Edward Nigma, conosciuto come l’Enigmista, è ossessionato dal proporre rebus, indovinelli e rompicapi al suo grande nemico, Batman. Dimitris Priftis, pur senza volerlo definire ossessivo, è l’Enigmista del campionato italiano (avrei voluto utilizzare Alchimista ma questo soprannome appartiene da anni a Moncho Fernández, attuale allenatore di Girona). L’Olimpia Milano, in particolare in gara 2 e gara 3 della serie, ha trovato la chiave per risolvere i tranelli proposti da Reggio Emilia: merito degli aggiustamenti dello staff tecnico, della qualità da Eurolega del roster e di una rinnovata (ritrovata?) mentalità, che ha permesso alla squadra di affrontare e superare i momenti di difficoltà.
Gara 1: Impatto difensivo e controllo
Il primo atto della serie è stato complessivamente il più lineare, con un primo tempo a scavare un canyon tra le due squadre ed un secondo tempo di sofferenza controllata. Nonostante i 94 punti segnati, 31 nel primo quarto, il vero accento va posto sulla metà campo difensiva: pressione asfissiante sulla palla e linee di passaggio negate. Un esempio perfetto? Marko Guduric a negare sistematicamente la ricezione a Woldetensae.
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Notevole e sottovalutato anche il lavoro di Quinn Ellis che, nonostante una serata opaca in attacco, si è applicato in una vera e propria missione difensiva contro Troy Caupain: anticipi costanti per negargli il pallone e grande fisicità quando l’avversario era in possesso.
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Milano che allunga la difesa a tutto campo per rallentare l’ingresso in attacco.
Primo passaggio nella metà campo offensiva a 12 secondi dal termine dell’azione.
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Gara 2: Scacco alla zona 2-1-2
In Gara 2 Milano si è trovata a lungo in apnea contro la zona 2-1-2 disegnata da coach Priftis, caratterizzata dal centro in posizione arretrata rispetto alla prima linea e pronto ad adattarsi sui pick and roll.
L’Olimpia ha risolto il rebus affidandosi a un finto Spain pick and roll: il secondo bloccante teorico ad aprirsi sul perimetro e due uomini posizionati negli angoli. Una contromossa letale che ha sbloccato il match dal 63-61, indirizzando la serie sul 2-0.
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Gara 3: Fuori dalla fossa
Se in Gara 2 l’Olimpia era in apnea, in Gara 3 si è trovata letteralmente con un piede nella fossa. A suonare la carica ci ha pensato un clamoroso Armoni Brooks, autore di 27 punti e vero simbolo della rimonta.
Ma tutta la squadra ha saputo alzare i giri del motore. Dall’intensità difensiva sono nate transizioni primarie che hanno generato tiri aperti e permesso a Josh Nebo di testare ripetutamente la resistenza dei ferri del PalaBigi.
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Sguardo alle semifinali
Per centrare l’obiettivo Scudetto, Milano avrà inevitabilmente bisogno di qualcos’altro. L’attacco soffre ancora di troppi palleggi statici e la discontinuità resta un pericolo concreto dietro l’angolo. Tuttavia, la connessione di squadra e l’aggressività evocate da coach Peppe Poeta in questi 120 minuti sono il miglior biglietto da visita possibile in vista delle semifinali.





