Il “caso” Quinn Ellis ha acceso il dibattito tra chi vede nel college americano un’opportunità di crescita e chi, invece, ci legge solo una mossa economica. A Backdoor Podcast One to One Luca Banchi ha espresso la sua posizione: il college ha senso a 18 anni, non quando sei già un giocatore formato e affermato. Un ragionamento che vale ben oltre il singolo caso. L’intervista completa sul canale YouTube e sugli aggregatori di podcast.
“Se devo dare un giudizio è uno dei mezzi per cui dai 18 ai 22-23 anni i giocatori possono pensare di continuare la loro evoluzione tecnica in una realtà diversa, ma capisci che quando si parla di giocatori all’ultimo anno di eleggibilità, non parlo di un giocatore italiano, ma di un giocatore di scuola cestistica italiana come Quinn Ellis, dovesse decidere di andare al college, è un giocatore ormai affermato, ormai evoluto, che ha raggiunto la sua massima evoluzione. In quale ottica tentare questa esperienza? Per finire a giocare con giocatori di 3-4 anni meno di lui e dominare come probabilmente farà? C’è sicuramente un fattore economico importante che pende su questa decisione.
[…] Diverso il discorso quando a 18-19 anni scegli questo percorso con l’idea di completarlo attraverso 4 anni di formazione cestistica. […] Io sono rimasto conquistato da un recente viaggio negli Stati Uniti, per la prima volta in vita mia ho messo piede a Durham, la sede di Duke University. Chi non sarebbe conquistato dalla possibilità di giocare anche un solo giorno con i colori di quell’università?”
