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Eurolega: Will Clyburn, l’arma totale del CSKA

DA SCARTO A PIETRA D’ANGOLO

Lo ha dichiarato di recente anche uno degli ultimi acquisti milanesi, Devon Hall. Molti americani che giungono in Europa, rifiutati dalle franchigie NBA, ripiegano sul basket del Vecchio Continente in quanto il sogno americano, per essere realizzato, richiede elevatissime capacità in un ambito specifico. Purtroppo per loro e per molti europei che hanno tentato fortuna nel Klondike cestistico (sì, Nicolò Melli: stiamo parlando di te…), eccellere in un singolo carattere ha un peso maggiore che essere estremamente bravi e competenti in dieci diversi. Le qualità di all arounder sono invece molto più apprezzate e richieste dal basket europeo. Che se può unire alla predisposizione dei coltellini svizzeri autoctoni alla fisicità e all’atletismo americani non se lo fa ripetere due volte. Will Clyburn risponde aderisce perfettamente al prototipo: 201 cm per 95 kg, sproporzionata (nel senso più positivo del termine) apertura alare, capacità di letture offensive come il più navigato dei veterani. La sua presenza sul parquet consente a Itoudis di disegnare set offensivi tra i più disparati. Tanto, alla fine, ci pensa Will. Che sia in avvicinamento al ferro, spalle a canestro o da dietro l’arco. L’arsenale di conclusioni al ferro si è modificato nel corso degli anni, dove a una ridotta esplosività è stato capace di sopperire con un miglior equilibrio. Gli istinti da bully ball in situazioni di isolamento in post si sono fatte sempre più rare negli ultimi anni, ma Clyburn rimane uno dei migliori nel panorama europeo ad attaccare i cambi accettati dalla difesa. Troppo rapido il suo primo passo per i lunghi, troppo grosso per i fisici della maggior parte delle guardie avversarie. Una delle armi implementate con l’andare avanti degli anni in maglia CSKA è il tiro da 3: come giustificare altrimenti le prestazioni balistiche di semifinale e finale di Vitoria? Come spiegare la clamorosa rimonta sfiorata nella semifinale dello scorso anno contro i futuri campioni dell’Efes?

Il primo accordo biennale, firmato col presidente Vatutin nell’estate 2017, è stato rinnovato con fiducia triennale nel 2019, appena prima dell’infortunio al ginocchio. Nel suo ultimo anno di contratto, la stagione attuale di Eurolega di Will Clyburn spiega perfettamente la sua centralità negli schemi di Itoudis. Escluse quelle ai liberi, le cifre sono tra le peggiori in carriera. Certamente Clyburn non ha beneficiato della moria occorsa al CSKA in questo inizio di stagione (Milutinov, Shengelia, Grigonis) ma, nonostante questo e grazie a questo, Will non aveva mai giocato così tanto in carriera. Se si esclude la drogata annata in Israele, i 28 minuti e mezzo di media sono il numero più alto della storia di Will in Euroleague. A 31 anni, dopo tutti quegli acciacchi, non era facile da prevedere. Eppure, Clyburn sa rendersi utile al di là delle cifre realizzative. Lavorando spalle a canestro, è in grado di generare spazi ai compagni di quintetto con la sua sola presenza. Eppure, considerarlo ormai un panchinaro di lusso è quanto di più riduttivo si possa fare.

Hesitation, incrocio, arresto dal midrange, ciuff. Le infuocate retine della Megasport Arena, crivellate dai colpi del 21 in maglia rossa, non si sono ancora raffreddate dal 22 ottobre. Nella fredda serata di Mosca, Will Clyburn ha deciso di riscaldare l’atmosfera piazzandone 29 in faccia alla difesa dell’Olympiacos. Per ricordare in primis a sé stesso e in secundis a tutti i naviganti che a comandare può ancora pensarci lui. Lo ha dichiarato esplicitamente dopo la firma del contratto: l’obiettivo è concludere la carriera al CSKA, una delle organizzazioni più vicine al livello NBA, vincendo trofei e vedendo la propria maglia ritirata. Simbolo di riconoscenza e tributo alla grandezza del giocatore, ma ancor prima dell’uomo. Esempio e modello da seguire, non solo per il fratellino Kris, emigrato anch’egli in Europa dopo l’esperienza a UNLV. L’annata del CSKA ha vissuto finora, perdonateci la freddura, sulle montagne russe. Alti e bassi. Discontinuità causata dalla disponibilità parziale degli uomini di punta. Tre le costanti: oltre ai super specialisti Hackett e Kurbanov, ecco Will dal Michigan. Di nuovo. A giovedì, Will. Per uno step in più verso lo stendardo appeso al soffitto della Megasport.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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