Nell’ultima puntata di Backdoor Call si è discusso anche di Ja Morant e del tema più ampio legato a maturità, responsabilità e impatto del cambio di ambiente. Di seguito la trascrizione, riportata in virgolettato.
“Il profilo di Ja Morant è esemplificativo di un concetto che è stato espresso anche dal, di solito discutibile, Kendrick Perkins come analista. Però in questi giorni ha detto una cosa che secondo me è interessante: ha detto che il modello dei giovani atleti americani non è probabilmente più così vincente.
Il modello negli anni ’90 era Allen Iverson ed era destabilizzante per un certo tipo di ambiente, ed era risultato poi iconico in senso positivo per destare le coscienze su determinati problemi. In questo momento storico, al contrario, c’è probabilmente il bisogno opposto: avere ragazzi che ti diano certezze dal punto di vista della stabilità e dei comportamenti, che sono troppo poco in giro.
Devo dire che la Lega in questi ultimi anni ha fatto passi in avanti importanti, perché la nuova generazione è molto più responsabile, molto più consapevole di cosa significa essere atleti NBA. Quindi lo spazio per quelli che devono fare i ribelli — però senza il bisogno sociale degli anni ’90 — è ridotto.
Bisogna cercare di essere più maturi, perché una delle problematiche principali della nuova generazione negli ultimi anni è stata proprio quella di essere, senza voler generalizzare, troppo poco maturi. Quindi il trend nuovo della nuova generazione è avere ragazzi con la testa sul collo, e questo è un po’ l’obiettivo di chi vuole fare pallacanestro in un certo modo.
Un pochino di rischio c’è, mi sembra però evidente che la situazione come è attuale non porterebbe più da nessuna parte. Come sempre il cambiamento può essere una spinta, ma il primo che deve sapere approfittare del cambiamento sei tu: dipende in primis da lui, capire cosa non andava bene e cercare di non ripetere gli errori nella nuova avventura.”





