C’è un’immagine che riassume perfettamente la spietatezza del business NBA: un giocatore che indossa il cappellino della squadra che lo ha appena scelto, sorridendo alle telecamere, mentre il suo telefono vibra per annunciargli che è già stato ceduto.
Nel podcast The Old Man and The Three, Shams Charania ha ricordato lo shock collettivo durante il draft di Mikal Bridges, un momento che sembrava già scritto e che invece ha subito un colpo di scena brutale in pochi secondi:
“Ero al Barclays Center, guardavo il feed fuori onda e Mikal era sul punto di andare alla conferenza stampa o forse era già sul podio con il cappellino dei Sixers. Ricordo di aver twittato che era stato scambiato. Aveva perfettamente senso che restasse a Philly: sua madre lavorava per la squadra, lui era un ragazzo di Villanova, era perfetto per quel sistema. Ne avevano bisogno, era il fit ideale. E poi, quando è stato scambiato, è stato un affare enorme vederlo lì con quel cappellino e dover dare la notizia.”
Shams Charania: freddezza e tempismo dell’insider
Quel tweet di Shams Charania ha infranto non solo una strategia tecnica, ma anche un sogno familiare vissuto in diretta mondiale.
La freddezza del cronista che deve annunciare la fine di una favola prima ancora che inizi è l’essenza stessa del suo lavoro: un osservatore che non può permettersi sentimentalismi, anche quando la realtà sembra troppo perfetta per essere smantellata da una semplice notifica push.
