Savion Flagg e Hassani Gravett si sono presentati ai microfoni del Giornale di Cantù, raccontando le prime settimane in maglia Acqua S.Bernardo. Due profili diversi, un obiettivo comune: lasciare il segno in una piazza con una storia importante alle spalle.
Flagg: «Sono un coltellino svizzero»
Texano, classe 1999, Savion Flagg sarà l’ala piccola titolare di Cantù. Arriva con un’esperienza italiana già alle spalle, vissuta a Napoli, dove però le cose non erano andate come sperato:
«Avevamo il talento, ma non abbiamo rispettato le aspettative. A metà stagione ci eravamo qualificati per la Coppa Italia, poi siamo crollati.»
A spingerlo verso Cantù sono stati il blasone del club, la storia e il calore del tifo. Un ambiente che, a poche settimane dall’inizio del campionato, ha già fatto la sua impressione:
«Mi sembra una grande famiglia, dove tutti sono uniti.»
Sul piano tecnico, Flagg si descrive con un’immagine diretta:
«Negli Stati Uniti usiamo l’espressione swiss army knife, coltellino svizzero. Non ho una specialità, sono capace di fare tante cose. Posso dare il via ai giochi, giocare spalle a canestro, tirare da fuori quando serve.»
Quanto alla stagione, il giocatore vede nella presenza di più squadre impegnate nelle coppe europee uno stimolo ulteriore: più opportunità per distinguersi, più motivazioni per scendere in campo con la giusta intensità.
Gravett: il nuovo palazzetto e la voglia di essere il primo sul parquet
Hassani Gravett, combo-guard classe 1996, arriva dal Sabah, in Azerbaijan, e porta con sé una prospettiva interessante sul salto che sta compiendo. In Azerbaijan il basket è il quarto sport per seguito, ancora in fase di crescita. L’Italia è un altro mondo:
«Ci sono molti più tifosi, una cosa che influenza molto il gioco. So già immaginarmi di giocare nei palazzetti pieni di questo campionato e di vivere l’energia che i tifosi di Cantù ci daranno ogni weekend.»
Prima di firmare, Gravett ha parlato con coach Frank Vitucci, che gli ha dato indicazioni precise sul suo ruolo:
«Mi ha chiesto di essere aggressivo, di non risparmiarmi. Mi stanno piacendo i giochi e le idee che abbiamo, penso che sia io che il resto del gruppo potremo beneficiarne.»
Il prodotto di South Carolina si definisce una combo-guard a tutto tondo — capace di segnare ma anche di gestire il pallone — e si adatterà alle necessità della squadra. A colpirlo, fin dai primi giorni, è stata anche la struttura in cui si allena il gruppo. E sul nuovo palazzetto ha le idee chiare:
«È una grandissima opportunità per tutti. Non posso che essere carico. Spero proprio di essere il primo a mettere piede sul nuovo parquet.»




