HomeEsclusiveAnalyticsAnalytics Hapoel Tel Aviv: bellissimi prima, in difficoltà ora

Analytics Hapoel Tel Aviv: bellissimi prima, in difficoltà ora

L’Hapoel Tel Aviv è una delle realtà più sorprendenti e strutturate di questa stagione di Eurolega. Con un record di 16 vittorie e 8 sconfitte, la squadra israeliana occupa il terzo posto in classifica, confermandosi stabilmente nel gruppo di testa dopo una prima parte di stagione vissuta anche in vetta.

I numeri avanzati raccontano una squadra che ha costruito il proprio successo su un attacco di altissima qualità, tra i più efficienti dell’intera competizione, e su una difesa complessivamente solida, pur senza raggiungere i livelli delle migliori corazzate europee.

L’Hapoel non domina il ritmo, ma controlla l’efficienza. E oggi, più che all’inizio dell’anno, lo fa con una identità chiara.

Punti di forza

1. Attacco d’élite: qualità prima del volume

L’Hapoel Tel Aviv è attualmente il miglior attacco per efficienza di tiro dell’Eurolega. Il 49.9% dal campo  e l’1.14 punti per tiro (PPS) descrivono una squadra capace di massimizzare ogni possesso.

Con 85.6 punti segnati a partita e un PPP di 1.047 (3° in eurolega per questo dato), l’Hapoel produce senza bisogno di aumentare il numero di possessi (81.8), mantenendo un profilo estremamente controllato. Non è un attacco ad alto volume, ma uno dei più precisi e selettivi del torneo.

Lo Score al 47.1% conferma questa sensazione: quasi un possesso su due si traduce in punti, un dato tipico delle squadre che sanno dove colpire e quando farlo.

2. Dominio nel pitturato e grande efficienza da due

Il vero marchio di fabbrica offensivo dell’Hapoel è il gioco interno. I 22.4 canestri da due segnati a partita con il 58.9% di realizzazione raccontano una squadra che costruisce vantaggi vicino al ferro, sia in post che attraverso tagli e short roll.

Questo dato è particolarmente rilevante se letto in chiave evolutiva: rispetto alla prima parte di stagione, in cui l’Hapoel aveva sorpreso per ritmo ed entusiasmo, oggi l’attacco appare più maturo, più paziente, più orientato a colpire le debolezze strutturali delle difese avversarie.

3. Tiro da tre funzionale, non forzato

L’Hapoel non vive di volume perimetrale, ma utilizza il tiro da tre come naturale conseguenza del collasso difensivo. Le 24.9 triple tentate (3PA/FGA 0.40) sono accompagnate da un solido 36.1%.

Il dato sulle triple sbagliate (15.9) conferma la selezione: non c’è abuso, ma equilibrio. Il perimetro serve ad aprire il campo, non a forzare il ritmo.

Punti deboli

1. Produzione dalla lunetta limitata

Uno dei pochi aspetti meno incisivi dell’attacco dell’Hapoel è la capacità di generare falli. Il FTA/FGA di 0.27 e il contributo dei liberi all’11.2% del punteggio indicano una squadra che segna molto dal campo, ma che fatica a ottenere punti facili dalla linea.

In partite a punteggio basso o nei finali più fisici, questo può diventare un limite, soprattutto contro difese élite.

2. Difesa: solida, ma non d’impatto

Se l’attacco colloca l’Hapoel tra le migliori squadre d’Europa, la difesa racconta una storia più equilibrata. I 81.4 punti concessi a partita e il PPP difensivo di 0.974 sono numeri accettabili, ma non da contender dominante.

La percentuale concessa dal campo (46.2%) e il PPS subito di 1.05 indicano una difesa che tende a contenere, più che a togliere qualità ai tiri avversari.

3. Contenimento del tiro da tre migliorabile

Il dato più critico arriva dal perimetro: gli avversari tirano con il 32.9% da tre su 25.2 tentativi a partita. Nonostante il volume non sia eccessivo, l’efficienza concessa resta un’area di vulnerabilità, soprattutto contro squadre capaci di muovere bene il pallone.

Pur senza uno split temporale preciso, i numeri attuali suggeriscono chiaramente un’Hapoel diverso rispetto all’inizio della stagione. Se nella prima fase il rendimento era sostenuto anche da entusiasmo e overperformance, oggi la squadra appare più stabile, più leggibile e meno dipendente dal ritmo, anche se sta attraversando un momento difficile.

L’efficienza offensiva non è calata, ma si è consolidata. La difesa, pur non dominante, è diventata più coerente con l’identità della squadra: proteggere l’area, accettare alcuni tiri contestati e vivere di controllo più che di pressione. I numeri dell’Hapoel Tel Aviv non raccontano una meteora, ma un progetto solido, costruito su uno degli attacchi più efficienti dell’Eurolega e su una identità ormai riconoscibile.
Per ambire a un percorso lungo nei playoff servirà un ulteriore salto difensivo, soprattutto nella protezione del perimetro e nella capacità di sporcare le percentuali avversarie, ma i dati dicono che l’Hapoel non è nelle prime posizioni della classifica per caso.

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