sempre più a chiudersi in area per contenere le gambe al tritolo di Cordinier e le giocate in post basso di Shengelia e Clyburn. Lo Zalgiris lo ha fatto in maniera eccellente, costringendo Bologna a tirare 6/16 da dentro l’area nel primo tempo. Dato che accoppiato al 3/10 da dietro l’arco – per tornare a quel 30% – ha reso l’attacco bianconero sterile come mai.

La sensazione è che questo possa essere un problema strutturale della squadra. Giocatori in grado di segnare da tre punti ce ne sono, ma la maggior parte non sono specialisti: Clyburn, Cordinier, Hackett, Tucker. Tutti in grado di segnare anche più triple nella partita in cui prendono ritmo, ma al contempo anche di spadellare a ripetizione in quella successiva. L’unico tiratore pericoloso in maniera costante resta Belinelli. Su cui, però, le attenzioni delle difese sono sempre al massimo. E su cui lo Zalgiris ha fatto lavorare egregiamente Giedraitis, con l’aiuto di chi lo aveva studiato da vicino l’anno scorso, nella persona di Brian Dunston.
A maggior ragione torna il nome di Matt Morgan come giocatore che potrebbe portare un buon valore aggiunto alla squadra. Non è quello che si definisce uno specialista, ma al tiro sempre pericoloso e ha già dimostrato di poter segnare con costanza.





