HomeNBAWembanyama MVP batterebbe il record di Derrick Rose

Wembanyama MVP batterebbe il record di Derrick Rose

Victor Wembanyama non si è limitato a salire in cima alla classifica MVP di NBA.com. Si è avvicinato a uno dei record anagrafici più celebri legati al premio.

Nell’ultimo aggiornamento della graduatoria, la stella dei San Antonio Spurs ha scalzato tutti, passando dalla terza alla prima posizione rispetto alla settimana precedente. Un segnale chiaro: con la regular season agli sgoccioli, Wembanyama non è più considerato un outsider curioso, ma il vero favorito.

Ed è qui che entra in scena Derrick Rose. Rose aveva 22 anni e 191 giorni nell’ultimo giorno della regular season 2010-11, diventando il più giovane MVP nella storia della NBA. Wembanyama è nato il 4 gennaio 2004 e la regular season si chiuderà il 12 aprile 2026: in quel giorno avrebbe 22 anni, 3 mesi e 8 giorni, circa 92 giorni in meno rispetto al parametro di Rose. Se dovesse conquistare il premio, non raggiungerebbe soltanto Rose: lo supererebbe.

Il parallelo con Rose: stesso anno, stessa traiettoria

Il record di Rose è rimasto nella memoria collettiva della NBA per 15 anni perché rappresentava qualcosa di raro: un giocatore così giovane, così esplosivo e così determinante per la vittoria da convincere i votanti a ignorare la consueta tendenza a far aspettare il proprio turno. Rose vinse alla sua terza stagione, con medie di 25.0 punti, 7.7 assist e 4.1 rimbalzi, trascinando Chicago a un record di 62-20 e alla prima testa di serie a Est. Non fu nemmeno una vittoria risicata: raccolse 113 voti su 120 come prima scelta.

La simmetria con Wembanyama è evidente. Anche lui è alla sua terza stagione NBA. Anche lui sta guidando una squadra che ha fatto un salto di qualità più rapido del previsto: i San Antonio Spurs, al 28 marzo, si trovano a 55-18, secondi a Ovest.

Ciò che distingue i due casi non è l’età del candidato, ma la natura della candidatura. Rose costruì il suo MVP sulla creazione del tiro, sulla pressione in penetrazione, sul scoring nei quarti finali. Wembanyama presenta un argomento diverso, per certi versi ancora più anomalo: 24.2 punti, 11.2 rimbalzi, 3.0 assist, 3.1 stoppate e 1.1 palle rubate a partita, con il 50.5% dal campo, il 35.1% da tre e l’81.8% in lunetta. Non sono semplici numeri da stella: sono numeri che combinano l’impatto offensivo di un franchise player con una presenza difensiva da Defensive Player of the Year.

Rose non vinse l’MVP solo perché era giovane ed elettrizzante. Lo vinse perché l’ascesa dei Bulls costrinse i votanti a smettere di trattarlo come un futuro MVP e a riconoscerlo come il presente. La stessa logica, oggi, si applica a Wembanyama.

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