Riccardo Rossato ha scelto Reggio Emilia con convinzione, e dalle sue parole emerge chiaramente il perché. Il neo-acquisto della UnaHotels ha raccontato alla Gazzetta di Reggio l’impatto con l’ambiente biancorosso partendo da un concetto semplice, ma centrale: il lavoro quotidiano.
«L’idea è quella di dare sempre il massimo, cercando di far rendere la squadra dal punto di vista di un lavoro fatto bene», ha spiegato Rossato. «Qui ho trovato un contesto in cui si cura ogni dettaglio, si lavora tanto e con grande serietà».
Un approccio che lo ha colpito fin dai primi giorni. «Sono rimasto davvero sorpreso dalla fisicità con cui si sta allenando e sono sicuro che questo tipo di lavoro ci aiuterà a stare bene nel lungo periodo», ha aggiunto, sottolineando come l’intensità sia una costante, non un’eccezione.
Rossato ha poi parlato del gruppo e dell’accoglienza ricevuta, evidenziando l’importanza del fattore umano nel suo inserimento. «Mi sono trovato molto bene con i compagni, ho trovato uno spogliatoio disponibile e pronto a lavorare. Questo rende tutto più semplice».
Il legame con la piazza è un altro elemento che emerge con forza. «Reggio è un campo estremamente tosto e il Bigi è davvero un fattore importante», ha detto, riconoscendo il peso del pubblico e dell’ambiente nelle partite casalinghe. «Qui senti che la gente vive la pallacanestro».
Guardando alla stagione, Rossato mantiene una linea lucida e concreta, senza proclami. «I risultati non arrivano per caso», ha spiegato. «Se continuiamo a lavorare in questo modo, con continuità e attenzione, sono convinto che arriveranno».
C’è anche spazio per uno sguardo più ampio sul campionato e sul percorso della squadra. «Non è mai facile vincere in Serie A, ogni partita è una battaglia. Ma se rimaniamo concentrati su quello che facciamo ogni giorno, possiamo toglierci delle soddisfazioni».
Infine, Rossato ha ribadito il suo approccio personale, fatto di disponibilità e spirito di servizio. «Io cerco di farmi trovare pronto, di dare quello che serve alla squadra. L’importante è mettere il gruppo davanti a tutto». Parole che restituiscono l’immagine di un giocatore consapevole, inserito in un contesto che chiede molto ma che promette, attraverso il lavoro, di restituire altrettanto.





