Dall’ultima puntata di Backdoor Call, un estratto chiave sulla trade che ha portato James Harden a Cleveland e su cosa rappresenta davvero per il futuro dei Cavs.
L’analisi di Marco De Benedetto
«Non so se Harden oggi sia il giocatore che ti fa fare l’ultimo passo verso il titolo, però questa operazione è un manifesto di intenti, sia dei Clippers che dei Cavs.
Va aggiunto che si dice – ma non sappiamo se sia realmente così – che l’imprinting iniziale possa essere arrivato da una richiesta dello stesso Harden di non voler continuare con i Clippers. Non avendo certezze, è giusto non spingersi oltre.
Quello che è certo è che cambia l’orizzonte temporale e si modificano le ambizioni di Cleveland.
L’età di Harden è ovviamente molto diversa da quella di Garland e questo porta i Cavs ad approcciarsi alla parte finale di questa stagione e probabilmente anche alla prossima con una logica da all-in.
Harden resta un giocatore performante, importante, spesso anche sottovalutato, ma il suo orizzonte temporale impone una scelta chiara.»
Non è solo una trade tecnica: è una dichiarazione di direzione. Cleveland sceglie il presente, accettandone rischi e limiti.





