Due settimane. È tutto il tempo che i giocatori hanno per inserire il proprio nome nel transfer portal NCAA prima che si chiuda. Poi il mercato continua, senza regole chiare, in una free agency che somiglia più a una corsa a ostacoli che a un sistema organizzato. Nel Backdoor One to One, Simone Mazzola ne ha parlato con Luca Virgilio, che lavora dall’interno del sistema collegiale americano e conosce i meccanismi meglio di quasi chiunque in Italia.
Devi pensare che da un giorno all’altro si passa da avere zero giocatori nel portale ad averne quasi tremila. Come ci si barcamena? Ci si barcamena studiandoci, ci si barcamena preparandosi, perché è difficile poter pensare che a questo livello uno entri semplicemente nel portale e cominci a scrollare nomi. Uno deve già avere un’idea più o meno di quello che si vuole, di quello che si cerca, e poi essere molto aggressivi fin dal primo momento, perché la competizione è estremamente alta: è lo stesso giocatore che vuoi tu, lo vorrà Duke, lo vorrà Kentucky, lo vorrà Alabama. Fino a tre, quattro anni fa, se facevi il transfer da un’università all’altra dovevi stare fermo un anno. Poi si è passati a una regolamentazione per cui se facevi il transfer la prima volta potevi giocare immediatamente. Adesso ti puoi trasferire quante volte ti pare e non c’è nessun tipo di limitazione. Un giocatore può cambiare squadra ogni anno. Per le università è molto difficile costruire una cosiddetta continuità. Fino a dieci anni fa era molto raro vedere i giocatori trasferirsi, c’era molta attenzione al player development — cosa che adesso è un pochettino diminuita, perché puoi andare nel portale e acquisire giocatori di alto livello che hanno un impatto immediato.
La continuità è uno dei pilastri su cui si costruisce una squadra vincente, in qualsiasi campionato. Quando le regole permettono — o addirittura incentivano — il ricambio annuale, il concetto stesso di progetto sportivo si trasforma. Il transfer portal non è solo una questione americana: le sue conseguenze arrivano fin qui, e chi non le capisce rischia di trovarsi impreparato.




