Dietro lo scudetto storico della Fortitudo Bologna nel 2000 si nasconde un dramma umano che pochi conoscevano, fino a quando Carlton Myers non ha deciso di raccontarlo con sincerità a Gianluca Gazzoli, durante l’ospitata a The BSMT. Nonostante fosse all’apice della carriera, Myers visse un momento di abisso totale: la paura di fallire ancora, dopo tante finali perse, lo portò a desiderare di non scendere in campo, arrivando a pensare di farsi del male pur di evitare la pressione di quella sfida decisiva.
In quel vuoto, dove né i soldi né la fama potevano colmare il senso di disperazione, Carlton Myers ha trovato una forza diversa. Non più basata sulla propria resilienza, ma sull’abbandono alla fede. È stato un grido d’aiuto sincero a trasformare un atleta egocentrato in un leader capace di fidarsi dei propri compagni, portando finalmente Bologna al trionfo. Il racconto di Myers è potente e viscerale:
“Nel 2000, dopo aver perso la prima partita in casa, sono entrato in una condizione drammatica. Stavo cercando di capire come non giocare, come farmi male per non andare a Treviso. Avevo perso la fiducia dei compagni, dell’allenatore, ma il problema è quando tu stesso perdi fiducia. Mi sono sentito abbandonato, solo, disperato. L’unica cosa che ho potuto fare è gridare aiuto al Signore. Gli ho detto: ‘Signore, io non so se è il tuo volere che io perda ancora, ma sappi che questa volta qui non la supero. Fai come vuoi tu’. Sono entrato in campo con una luce diversa. Mi diede la capacità di aver fiducia nei miei compagni, cosa che fino a quel momento avevo molto meno. L’uomo che vive tra gli onori e non ha intelligenza è simile alle bestie che periscono… e io ero così”.
La vittoria di Treviso non fu solo un trofeo in bacheca, ma l’esorcismo di un uomo che aveva capito di non poter bastare a se stesso. Myers è passato dall’essere una “bestia tra gli onori” a un uomo consapevole della propria fragilità. Quell’urlo nel silenzio di una camera d’albergo ci insegna che il vero record non è fare 87 punti in una partita, ma avere il coraggio di ammettere, proprio quando tutti ti credono un Dio, di avere un disperato bisogno di essere salvato.
